Un Sole che non muore


di Antonella Bonaffini

Si dice Dio sappia sempre quello che fa e che da tempo ormai abbia deciso di metterci alla prova, per testare la nostra resistenza, o forse, più semplicemente la nostra incredulità. Ci sono accadimenti che possono essere identificati con un solo nome, tragedie, accadimenti in grado di far vacillare quella fede che fino ad oggi ci aveva sostenuto e che ci portano, inevitabilmente, a farci una semplicissima domanda. Ma perché? Alessio Marangoni aveva da poco compiuto 46 anni ed era un uomo che mai nessuno avrebbe potuto immaginare poter essere vittima di questo carnefice che, ormai da un anno, sembra non volerci dare alcuna tregua. Eppure è accaduto, lasciando nello sconforto Maria Laura, la sua adorata moglie, e tutti coloro i quali avevano avuto la fortuna di conoscerlo e che erano rimasti affascinati da un perbenismo ed una dolcezza, che io stessa, avevo avuto modo di testare esser poco comune. Alessio aveva una luce particolare nello sguardo, emanava calore ed una semplicità che lo rendeva unico e speciale. Era l’amico, il fratello, il marito che tutti avremmo voluto avere. Eppure la sua vita non era stata semplicissima, tutt’altro. La madre durante una passeggiata in bicicletta cade, sbatte la testa e, per un crudele gioco del destino, muore. Alessio ha soli 14 anni, eppure, lontano dall’ incattivirsi reagisce a quella dura prova regalandone a Dio una ancora più importante. L’ amore. Un amore sviscerato che continuerà ad abbracciare il padre, il fratello Dario, anche lui con patologie che renderanno necessario un ricovero presso un istituto specializzato, e poi Maria Laura, sua amica, sorella, madre, donna, moglie, il suo Amore più grande. Un mese fa Alessio accusa segni di stanchezza. A questo disturbo se ne lega subito un altro, il mal di testa. A distanza di qualche giorno arriva poi la tosse, seguita da un’improvvisa febbre. Sono tutti segnali importanti ma che mai, avrebbero potuto abituarci a quello che sarebbe stato il tragico epilogo. La corsa in ospedale, perché all’improvviso faticherà a respirare, certificherà infatti una polmonite bilaterale. I polmoni si riveleranno compromessi in modo importante. Dal 27 marzo l’inizio di un calvario che lo vedrà intubato per circa un mese, nel reparto di terapia intensiva. Un ragazzo di soli 46 anni, bello, giovane e forte, devastato da un carnefice che si presenta alla porta della sua vittima in punta di piedi ma che, lungi dal rimanere sulla soglia, quasi strisciando, entra dentro, devastandola. Il Covid esiste ma solo chi ha avuto la sfortuna di poterlo conoscere testera’ la sua freddezza, il suo bisogno convulso di disorientare, il suo potere distruttivo. L’ improvvisa morte di Alessio Marangoni lascia di sasso tutti. Tutti, me compresa, eravamo convinti ce la potesse fare. Segni di profondo cordoglio e piena solidarietà arrivano dal Guatemala, i social si mobilitano, partono raccolte fondi volte ad aiutare il prossimo, nel rispetto di parametri comportamentali che Alessio aveva fatto suoi tramandandoli a tutti coloro che aveva avuto, ma soprattutto voluto, vicino. ” L’ amicizia è la sola medicina in grado di curare le cose brutte della vita” aveva detto Alessio e questo suo semplicissimo pensiero è la motivazione più significativa per una disperazione che unifica tutti e che, nonostante il tempo, ancora oggi non trova pace. Alessio viene ricordato anche dal mondo del cinema romano, che lo aveva visto recitare come generico in pellicole di successo. ” Alessio congedandosi ci ricorda che verrà anche per noi il momento di lasciare tutto quello che abbiamo desiderato, per il quale abbiamo lottato, lasceremo vittorie e sconfitte, per rifugiarci nell’abbraccio di Colui che è la fonte di ogni dono” reciterà l’omelia dell’ultimo saluto. E noi, ci auguriamo che in questo precoce ricongiungimento, Alessio possa finalmente trovare quella Luce per la quale tutti siamo nati e, che stranamente, per lui non ha voluto troppo aspettare. Non è ad altri ma è a me che è toccata questa vita e respirando ho impercettibilmente sfiorato quel tanto che per me era nullo. Tutto…niente…niente…tutto… Mi sono chiesta mille volte cosa fosse l’indefinito. Ho bevuto quando avevo fame, mangiato quando avrei voluto solo bere. La mia anima è quella parte di me che io adesso so di avere perduto ed io stessa sono solo quel piccolo essere che tra le pieghe e le righe, nonostante le lacrime, non si è mai ritrovato.                           ( Scritto poetico di A. Bonaffini, in memoria di Alessio Marangoni)