Continua il nostro racconto nei 40 anni de Il Giornale del Lazio con il sindaco Gianni Cosmi -GIANNI COSMI: IL PRIMO SINDACO ELETTO DIRETTAMENTE DAI CITTADINI

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25 Aprile 1999 - INAUGURAZIONE CAMPANILE alla presenza del vescovo Bernini, del Prefetto Procaccini e il sindaco Gianni Cosmi

 

È stato anche il primo sindaco della Seconda Repubblica e ha inaugurato una grande stagione di rinnovamento politico

25 Aprile 1999 – INAUGURAZIONE CAMPANILE alla presenza del vescovo Bernini, del Prefetto Procaccini e il sindaco Gianni Cosmi
GEMELLAGGIO Mostardas 1996 by elma Gianni Cosmi e Daltro Martinsa Saraiva
8 Novermbre 1997 Il sindaco Cosmi, conferisce al vescovo Dante Bernini la cittadinanza onoraria
Il direttore Bruno Jorillo con Gianni Cosmi con la prima pagina del ns. Giornale inerente il Poliambulatorio
Presentazione di un libro di Gianni Cosmi, moderataore il ns. Gianfranco Compagno

 

di Riccardo Toffoli

“La nostra amministrazione ha cercato di dare identità e ruolo al centro e alle periferie, assecondando le vocazioni dei territori e valorizzandoli. Credo che nessun’altra amministrazione abbia fatto quanto abbiamo fatto noi”. Se non fosse per la storia dell’A.ser che gli è costata la carriera politica, Gianni Cosmi oggi sarebbe l’uomo politico più rispettato e amato di Aprilia. E sicuramente sarebbe ancora uno degli uomini politici più influenti in città. E’ stato il primo sindaco ad essere eletto direttamente dai cittadini, dopo la riforma del testo unico degli enti locali. Ed oggettivamente le cose fatte e quelle avviate sotto le sue giunte non si riescono a contare sulle dita: l’acquisto del Palazzo di Vetro, dell’autoparco di viale Europa, dell’ex Claudia, dell’area fieristica di Campoverde e di Capanna Murata, l’avvio della costruzione del nuovo poliambulatorio di via Giustiniano, l’istituzione dell’ufficio postale di via Toscanini, il nuovo corso industriale con il polo farmaceutico e la Bridgestone, l’istituzione della zona artigianale, l’asfalto delle strade nelle periferie e i primi impianti fognari, i primi gemellaggi e la ridenominazione di Carano in Carano-Garibaldi e poi la ricostruzione del campanile di Piazza Roma e l’acquisto della statua Evoluzione di Mastroianni posta sulla fontana di piazza Roma, entrambi diventati oggi simboli indiscussi della città di Aprilia. Infine il progetto del collegamento della bretella Cisterna-Valmontone con la Pontina a Campoverde e non a Borgo Piave, la valorizzazione della produzione dei vini locali con le feste dell’uva e del vino che ancora oggi si ricordano per i nomi illustri intervenuti come quello di Gianfranco Vissani e infine il marchio Igp Latina per il kiwi. Gianni Cosmi è stato uno punto di riferimento fondamentale per tutto il centrosinistra apriliano negli anni della Seconda Repubblica. Negli oltre successivi 20 anni il centrosinistra apriliano non è stato in grado di trovare un sostituto che potesse essere alla sua altezza. Dopo Cosmi, sono seguite le amministrazioni di centrodestra prima con Luigi Meddi dal passato socialista e poi le giunte civiche con Domenico D’Alessio e Antonio Terra sempre dal passato socialista. Con il suo fare spigliato, il carattere amichevole ma autorevole, il suo slang alle volte preso con ironia dai buontemponi (chi ad esempio non ricorda di essersi sentito chiamare “stella” o “stellina”), la sua indiscussa capacità di “coinvolgere” tutti senza badare ai colori politici e di dare spazio ai giovani sono sicuramente stati i punti di forza di Gianni Cosmi che gli hanno permesso di reggere al timone della città e della politica apriliana, nonostante la presenza di tanti politici di lungo corso nella sua maggioranza e nell’opposizione in anni difficili di crisi economica, sociale e politica. Venne sfiduciato nel 2001 per dimissione contestuale della maggioranza dei consiglieri, stessa sorte che toccò nel 2009 a Calogero Santangelo. Pagò principalmente lo scotto dell’A.ser ma anche alcune scelte politiche interne di rinnovamento.

