
di Bruno Jorillo
Il Lazio cambia volto nella gestione dei rifiuti, ma il percorso verso l’economia circolare resta irto di ostacoli, numeri alla mano. Il nuovo Rapporto “Produzione, raccolta differenziata e gestione dei rifiuti urbani nel Lazio – Risultati 2024”, elaborato da ARPA Lazio, offre uno spaccato dettagliato su ciò che la regione ha prodotto, differenziato e smaltito negli ultimi anni, confermando un quadro in graduale miglioramento ma ancora distante dagli obiettivi imposti dalla normativa nazionale. La fotografia è completa come non mai: per la prima volta lo studio include il 100% della popolazione regionale, con dati provenienti da tutti i 378 Comuni del Lazio.
Tra il 2019 e il 2024 la produzione di rifiuti urbani è scesa da 2.967.932 tonnellate a 2.913.132 tonnellate, con una diminuzione parallela del dato pro-capite, passato da 515,5 a 510,2 kg per abitante. Nello stesso periodo la raccolta differenziata è cresciuta dal 51% al 56,2%, un progresso costante ma insufficiente per raggiungere il target del 65% previsto dal d.lgs. 152/2006. A pesare continua a essere soprattutto il dato di Roma Capitale, che pur crescendo dal 46,6% del 2023 al 48% del 2024, rimane il capoluogo con la percentuale più bassa. La sua enorme produzione trascina verso il basso l’intero Lazio: la raccolta differenziata regionale, infatti, toccherebbe il 66,7% se Roma fosse esclusa, mentre con il suo contributo scende al 56,2%.
«Il peso di Roma Capitale è evidentemente determinante rispetto al risultato regionale. Pur con il miglioramento del 2024 rimane ancora l’elemento principale di trascinamento verso il basso», spiega il direttore generale di ARPA Lazio Tommaso Aureli, che tuttavia sottolinea come l’intera regione stia seguendo un trend positivo, con un percorso di miglioramento lento ma costante. Un percorso sostenuto anche dagli investimenti regionali: «Abbiamo stanziato oltre 60 milioni di euro, solo il recente bando di Lazio Innova ha assegnato 18 milioni a 76 Comuni per potenziare la raccolta differenziata», dichiara l’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Fabrizio Ghera, convinto che «la priorità della giunta sia colmare il divario e accelerare la transizione verso un’economia circolare».
Il Rapporto 2024 si arricchisce inoltre di una sezione dedicata alla gestione dei rifiuti, grazie ai flussi informativi dell’applicativo web O.R.So., introdotto nel 2019 e utilizzato in modo sistemico da Regione, ARPA, Comuni e Province per uniformare le comunicazioni relative alla produzione e alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani, insieme ai dati del Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD).
LATINA ANCORA FERMA AL 53% – Nel mosaico regionale spiccano le differenze tra territori. I comuni capoluogo, tranne uno, restano tutti sotto il target del 65%. L’unico a superarlo è Frosinone, che raggiunge il 69,5% di raccolta differenziata. Nel 2024 Latina si ferma al 53%, con una produzione complessiva di 65.055 tonnellate di rifiuti urbani: 30.605 tonnellate di indifferenziato e 34.449 tonnellate di differenziato. Il dato segna comunque una crescita dello 0,45% rispetto al 2023, ma colloca Latina penultima tra i capoluoghi laziali, davanti alla sola Roma.
Allargando lo sguardo alla provincia pontina, emergono elementi contrastanti. La provincia di Latina supera la media regionale del 56,2% e si colloca sopra tale valore insieme a Frosinone, Rieti e Viterbo, mentre la provincia di Roma si ferma al 54%. Tuttavia, i cittadini pontini continuano a produrre più rifiuti della media regionale: nel 2024 sono state generate 271.642 tonnellate, pari a 479 kg annui per ciascuno dei 566.671 abitanti. Si tratta di un valore alto, secondo solo alla provincia di Roma.
Sul fronte della qualità della raccolta differenziata, la provincia di Latina si distingue per la maggiore quota di frazione organica, che supera il 40%, mentre carta e cartone sono più raccolti nell’area metropolitana di Roma. I territori di Frosinone e Rieti, invece, guidano per la raccolta del vetro, mentre i migliori risultati sul multimateriale arrivano da Frosinone e Latina.
I PROMOSSI E I BOCCIATI – Tra i 378 Comuni del Lazio, ben 216 superano il 65%, ma solo 23 appartengono alla provincia di Latina. Spiccano realtà virtuose come Monte San Biagio, che compie un balzo dal 64% al 77%, e come Bassiano e Gaeta, che si confermano sopra il 65%. Il Comune più performante resta Fondi, che mantiene stabilmente una raccolta differenziata superiore all’80% dal 2019 al 2024. Al contrario, Norma, che per cinque anni aveva superato l’80%, scende al 71%, pur restando sopra gli obblighi di legge. Tra chi arretra rispetto al 2023 figurano Rocca Massima e San Felice Circeo, che non riescono a mantenere una percentuale superiore al 65%.
Aprilia conferma il suo 71,5% , mentre Cisterna non supera il 43%. In provincia di Roma Genzano è la regina della differenziata con quasi l’85%, ma anche Lanuvio se la cava bene con l’80% e Ariccia al 76%. Sul litorale le cose non vanno così bene: Pomezia è al 68%, Ardea è al 63,9%, in miglioramento rispetto all’anno precedente, Nettuno è al 60% mentre Anzio resta al 58%.
L’analisi provinciale dell’ARPA dimostra come i capoluoghi rappresentino casi a sé, capaci di influenzare pesantemente il dato globale. Escludendo infatti il capoluogo di riferimento, sia la provincia di Roma sia quella di Latina superano l’obiettivo normativo, mentre Viterbo sale dal 67% al 70% e Rieti migliora ma senza raggiungere il 65%.
Il Rapporto 2024 racconta dunque un Lazio che si muove nella giusta direzione, ma con velocità diverse e squilibri profondi tra territori. Un Lazio che produce meno rifiuti e differenzia di più, ma che deve ancora colmare distanze significative per centrare gli obiettivi nazionali. L’immagine complessiva è quella di una regione in trasformazione, in cui le buone pratiche si consolidano e le inefficienze resistono, mentre la sfida dell’economia circolare resta più che mai aperta.







