LE COMMISSARIE PROVANO A ISTITUIRE LA TASSA DI SOGGIORNO MA GLI ALBERGATORI INSORGONO

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ANTONIO GUIDO

Intervista ad Antonio Guido, direttore dell’Enea Hotel e referente Federalberghi Roma: “Solo disagio per gli albergatori”

Proposti fino a 2 euro e 50 centesimi per chi pernotta ad Aprilia

 

ANTONIO GUIDO

di Riccardo Toffoli

La commissione straordinaria apre alla tassa di soggiorno. Con delibera di giunta n. 32 del 27 novembre scorso, le commissarie Filippi, Caporale e Guida propongono l’attivazione di un percorso che porterà all’istituzione dell’imposta di soggiorno sul territorio comunale. Un percorso che non è imposto. Infatti la delibera di giunta approva una bozza di regolamento applicativo ma demanda all’ufficio tributi l’apertura di un tavolo di confronto con le associazioni di categoria per apportare modifiche alla proposta. Rimane nell’idea delle commissarie, comunque, che la tassa di soggiorno “può costituire un’opportunità aggiuntiva di finanziamento degli interventi a sostegno del turismo e di recupero dei beni culturali e ambientali che ogni amministrazione può valutare al fine di contribuire alla valorizzazione del territorio”.

LA BOZZA

La bozza prevede l’applicazione dell’imposta di soggiorno per il pernottamento in strutture recettive del Comune di Aprilia fino a 10 notti. Per strutture ricettive si intendono ad esempio alberghi, affittacamere, bed & breakfast, agriturismi, campeggi, case e appartamenti per ferie e vacanze. Il gettito dell’imposta è finalizzato a finanziare interventi in materia di turismo, anche quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali. L’imposta è applicata sugli alberghi in base alle “stelle”, da uno a due ero e 50 centesimi e in base alla tipologia di struttura recettiva, comunque sempre non superiore ai 2 euro a notte.

ANTONIO GUIDO: “CREA ULTERIORE DISAGIO AGLI ALBERGATORI. AD APRILIA NON CI SONO LE CONDIZIONI”

Abbiamo intervistato Antonio Guido, direttore, capodelegazione di Pomezia, Federarlberghi di Roma, Enea Hotel di Aprilia. La vocazione turistica di Aprilia venne “scoperta” nel 2002. Con delibera della giunta regionale, all’epoca la guidava Storace, del 8 marzo 2002 Aprilia insieme ad altri comuni della provincia di Latina (tra questi veramente turistici quali Sabaudia, Formia, San Felice ecc.) veniva dichiarata città turistica. Il motivo era più banale: permettere alle attività commerciali di aprire 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Infatti da allora, Aprilia avviò la sua grande espansione nel settore dei grandi centri commerciali. La giunta comunale guidata da Luigi Meddi con delibera n.347 del 25 giugno 2003 ne recepiva il senso e dichiarava Aprilia città turistica per le sue manifestazioni (Aprilia Estate, Carnevale, festa dell’Uva e del Vino ecc.) e per la sua storia (gli insediamenti preromani e romani, le oasi naturalistiche e Carano-Garibaldi con la tomba e il casale di Menotti, primogenito dell’eroe dei due mondi). Proprio in quegli anni, circa 20 anni fa la famiglia Mengozzi ha così deciso di investire ad Aprilia, rigenerando un rudere nell’area Caffarelli, una delle zone industriali della città, e trasformandolo in un elegante hotel a quattro stelle. La scommessa, che seguiva quella di Pomezia, riuscì. Dopo 20 anni, l’anno scorso, ha aperto il nuovo hotel Simon con l’obiettivo di stringere un legame maggiore con il territorio. Ma la sfida delle strutture alberghiere è sicuramente legata ai tour e alle agenzie che scelgono Aprilia anche perché non c’è la tassa di soggiorno. Anche 10 euro possono fare la differenza. Del resto, Aprilia sta vicino Roma è vero, ma la divide la Pontina che non è una strada facile e la preoccupazione è che, con la tassa di soggiorno, le agenzie possano optare per altri Comuni che non l’hanno applicata. Anche la giunta Terra provò a parlare di tassa di soggiorno, poi però, parlando con gli albergatori e con chi opera nel settore, in virtù delle motivazioni che pendevano maggiormente sul “no” all’imposta, lasciò far decadere la proposta.

Direttore, ha saputo della proposta di adozione del regolamento per l’applicazione dell’imposta di soggiorno del comune di Aprilia?

“Si certo, sono venuto a conoscenza di questa deliberazione della commissione straordinaria che prevede la possibilità che il comune di Aprilia possa istituire un’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive del territorio. Sarebbe auspicabile un tavolo di confronto per poter esporre alcune considerazioni in merito e che mi permetto, grazie alla sua intervista, di poterne anticipare alcune”.

