APRILIA – FACCIAMO RINASCERE LA SCUOLA DI ARTI E MESTIERI! L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI

La proposta formalizzata all’amministrazione comunale dagli ex allievi di Don Angelo Zanardo, Formalba, Consulgreen e il Comitato di Quartiere Primavera

Giuseppe Paoloni presidente di Consulgreen ed ex allievo di Don Angelo ci spiega i dettagli del progetto

 

di Riccardo Toffoli

Un Centro di Formazione per le Arti e i Mestieri potrebbe tornare ad essere una realtà. Aprilia aveva già un centro di addestramento professionale. Venne aperto negli anni del boom economico grazie alla lungimiranza dei sacerdoti di Vittorio Veneto in servizio pastorale presso la parrocchia di San Michele Arcangelo. Serviva a formare i ragazzi della città, toglierli dalla strada e inserirli nelle industrie che avevano bisogno di manodopera. Sicuramente è stato Don Angelo Zanardo a dare il maggiore impulso al centro di addestramento professionale di Aprilia. Il sacerdote, sempre appartenente al gruppo di Vittorio Veneto, lo diresse dal 1965 al 1987 anno in cui andò in pensione. Sotto i suoi lunghi anni di servizio, Don Angelo contò circa 3mila 200 ragazzi formati nel centro di addestramento che sotto la sua direzione crebbe a tal punto da aver bisogno di una sede più ampia di quella del Don Milani dove era sorto. Dopo di lui un inesorabile declino ed oggi dell’ultima sede in via dell’Industria rimangono solo i ruderi. Erano anni in cui il benessere aveva sicuramente indicato altre priorità e la formazione si è scollata dal mondo del lavoro. E questo è bene dirlo: è un segno di civiltà. Del resto scriveva nella famosissima “Lettera ad una Professoressa” lo stesso Don Milani, il punto di riferimento dei sacerdoti di Vittorio Veneto ma anche uno dei pilastri delle nuove teorie della formazione: “Non vi potete più trincerare dietro la teoria delle attitudini. Tutti i ragazzi sono adatti a fare la terza media e tutti sono adatti a tutte le materie”. C’è da aprire una parentesi importante. La Lettera ad una Professoressa è stato pubblicato nel 1967. Ancora oggi il suo contenuto appare “innovativo”. Quindi è civiltà formare un ragazzo, di modo che ognuno abbia il diritto di conoscere, scoprire il mondo, sapere, incuriosirsi. E se poi farà il meccanico, avrà una mente aperta, conoscerà Dante Alighieri e Foscolo, si appassionerà a Verdi, al teatro, alla musica, alla scienza. Sarà un lettore assiduo delle nuove uscite di romanzi. Sarà educato al rispetto dell’ambiente e del prossimo. Sarà così un uomo, prima che un meccanico, un cittadino del mondo. È la missione primaria della scuola. Se quindi, il centro di addestramento di Don Angelo aveva lo scopo prioritario di coprire i vuoti della scuola pubblica a quei tempi in cui non c’era ad Aprilia neanche un istituto professionale, di togliere dalla strada i giovani e, oltre a formarli al lavoro, dare un senso alla loro vita, aprire gli occhi sull’importanza del loro ruolo nella società; il nuovo progetto sarà sicuramente diverso.

LA PROPOSTA

Ne abbiamo parlato con Giuseppe Paoloni presidente dell’associazione Consulgreen che si occupa di sviluppo ecosostenibile, di creare lavoro utilizzando le energie rinnovabili e il risparmio energetico. Giuseppe Paoloni era un ex allievo di Don Angelo. Dopo la formazione nel centro di addestramento, Giuseppe Paoloni per le sue specializzazioni, girò praticamente il mondo per lavoro. Dai suoi numerosi viaggi, gli ultimi dei quali negli Stati Uniti, ha acquisito un grandissimo bagaglio di esperienze che ora mette al servizio di tutti. “Quando ho raggiunto la pensione –ci dice- non me la sentivo di fare il pensionato. Avevo ancora voglia di mettermi al servizio, specie dei giovani e dare loro consigli in questo periodo difficile dove è un’impresa trovare lavoro”. Così ha promosso l’associazione Consulgreen che fa progetti sperimentali sull’agricoltura ma fa anche formazione. “Dal 2012 ad esempio –ci continua- abbiamo attivato una collaborazione con la Fiera di Campoverde per progetti di efficientamento energetico nel mondo dell’agricoltura. Inoltre abbiamo proposto tante attività per i bambini per educazione ambientale. Facciamo piantare delle piantine, creiamo degli orti nelle scuole”. Così un giorno, tra tutti amici e compagni di percorso nel centro di addestramento, ricordando Don Angelo, è venuta in mente l’idea di proporre un Centro di Formazione per le Arti e Mestieri che si congiungesse idealmente alla sua esperienza. L’idea è piaciuta e ora è un progetto ufficiale che porta la firma oltre che di Consulgreen, anche di Formalba l’ente di formazione che ha realizzato a Cecchina un qualcosa di simile. Infine nel progetto è entrato anche il Comitato di Quartiere Primavera Poggio Valli e Vallelata il cui presidente, Roberto Sicuro, ha pensato al sito della scuola: l’asilo tuttora abbandonato di via della Piana di proprietà del Consorzio Asi ma in mano al Comune di Aprilia.