UNA FAMIGLIA DI TRANSUMANTI “ANTIFASCISTI

Gianni Cosmi nasce il 9 maggio 1950 da una famiglia di transumanti a Campomorto, poi ribattezzato nel 1958 Campoverde. La famiglia era originaria di Trevi. “E così i figli nascevano un po’ qua e po’ là –ci racconta Gianni Cosmi- quando era inverno, i figli nascevano a Nettuno. Quando era estate nascevano a Trevi”. Mamma Santina era di Ienne e fu un punto di riferimento per il piccolo Gianni che nacque a Campomorto perché nonno Erminio decise di comprare qui le terre trasformando l’attività in stanziale. Era il 1949. “Mio nonno aveva più di mille pecore, cavalli e mucche. –ricorda Gianni Cosmi- rifiutò il podere dall’Onc perché voleva continuare a rimanere libero. I miei erano antifascisti. E ne avevano tutte le ragioni. Mio padre, dopo l’armistizio del ’43, aveva 23 anni e con grande fatica tornò a piedi da Triste a casa. Ci impiegò nove giorni”. Furono giorni e notti frenetiche per non farsi beccare. “Il passaggio più delicato era l’attraversamento del Po –riprende Cosmi- e allora mi raccontava papà che lo aiutò una ragazza. Lo fece attraversare di notte”. Quella ragazza si chiamava Gianna. “E così Gianni fu il nome che gli venne in mente per ringraziarla quando sono nato” –continua Cosmi. La famiglia della madre oltre a pecore, mucche e cavalli aveva anche le capre. “Durante il periodo fascista venne pubblicata un’ordinanza con la quale veniva imposto di abbattere le capre per salvaguardare alcune colture agricole. Mamma era piccola e iniziò a disperarsi a scuola. La maestra le consigliò di scrivere a Mussolini. E così lei fece. Dopo una decina di giorni, si presentò presso casa di mamma una signora ben vestita. Le portò un pacco di viveri e una lettera con la quale Mussolini dispensava dall’abbattimento le capre di Santina”. Il terzo motivo che alimentava un certo antifascismo nella famiglia era il rapporto d’amicizia con una famiglia ebraica. “Per il loro lavoro i miei frequentavano un po’ tutti –ricorda sempre Gianni Cosmi- ma una famiglia di macellai ebrei che erano interessati ai nostri abbacchi, fu per loro molto cara. Si instaurò subito una grande amicizia. Alle volte andavano a Roma a trovarli. Dal 1943 purtroppo ne hanno perso completamente le tracce. Qualche lettera all’inizio ancora arrivava, poi non arrivò più nulla. Non abbiamo mai saputo più niente di loro”.

A CAMPOMORTO: 6KM A PIEDI OGNI GIORNO PER ANDARE A SCUOLA

Erano altri tempi, si userebbe dire. “Mamma era molto avanti, direi anche politicamente –spiega Cosmi- votò per la Costituente e votò per la Repubblica solo perché nell’omelia della domenica, il parroco di Nettuno fece chiaro invito a votare monarchia. Poi votò per mantenere il divorzio e la legge sull’aborto”. Gianni è il secondogenito di tre figli nati dall’unione di Benedetto e Santina De Luca. Quando nacque, la famiglia aveva appena acquistato 100 ettari di terreno a Campomorto e aveva trasformato l’attività da transumante in stanziale. “I miei genitori hanno sempre tenuto a che andassimo a scuola a studiare –racconta Cosmi- e così ogni mattina facevo tre chilometri per andare a scuola e tre chilometri per tornare”. Gianni poi ha studiato presso il seminario arcivescovile di Velletri, al liceo classico Dante Alighieri di Latina per poi iscriversi a medicina alla Sapienza di Roma. “Mi mancavano tre esami per concludere la laurea –ci dice- quando purtroppo mio papà venne a mancare. Così con mio fratello abbiamo deciso di portare avanti l’azienda e ho pensato che mi sarei laureato in un secondo momento. Poi mi sono sposato e la vita ha preso la sua piega”. Gianni Cosmi si è sposato nel 1982.