Quali, a suo avviso, le finalità di tale imposta?

“In linea di principio il gettito di questa tassa è “destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione e recupero dei beni culturali e ambientali locali. E’ una facoltà non un obbligo! Tant’è che viene applicata soltanto dal 15% dei Comuni su tutto il territorio nazionale, considerando che oltre il 10% è composto da città d’arte di rilevanza internazionale. Rimane quindi poco meno del 5% dei Comuni che si avvalgono per fare cassa, ovvero incassare qualche obolo in più per far quadrare i conti. Perché in effetti è questo quello che poi nella maggior parte dei casi succede, ovvero che le somme riscosse sono utilizzate per altre spese comunali o, peggio ancora, per risanare buchi di bilancio. Invece bisognerebbe rendere la tassa “un’imposta di scopo”, ossia dedicata al miglioramento del settore turistico, della sicurezza e del decoro urbano, per offrire maggiori servizi ai turisti, garantendo al tempo stesso una maggior tutela per i residenti.”

Essendo Lei Direttore di due strutture alberghiere, ad Aprilia e a Pomezia, dove già è presente questo provvedimento, può indicarci le criticità di questa esperienza?

“Effettivamente sento di poter affermare con molta chiarezza che, dove già presente questa imposta, ha creato molti disagi ai danni dei soli albergatori. In primis perché l’imposta di soggiorno è direttamente inserita nel prezzo finale delle stanze. Tocca poi agli esercenti girarla al Comune di riferimento. Un obbligo per gli albergatori e una cattiva pubblicità per l’albergo stesso, che deve presentare tariffe più alte rispetto al reale valore delle stanze. Inoltre, molto spesso, sono somme che deve anticipare l’albergatore poiché il Comune ti obbliga a versare la quota totale dell’imposta di soggiorno dell’intero periodo entro data certa, anche se l’albergo non ha ancora riscosso effettivamente il pagamento della stessa. Si vedano per esempio quei pernottamenti utilizzati da enti o aziende con cui si stipulano convenzioni di pagamento a lunga scadenza. Oppure, per il caso dei cosiddetti “soggetti passivi”, ovvero coloro i quali si rifiutano di pagare tale tassa, è fatto obbligo all’albergatore di provvedere alla riscossione “coattiva” nei suoi confronti e di anticipare comunque all’ente la somma non riscossa. Infine, un dato tecnico ma significativo, è anche rappresentato dal fatto che il pagamento oramai avviene nella quasi totalità con carte di credito soggetto a commissione tra il 3 e il 5%. Siccome la transazione del conto comprende anche la tassa di soggiorno, non pensiamo sia corretto che l’albergatore debba farsi carico della riscossione dell’imposta pagandoci sopra anche delle commissioni, per poi devolvere al Comune invece la somma al netto delle spese”.

Cosa intende chiedere ai componenti della commissione straordinaria?

Ne comprendo, come detto lo spirito di questa proposta, ma suggerirei al momento di valutare altre soluzioni, in quanto pagare un’imposta per ogni giorno di permanenza può sembrare poca cosa, ma per una famiglia media o per chi si sposta per lavoro rappresenta un costo aggiuntivo scoraggiante che ridurrebbe notevolmente le prenotazioni. E’ proprio necessario istituire questo ulteriore tassa che allontanerebbe sempre di più anche quei potenziali tour operator, che già con gran fatica riusciamo a portare nei nostri alberghi? Parliamo di numeri consistenti che non avrebbero motivo alcuno di arrivare fino ad Aprilia, se non con l’operoso lavoro che giorno dopo giorno ci impegniamo a svolgere noi albergatori per convincere centinaia di turisti a lasciare Roma (… e fare la Pontina) riservando loro tariffe più vantaggiose per venire sul nostro territorio? Infatti molti clienti individuali, Tour operator e agenzie di viaggio, conoscendo la pericolosità della 148 Pontina prediligono già altre destinazioni. E’ immaginabile che senza una rete stradale adeguata ai nuovi flussi di traffico, al passo coi tempi e più sicura, non possiamo aspirare a grandi flussi per i prossimi anni, restando sempre tagliati fuori dal circuito romano. Per le agenzie che organizzano questi tour, sarebbe un deterrente dover aggiungere questo ulteriore costo che comporterà sicuramente la scelta di valutare altre strutture alberghiere poste in comuni poco distanti, ove l’imposta di soggiorno non esiste. Per incrementare un circuito virtuoso sarebbe auspicabile ascoltare le istanze degli operatori del settore, per far capire che tale aggravio di costi si tradurrebbe in un ulteriore contraccolpo negativo verso una categoria, quella alberghiera, che già di suo soffre la particolare situazione di crisi in cui si trova il nostro territorio”.