
Oggi incontriamo l’Avvocato Falco, noto avvocato pometino, da sempre in prima linea nel contesto politico-giudiziario locale, specialmente in quello pometino e quello di Ardea. Oggi parliamo di legalità, di giustizia, ma anche della situazione sulla presunta ineleggibilità della Sindaca di Pomezia Veronica Felici.
Dalle vicende giudiziarie che Lei sta patrocinando riguardo alla questione della presunta ineleggibilità del Sindaco di Pomezia, Veronica Felici, che giudizio politico ricava?
“Non scendo nel merito dei processi, questa è materia delle aule giudiziarie, ma come cittadino e osservatore attento delle vicende politico-amministrative di Pomezia, non possono non esprimere un giudizio assai negativo sullo stato dell’arte del governo pometino”.
Quali sono le motivazioni di questo giudizio negativo?
“Vorrei, per rispondere a tale domanda, rinverdire i miei studi di filosofia. Il potere politico non è materia astratta – direbbe Spinoza. La conquista del potere è sempre lotta, prima di tutto degli interessi imprenditoriali ed economici tra loro e per loro. Questi interessi possono essere urbanistici, di conferimento appalti e affidamento di servizi, ovvero di organizzazione gestionale dell’Ente pubblico”.
Quindi, a suo parere, come si rifletterebbe su un’amministrazione questa “conquista del potere”?
“In primo luogo sarebbe ingenuo non pensare che il potere economico non influisca sulla gestione amministrativa delle classi dirigenti (come si diceva una volta). Il condizionamento può avvenire in vari modi, la più patologica è quella del condizionamento illecito, ossia attraverso il pactum sceleris tra gli imprenditori e la struttura politico-amministrativa dell’Ente”.
Questa situazione riguarda il Comune di Pomezia?
“Senza scendere nello specifico della domanda, direi che vi è un forte odore di un deficit etico-morale nella politica amministrativa pometina. Ciò è corroborato da “fatti giudiziari oggettivi”.
E riesce ad individuarne le cause?
“Sempre in generale, direi, alla Flaiano, imprenditoria sana politica sana. Viceversa il conflitto tra ricchi e deboli lo paga il bene comune”.
Qual è lo stato della città oggi?
“Se l’imprenditoria lascia la strada delle politiche predatorie e si rivolge al bene comune, la città rinasce, altrimenti il bene comune soggiace a logiche di taccheggio che impoveriscono il cento medio-popolare. Le politiche predatorie arricchiscono i ricchi e impoveriscono sempre più i deboli. È il fenomeno dello strozzamento dell’economia medio-popolare che si attesta sui diritti alla casa, all’ambiente sano e alla razionalizzazione equa e compensata dell’urbanizzazione del territorio comunale”.
Quali forze politiche e quali energie civiche possono supportare tali politiche?
“Ringrazio della domanda. Per primo, ci tengo a dire che la strada giudiziaria seppur un buon viatico perché segna la trincea o il confine tra la morale politica e l’eccesso di potere, non basta. La Politica è sempre la via maestra. Ma occorre una consapevolezza civica dell’importanza del bene comune e una crescita morale della cittadinanza. Che richiedono molto tempo ed energie”.
Lei crede ancora nella funzione del processo come strumento di giustizia?
“Il processo come strumento di giustizia, per me, possiede un alone di “sacralità laica”, pur con tutte le difficoltà che si riscontrano in Italia nella sua amministrazione. Certo è che attraverso il processo si persegue la verità, con tutti i difetti. La ricerca della verità è la sola cosa per la quale valga la pena di fare l’avvocato”.







