“I VIDEOGIOCHI NON FANNO MALE. STIMOLANO NEI BAMBINI IL PENSIERO COMPUTAZIONALE E CRITICO”

Aprilia esprime un’altra eccellenza: Marco Vigelini sviluppatore Minecraft e primo ad introdurlo nella scuola italiana

“Bisogna credere nei videogiochi perché il videogioco è il loro linguaggio”

 

di Riccardo Toffoli

Si chiama Marco Vigelini ed è uno sviluppatore Minecraft, il primo a portarlo nella scuola italiana. E’ ceo di Maker Camp ed è nel gruppo di lavoro che sviluppa videogiochi per progetti educativi e formativi. Basta fare un giro su internet per vedere cosa abbia fatto Marco Vigelini. Esce di tutto e ovunque. Tra gli ultimi e di grande successo, la possibilità offerta ai ragazzi di ricostruire il parco archeologico di Velia su Minecraft. Marco Vigelini è apriliano doc. E’ un’altra eccellenza che questo territorio esprime e di cui siamo tutti orgogliosi. Lo abbiamo intervistato per capirne un po’ di più su questo tema.

La vulgata comune è che i videogiochi facciano malissimo ai bambini. E’ così?

“I videogiochi fanno malissimo? Non è assolutamente vero. Sto scrivendo un libro sulla mia esperienza. Le ricerche attestano quanto alcuni videogiochi possano influenzare il comportamento del giocatore. La metà dei giocatori non viene assolutamente influenzata dai videogiochi, l’altra metà sì. Di questa fetta, alcuni sono influenzati positivamente altri negativamente. Le ricerche però dimostrano che coloro che sono influenzati in maniera negativa sono talmente pochi da non destare grosse preoccupazioni. Come educatore, devo comprendere che esiste questo numero negativo, seppur esiguo, ma poi devo cercare quanto più di positivo offrono i videogiochi”.

Lei è uno sviluppatore Minecraft. Ma cos’è Minecraft?

“Basta cercare su Wikipedia per scoprirlo. È il videogioco più venduto nella storia dei videogiochi. In Italia siamo 60milioni, pensate che mensilmente a Minecraft giocano circa 130 milioni di utenti attivi. Praticamente i giocatori di Minecraft sono due volte la popolazione italiana. Minecraft è un ambiente aperto, è come avere a disposizione infiniti mattoncini Lego. Se uno comprende quanto sia interessante per i bambini costruire con i mattoncini Lego, può capire quanto sia interessante Minecraft nell’educazione. Oltre a questo, ci sono alcuni videogiochi legati all’elettricità, all’azione, a dispositivi fisici. Quando ho scoperto Minecraft, ho visto tantissime potenzialità per veicolare contenuti educativi e l’ho introdotto nella scuola italiana. Sono stato il primo ad introdurre Minecraft nella scuola italiana”.

Come un videogioco può essere utile alla scuola?

“Le potenzialità dei videogiochi sono tantissime. Posso citare due progetti che stiamo portando avanti. Uno è la simulazione degli scenari di rischio per la Protezione Civile. Se vado a raccontare a dei bambini come ci si comporta in caso di alluvione o di forti piogge, posso ottenere maggior risultato se riporto in un videogioco gli stessi scenari. Di modo che se nel videogioco vado nel garage, simulando la situazione, mi potrò ricordare maggiormente che qui ci rimango per sempre. La simulazione così diventa un videogioco. Secondo esempio. Non avevo mai sentito il termine “stomizzato”. I bambini stomizzati sono quei bambini che hanno subito un intervento allo stomaco. Stiamo facendo in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma e per la Fais, l’associazione che tutela i bambini stomizzati, un mondo Minecraft. Non risolve certamente il loro problema fisico, ma i bambini possono mettersi in contatto tra di loro e trovano una spalla con cui condividere le paure, i timori e le difficoltà. Lo facciamo con i videogiochi perché è il loro linguaggio”.

Da che età si possono utilizzare i videogiochi a scuola?