DALLA COLDIRETTI ALL’IMPEGNO POLITICO

Sono gli anni dell’impegno nel sindacato degli agricoltori e nella politica. La scalata inizia subito nella Coldiretti dove Cosmi diventa prima segretario locale, poi provinciale e infine entra nel direttivo nazionale. Sono ancora vive le immagini dei trattori che assediano la piazza della Prefettura di Latina nel 1993 per rivendicare il giusto prezzo del latte. “La Coldiretti era il braccio operativo della Democrazia Cristiana ed è quindi stato un passaggio naturale il mio impegno politico nella Dc”-confessa. Nel 1990 Gianni Cosmi viene eletto per la prima volta consigliere comunale nelle file della Dc. La nuova giunta Meddi (asse Psi-Pci) aveva estromesso la Dc, forte di 17 consiglieri comunali, dalla guida della città. Arriva Tangentopoli che mette fine alla Prima Repubblica e ai partiti tradizionali. Con un gruppo di giovani del partito Gianni Cosmi allora decide di “spaccare” la Dc e di tentare l’accordo con il Pci. “Eravamo un gruppo di giovani che avevano capito che il vento era cambiato e che serviva rinnovamento –ci spiega- con me c’erano Telesca, Tozzi, Clazzer, Tallarico, Nardin, Izzo, Bafundi e altri. Eravamo 12 e ci staccammo dalla Dc. Mi fecero capogruppo. Facemmo la scelta del Partito Popolare. Le frizioni interne c’erano già state nei primi anni della giunta Meddi. I più veterani del partito sentivano profondamente lo scotto per il mancato accordo con il gruppo socialista. E quindi volevano che si votasse contro su tutto. Ma c’erano tante cose che a noi piacevano”. Così i 12 consiglieri, con Gianni Cosmi capogruppo, decisero di trovare l’accordo con il Pci che all’epoca governava nella giunta Meddi. Nacque la prima esperienza amministrativa Dc-Pci, come la vedeva Moro. Rosario Raco, ex vicesindaco, divenne il primo cittadino.

LE PRIME ELEZIONI DIRETTE DEL SINDACO

“Nel 1995 avevo avuto la garanzia di una candidatura in Regione –ci racconta Cosmi- ed era tutto pronto e avevo ottime possibilità di essere eletto. Il Pds che nasceva dalle ceneri del Pci, però, non riusciva a trovare un nome per il candidato sindaco della coalizione. Avrebbero preferito un moderato e soprattutto c’era la novità delle elezioni dirette del sindaco. Quindi serviva un nome di peso che piacesse alle persone. Alla fine dal Pds arrivò la proposta della mia candidatura a sindaco. Proposta che accettai”. Gianni Cosmi vinse al ballottaggio con il 56,43% contro lo sfidante del centrodestra Edoardo Orsini. Ccd, Socialisti, Rifondazione e Verdi corsero tutti da soli. “Ricordo –ci dice sempre Cosmi- che c’era un grande entusiasmo. Erano le prime elezioni dirette. C’era una grande voglia di fare. Abbiamo avuto sicuramente senso di responsabilità ma fu vincente la carta della discontinuità rispetto al passato. Abbiamo deciso che chi aveva fatto l’assessore nelle giunte passate, non sarebbe stato riconfermato e abbiamo avuto la capacità di dare una rappresentanza in giunta a tutte le forze politiche che ci avevano sostenuto. Nominai Iolanda De Quattro vicesindaco. Fu una doppia novità. Lei aveva la delega ai servizi sociali mentre in passato la carica di vicesindaco era stata data a chi teneva l’urbanistica o i lavori pubblici. Inoltre Iolanda era la prima donna apriliana vicesindaco. Fu un fatto molto significativo. Doveva fare la madre di Aprilia e l’ha fatto veramente con passione e dedizione”.