LA LETTERA UFFICIALE

Il 26 ottobre 2020 questo progetto viene scritto in una lettera inviata al sindaco e all’assessore Alessandro D’Alessandro. “Ci siamo recati dall’assessore alle attività produttive D’Alessandro –ci dice Paoloni- che ha accolto la proposta con molto entusiasmo. Il dubbio dell’amministrazione riguardava solo il sito dove poter aprire in tempi brevi questa realtà formativa. Noi abbiamo proposto la struttura di via della Piana che attualmente è di proprietà del Consorzio Asi ma è gestito dal Comune. È pressoché abbandonato. La struttura ha bisogno di interventi di messa in sicurezza e di un restyling interno ma gli spazi ci sono. Ha due entrate separate. Ciò significa che si possono realizzare entrambe le cose: l’asilo nido e la scuola di arti e mestieri senza che ci siano difficoltà organizzative. Ci sembra un buon posto anche perché è vicino alla realtà industriale di Vallelata e permetterebbe di riqualificare l’area”. Dopo il primo incontro e l’ufficialità della lettera, però, il progetto è caduto nel silenzio. “Noi chiediamo all’amministrazione di interessarsi –ci dice Paoloni- se il posto scelto è difficile da ristrutturare per tanti motivi, si possono sfruttare tanti altri siti di Aprilia oggi poco o per nulla sfruttati”. C’è l’ex Claudia ad esempio dove i locali si adatterebbero molto bene ad una scuola per l’artigianato. Ma ci sono i locali interni del parco Europa dove già la botteghe artigiane apriliane lavorano ogni anno per costruire i carri di Carnevale. L’importante è partire, poi le situazioni si migliorano e si adattano.

IL PERCORSO

“L’obiettivo –si legge nella missiva indirizzata al Comune di Aprilia- è nella sostanza, quello di attivare un centro polifunzionale che rilanci le arti e i mestieri, ovvero quelle figure professionali afferenti genericamente all’area dell’artigianato ma che hanno trovato e trovano tuttora collocazione anche in ambito industriale nella loro accezione più evoluta”. “I corsi della scuola potranno essere rivolti ad un’utenza ampia che comprenda ragazzi di 20 anni ma anche adulti di 50 anni –ci spiega Paoloni- quindi non solo formazione ai giovani in cerca di occupazione ma anche un percorso di riqualificazione per tutti gli adulti che si trovano senza lavoro”. Sono i vuoti di oggi. La formazione scolastica fa fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro perché tesa ad una formazione all’umanità, importantissima, ma anche la riqualificazione in età adulta per tutti coloro che si trovano a dover cambiare vita da un giorno all’altro. “Il percorso scolastico, in questo senso –riprende Paoloni- rientrerebbe perfettamente nei percorsi di riqualificazione al lavoro previsti con il reddito di cittadinanza”. “La platea dei potenziali utenti –si legge nella missiva- è quella riconducibile ai cosiddetti “neet”, giovani che non lavorano e fuori dai percorsi d’istruzione, e a coloro che hanno perso il lavoro in questi anni di crisi e per i quali si devono prevedere percorsi utili alla riconversione professionale”. Si tratta di circa 15 mesi di corso che all’inizio potrebbero riguardare gli ambiti dell’elettrotecnica, dell’elettronica e della meccanica ma che poi si potrebbero allargare ad altri ambiti artigianali come i mestieri “green”. Al termine del corso viene rilasciata una qualifica professionale. La scuola sarà collegata al mondo dell’imprenditoria secondo gli insegnamenti di Don Angelo. “Sarà una forte integrazione con le imprese del territorio la migliore garanzia per determinare la coerenza tra fabbisogni formativi e programmazione didattica –assicurano i partner- nonché il presupposto necessario per recepire puntualmente l’innovazione dei processi produttivi e delle tecnologie”. Ma si va oltre. L’oltre è un’intuizione che ebbe lo stesso Don Angelo nel 1987, anno in cui andò in pensione e quando la crisi economica aveva fatto chiudere tante realtà produttive. “Agli studenti oltre al mestiere –ci rivela Paoloni- è importante far capire l’importanza di fare impresa. Non si tratta solo di formare operai specializzati, ma anche imprenditori dell’artigianato. Per questo è importantissimo collegare il mestiere alle “startup” dove loro stessi diventano imprenditori della loro arte. Questo è possibile se c’è volontà di lavorare insieme, più figure professionali possono unirsi e fare impresa coprendo vari settori lavorativi. Allora strettamente collegato all’insegnamento di un mestiere, c’è la formazione civica, il rispetto dei valori condivisi per vivere insieme il mondo del lavoro”. La scuola prenderebbe il nome di Don Angelo mentre la struttura sarebbe intitolata a Don Milani.