“Noi presentiamo progetti per tutte le fasce d’età: dalla primaria alle superiori. Ricordo che l’età media del videogiocatore è di 32 anni. Quindi anche gli adulti giocano con i videogiochi. Nel mondo siamo 8 miliardi, il 37% è videogiocatore. La metà è uomo e la metà è donna. Il videogioco quindi ingaggia anche le donne in contesti tecnologici. La mia società è la Maker Camp, ha iniziato con Minecraft portandolo nella scuola e mettendo in collegamento le scuole con i musei. Noi veniamo coinvolti dai musei per ingaggiare le scuole ribaltando completamente la vecchia logica. Faccio un esempio. Nel cinquecentenario della morte del pittore Raffaello, abbiamo chiesto alle scuole di parlarci di Raffaello e di raccontarci la loro esperienza vissuta a scuola o le testimonianze di Raffaello sul territorio. I lavori delle scuole che hanno vinto, sono stati esibiti all’interno di un museo, in una mostra temporanea per quattro mesi, al fianco dei veri quadri di Raffaello. Non erano delle immagini, erano degli oggetti tridimensionali. Immaginiamoci ora la piazza di Aprilia. Il nostro sindaco ci dice: noi vogliamo riqualificare la piazza. Parlerebbe agli architetti e agli ingegneri. Nessuno parlerebbe ai ragazzi. I ragazzi invece possono costruire in Minecraft i propri progetti. “Noi piazza Roma la vediamo così” e possono farla vedere al sindaco proiettata in realtà aumentata. Questo è un grandissimo approccio alla tecnologia. Con le superiori, lavoriamo molto con i giochi elettronici competitivi. Abbiamo portato Rocket League e quest’anno porteremo Valorant. Le scuole di tutta Italia competono in attività extrascolastiche. Il progetto si chiama Lega Scolastica eSport. Ha partner tecnologici come Lenovo e Intel, logistici come gli studi cinematografici di Cinecittà che ci ospiteranno e siamo fierissimi di avere come partner scientifici il Telefono Azzurro. Il Telefono Azzurro che parla di videogiochi. Anche contro la dispersione scolastica, il videogioco può essere uno strumento utile. Ai ragazzi dico: quando uscite da scuola e poi andate a casa a videogiocare, perché non videogiocate direttamente a scuola? Stando a scuola così attraverso il videogioco faccio fare diverse attività: si parla con ragazzi di classi differenti, si incontrano ragazzi con gli stessi interessi, si organizzano progetti di alternanza scuola-lavoro dove lavorare su strumenti software ricercatissimi dalle aziende. Quindi si assume anche una competenza che è molto richiesta dal mondo del lavoro”.

Come utilizzare il videogioco a casa? Cosa dovrebbero fare i genitori?

“Comprendo i dubbi e i timori dei genitori perché per loro sono dei fenomeni nuovi. Lo stesso cellulare è un fenomeno nuovo. Il problema nasce quando diamo il cellulare ai bambini e non ci preoccupiamo poi di come viene utilizzato. Il videogioco è molto più educativo rispetto al cellulare. Sul cellulare posso vedere un video particolare, in un videogioco no. Il videogioco stimola il pensiero critico e la logica computazionale. Il mio consiglio è di videogiocare insieme ai ragazzi. Quante volte passiamo interi weekend davanti alla televisione a vedere le serie di Netflix. Ci sono delle ricerche che dimostrano come esporsi molto alla televisione comporta enormi svantaggi. I videogiochi no, anzi i ragazzi vengono stimolati positivamente”.

Le scuole sono aperte all’utilizzo del videogioco come strumento didattico?

“Il videogioco ancora non viene compreso. Gli insegnanti hanno provato a scoprire Minecraft. Il prossimo contest che proporremo sarà sulle discipline Stem e le nuove tecnologie. Quello che può uscire dai videogiochi dipende molto dall’insegnante. Se all’insegnante serve uno strumento, il videogioco può essere utile. Qualcosa calato all’alto, invece, non funziona mai”.