LA CRISI INDUSTRIALE E LE NUOVE PROSPETTIVE ECONOMICHE

“Fu sicuramente un fatto significativo l’aver dato a Iolanda la delega di vicesindaco in una città che aveva sempre più bisogno di certezze lavorative e dove era diventato importante dare risposte contro la disoccupazione. Erano anni in cui veniva chiuso uno stabilimento dietro l’altro. Per la prima volta si respirava ad Aprilia la difficoltà di trovare lavoro e soprattutto la possibilità di ricollocarsi per chi aveva perso lavoro. A queste sfide abbiamo cercato di rispondere come amministrazione, assecondando da una parte la vocazione del territorio e d’altra agevolando i processi di riconversione dell’economia che stava andando verso gli impianti industriali tecnologicamente avanzati e verso il terziario”. Nascono così i primi grandi centri commerciali, l’ampliamento e il rinnovamento delle industrie farmaceutiche, la realizzazione di impianti tecnologicamente avanzati come la Bridgestone. “Come amministrazione pubblica ci trovavamo a gestire una vera e propria emergenza sociale prima che lavorativa –spiega Cosmi- e siamo intervenuti in due modi. La protesta dei lavori sulla San Pellegrino fu un segnale allarmante che non ci lasciò indifferenti. Abbiamo comprato l’ex stabilimento della Claudia e lo abbiamo fatto diventare un incubatore di imprese. Mi sembra ad oggi che l’intervento è stato positivo. Dall’altra abbiamo assecondando gli investimenti dell’imprenditoria verso i centri commerciali e i supermercati che avrebbero potuto assorbire lavoratori e dall’altra verso la riconversione o anche l’insediamento di nuovi impianti industriali tecnologicamente avanzati come appunto la Bridgestone”. Sempre con Gianni Cosmi sindaco si valorizzò la produzione agricola locale, fino a quel momento messa all’angolo dal grande processo di industrializzazione degli anni del boom economico ma realtà economica importante fin dal tempo dei coloni. La festa dell’uva e del vino venne trasformata in promozione della produzione locale, con ospiti illustri nel settore enogastronomico. Mentre la produzione del kiwi, venne valorizzata con il riconoscimento del marchio Igp.

LE PRIME “COMPENSAZIONI”

“Io penso di essere stato sempre corretto con me stesso e di aver dato quello che era possibile dare alla città e ai cittadini. Quando mi presentarono il progetto del Bridgestone, cosa chiedere? Qualcosa che facesse bene alla città e alla zona. L’idea della compensazione fu un’idea vincente che è stata ripresa più volte nel passare degli anni e delle amministrazioni che mi hanno seguito”. Gianni Cosmi portò il progetto della Bridgestone in dibattito pubblico. “Tutti dovevano conoscere quello che si voleva fare- ci spiega- per la società la zona era la più ideale: senza nebbia e pianeggiante. Tra l’altro quel terreno non era neppure così fertile. All’epoca Aprilia, quarta o quinta città del Lazio, non aveva neppure un Hotel per congressi. E così il dibattito abbiamo dovuto farlo al Selene di Pomezia. Furono 900 i milioni che il privato investì per la rete fognaria, un miliardo e 200 milioni per il campo sportivo e altrettanti fondi per il parco di Selciatella. Fu un modo di lavorare che venne premiato con un voto all’unanimità”. Venne poi assecondato l’iter per l’apertura dell’attuale Hotel Enea, ancora oggi un grande punto di riferimento per Aprilia e per la prima Rsa in viale Europa.