UN’IPOTESI DI PROGETTO APPLICATO AL MONDO DELL’AGRICOLTURA

L’esempio con l’agricoltura è molto calzante. “Ci sono tantissimi lotti incolti come tantissimi siti dismessi e tanta disoccupazione –ci spiega Paoloni- per vincere la crisi bisogna trovare un punto di incontro tra queste due estreme realtà che sembra assurdo possano coesistere. I proprietari ad esempio dei lotti incolti, avrebbero dei grandissimi vantaggi se entrassero in una sorta di cooperativa formata da giovani disoccupati dove la salvaguardia della proprietà non viene assolutamente messa in discussione, ma il ricavato e l’eventuale guadagno è diviso in parti uguali. La proprietà tornerebbe ad essere produttiva e la terra incolta darebbe lavoro a tantissime persone che sarebbero tolte al sussidio pubblico. Ma c’è anche di più, l’esperienza si potrebbe unire alla formazione grazie ai tantissimi progetti innovativi di uno sviluppo ecosostenibile in agricoltura. Insomma il tempo e la formazione farebbe migliorare di più le prestazioni e darebbe nuova linfa sia al mondo del lavoro sia all’intera economia”.

 

 

CHI ERA DON ANGELO ZANARDO

Don Angelo Zanardo nasce a Mareno di Piave il 21 marzo 1922. Nel 1935 entra nella casa San Raffaele e compie gli studi nel seminario diocesano di Vittorio Veneto. Viene ordinato sacerdote dal vescovo Giuseppe Zaffonato nel 1945. Esercita il suo ministero di sacerdote nella diocesi di Vittorio Veneto fino al 1965 con vari incarichi tra i quali l’insegnamento di italiano, latino e francese in seminario. Nel 1965 viene inviato ad Aprilia. Dal 1965 al 1987 è direttore del centro di addestramento professionale di Aprilia. “Quando ho iniziato, nel 1965, -diceva Don Angelo in un’intervista a Comunità Parrocchiale del giugno 1987 a cura di Marina Berretta e Paola Pegoraro – il centro aveva un’importanza tutta particolare perché credo fosse l’unica attività che si rivolgeva alla preparazione degli operai nella zona. Dopo la terza media non c’era nessuna scuola superiore a quel tempo. L’istituto professionale è arrivato un po’ in ritardo. Il centro si rivolge a fasce di utenti che in generale non hanno intenzione di continuare la scuola, perché vogliono andare a lavorare. Noi diamo una qualifica, non un titolo di studio. Però quando questi ragazzi vanno in industria sanno già come comportarsi; oltre che conoscere teoricamente il lavoro sono già abituati ai vari aspetti della vita aziendale come timbrare il cartellino, spostarsi nei vari reparti, prendere responsabilità; conoscono gli organi interni di rappresentanza sindacale. È stata un’attività importantissima per Aprilia. Lo è stata perché era l’unica; poi perché prende una fascia di ragazzi che abbandona la scuola”. Nel 1987, l’arrivo della pensione porta Don Angelo a lasciare l’incarico di direttore del centro ma, nel contempo, ad accettare la nuova sfida di parroco della parrocchia dei Ss Pietro e Paolo che egli dirige fino a quando per motivi di salute, dovrà lasciare, dedicandosi alle “confessioni”. In queste “confessioni” il ricordo di Don Angelo tra gli apriliani diventa più intimo ma ugualmente illuminante. In questi anni avvia il centro di accoglienza nei locali del Don Milani che ha ospitato per tanti anni, persone in difficoltà dando loro una “seconda possibilità” di vita. Nel 1998 ritorna a Casa Pater di Vittorio Veneto dove “con serenità” vive il periodo più difficile della malattia, l’immobilità e la sofferenza. Muore il 14 maggio 2011. “Don Angelo –disse il vescovo di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo nella celebrazione funebre- è stato formatore rigoroso ed esigente. Con se stesso innanzitutto e anche con gli altri. Ma questa rigorosità era dettata e guidata da una grande fiducia nelle persone”.