L’ERA DEGLI ACQUISTI

Fu con la giunta Cosmi che vennero acquistati diversi immobili ancora oggi in uso al Comune di Aprilia per i servizi al cittadino. Dell’ex Claudia è stato detto, ma la giunta Cosmi comprò il palazzo di Vetro dove ancora oggi c’è la sede del Comune di Aprilia di piazza Bersaglieri, l’autoparco di viale Europa dove c’è la sede della Polizia Municipale, Capanna Murata che doveva diventare un ostello per la gioventù e l’area fieristica di Campoverde. “L’idea degli acquisti nacque da una constatazione molto semplice: la rata del mutuo era inferiore a quella dell’affitto. Così per risparmiare, abbiamo acquistato. E credo che oggi possiamo dire che ne sia valsa la pena. Mi permetta qualche dettaglio in più sull’area fieristica e Capanna Murata. Quando decidemmo per questi acquisti, avevamo in mente un obiettivo chiaro per Campoverde. C’era il progetto della bretella di collegamento con l’autostrada che partiva da Campoverde e che solo ora inizia a concretizzarsi. Ebbene avere un’area fieristica in zona era un potenziale economico enorme che davamo al territorio. Inoltre serviva una struttura recettiva. E per questo abbiamo pensato a Capanna Murata. Ogni azione che abbiamo fatto, è sempre stata suggerita da un’idea di sviluppo per il territorio. Questo era il nostro orizzonte amministrativo”.

I SERVIZI: DALLA CASERMA DEI CARABINIERI ALL’UFFICIO POSTALE DI TOSCANINI

In quest’ottica l’agire amministrativo si è rivolto un po’ su tutti i settori. Sono gli anni in cui sono stati sbloccati: la realizzazione del parcheggio della stazione di Campoleone, la costruzione della nuova Caserma dei Carabinieri di via Tiberio per la quale “io stesso inviai una lettera a Silvio Berlusconi”, la costruzione del nuovo poliambulatorio di via Giustiniano, i marciapiedi, la rete idrica e gli impianti fognanti nelle periferie, l’avvio dei lavori per l’area artigianale, l’ufficio postale in via Toscanini a cui si aggiunse la costruzione della chiesa dello Spirito Santo. “Da una parte ci vuole molta responsabilità. Me ne assunsi tanta quando sbloccai la pratica per il terreno dove oggi sorge il poliambulatorio. Dall’altra c’è da dire che arrivarono una marea di soldi della comunità europea –ci spiega Gianni Cosmi- e abbiamo potuto lavorare bene. Abbiamo messo luce, acqua e impianti fognari alla zona industriale ad esempio”.

LA CULTURA: I PRIMI GEMELLAGGI, LA RICOSTRUZIONE DEL CAMPANILE, LA STATUA DI MASTROIANNI

Sono gli anni della cultura. Quella che poi non è più tornata ad Aprilia, almeno a quei livelli. Sono gli anni dei gemellaggi. “L’idea di mantenere un’identità civica ci portava a valorizzare le tradizioni e i tantissimi luoghi d’origine degli apriliani. Arrivarono così i primi gemellaggi con le realtà più significative delle Regioni di origine delle comunità apriliane: Buja in Friuli, Sciacca in Sicilia, Montorio al Vomano in Abruzzo. Insieme a Calogero Rinaldi, Di Stefano, Bernardino Tofani e con il supporto di Elma Sant’Ana si riscoprì la storia di Menotti Garibaldi, il primogenito di Giuseppe e Anita e venne sancito un gemellaggio con Mostardas, la sua città natale. La borgata di Carano fu rinominata Carano-Garibaldi. Un comitato si mise alla ricerca dei fondi per la ricostruzione del Campanile. Si partì nel 1996 e si arrivò a dama nel 1999 grazie soprattutto alla generosità delle imprese Stradaioli e Pieralisi. Mi ricordo che Don Antonio mi chiese le campane e feci fatica a far votare agli ex comunisti, lo stanziamento economico per l’acquisto. Completò questo quadro un vero e proprio regalo per la città: Evoluzione l’ultima opera del Maestro Mastroianni”.

IL SECONDO MANDATO E LA FINE DELLA CARRIERA POLITICA

Gianni Cosmi venne rieletto al ballottaggio nel 1999 con il 54,89% dei voti, battendo Giuseppe Siragusa candidato del centrodestra e suo ex capogruppo Dc nel 1990. Il terzo polo continuava ad essere quello socialista di Luigi Meddi. La stagione di Gianni Cosmi finì con le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri comunali nel 2001. La crisi politica fu causata in gran parte dall’A.ser, la mista che ha gestito dal 1999 al 2010 la riscossione dei tributi comunali. “Lo scopo era di far pagare tutti –ci ricorda Cosmi- Guardi all’epoca presi una via che conoscevo bene. Su 50 famiglie residenti, la metà non risultava proprio all’anagrafe dei contribuenti. Quindi volevamo creare un’azienda che potesse far pagare tutti per pagare tutti di meno. La storia è andata poi com’è andata”. La fine della stagione Cosmi, si deve anche ad alcune scelte politiche che hanno preferito allontanare qualche esponente storico e navigato della politica apriliana per un rinnovamento. “A me erano state proposte diverse possibilità, con la candidatura alle regionali ed era per me normale che qualcuno iniziasse a prendere il mio posto. È normale un rinnovamento” –ci dice. Purtroppo le carte furono malriposte e la crisi diventò inevitabile. Nel 2002 si ricandidò a sindaco contro Luigi Meddi, questa volta candidato sindaco del centrodestra. Perse. Nel 2003 il rinvio a giudizio gli causò la mancata candidatura alle regionali. Nel 2007 fu fondatore a Milano del Pd e diventò primo segretario locale. Fu il suo ultimo impegno politico. Riuscì a realizzare una giunta di centro-moderato con Calogero Santangelo, esponente dell’Udc e candidato a sindaco del centrodestra. Il ribaltone durò poco. Fu lo stesso Pd a sfiduciare Santangelo. “Pensavamo che si potesse tornare a lavorare per la città –ci spiega Cosmi- anche perché se l’esperienza avesse avuto fortuna, da lì a poco si sarebbero tenute le amministrative e avremmo potuto vincere. Purtroppo non è andata. Io avvisai tutti che su Acqualatina non dovevamo intrometterci. La domenica prima iniziai una serie di telefonate. Nessuno mi ha risposto. Poi abbiamo saputo che l’assessore aveva votato. Non avevamo nulla da perdere. Era scontata la sfiducia al sindaco”. Gianni Cosmi ora è fuori dalla vita politica attiva. Ha scritto diversi libri, tra cui “I kiwi di nonno” che racconta la storia della famiglia e il suo impegno politico-amministrativo, “Santina” che racconta la vita della mamma e “alberi di storia – storie di alberi” dove vengono svelate diverse curiosità storiche su alcune piantagioni. Gianni, ma insomma la politica niente più? “Stellina, basta. Sto bene come sto”.

“AVREI RIFATTO LA FACCIATA DEL COMUNE E QUELLA DELLA CHIESA DI SAN MICHELE”

Ma se Gianni Cosmi avesse concluso gli anni del secondo mandato, cosa avrebbe fatto? Lui pensa alla cultura. A lasciare qualcosa di bello ai posteri di questa città. “Purtroppo ho finito la mia esperienza amministrativa prima della scadenza naturale del mandato –ci risponde Gianni Cosmi- Se avessi continuato quest’esperienza, avrei fatto due cose. Il rifacimento della facciata del palazzo del Comune di piazza Roma prima di tutto. Un giorno venne a trovarmi il professor Giorgio Muratore con una proposta che non era difficile da attuare. L’idea era quella di rivestire la facciata del palazzo comunale di Aprilia con travertino e vetrate.  Sarebbe stato molto simile al palazzo comunale di Sabaudia. Una soluzione analoga per la facciata della chiesa San Michele che sarebbe stata rivestita di mattoni e travertino. Sono i materiali di Aprilia”.