76simo Anniversario dello Sbarco Alleato Discorso al Graffio della Vita del sindaco Terra

 

Buongiorno a tutti e grazie di esser qui anche oggi per questa giornata celebrativa.
Desidero anzitutto rivolgere un caloroso saluto ai ragazzi e alle ragazze del plesso Benedetto Lanza, e ai docenti che li hanno accompagnati. Come ogni anno, ringrazio le Autorità Civili e Militari presenti, le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e tutti i cittadini intervenuti.
La Città di Aprilia dà il benvenuto ai rappresentanti istituzionali dei Comuni limitrofi, con cui condividiamo il Circuito della Memoria dello Sbarco Alleato.
Quest’anno, insieme ai tragici eventi bellici che hanno attraversato le nostre terre, celebriamo anche il 75simo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale.
Si tratta di una data importante in un momento sicuramente cruciale, non solo per Aprilia e per i nostri territori, ma per l’Italia e per il mondo intero. Nuovi venti di guerra, infatti, giungono oggi dal Medioriente e si uniscono ai tanti focolai che ancora incendiano piccole e vaste aree del pianeta, non troppo lontane da casa nostra.
La guerra sembra quasi essere alle porte, in un momento in cui il ricordo della enorme tragedia e dei combattimenti che insanguinarono queste terre sembra sbiadire ogni giorno di più: i testimoni diretti di quei fatti progressivamente ci lasciano e noi rischiamo di perdere la bussola che ci ha orientato negli anni della ricostruzione. Penso allo sforzo per rimettere in piedi case, fabbriche, luoghi di lavoro e di vita sociale. Ma anche alla capacità di riconnettere un tessuto sfibrato e dilaniato da lotte intestine.
I protagonisti di quella ricostruzione ci lasciano in eredità il bene più grande: la possibilità di costruire un futuro diverso, un futuro di pace. E la consapevolezza che la pace non sia un dato conquistato una volta per sempre. Ma un obiettivo che ogni generazione deve saper conquistare e custodire di nuovo, rinnovando un patto silenzioso con le generazioni passate e con quanti versarono, proprio in questi luoghi, il tributo più alto, quello della vita.
Lo scenario internazionale, in questo inizio millennio, sembra averci privato dei punti di riferimento che ci hanno saputo guidare nel secolo scorso. Sono scomparse le grandi potenze e con loro sono scomparse le grandi idee e le ideologie che avevano saputo entusiasmare e mobilitare, anche qui in Italia, milioni di persone.
Siamo chiamati, oggi, ad uno sforzo in più: uno sforzo di studio, di osservazione, di confronto. Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi delle scuole: non lasciate che siano gli altri a trascinarvi dove voi non volete, solo perché è più comodo e meno faticoso. Studiate, ascoltate, ricercate cause profonde e immaginate gli effetti delle azioni. E poi prendete posizione. Con determinazione e coraggio. Anche oggi, come 75 anni fa, questo mondo ha bisogno di determinazione e coraggio.
Non molto lontano da qui, in un’isoletta sperduta nel mare delle coste laziali, nella nostra stessa provincia e nel bel mezzo della guerra, un piccolo gruppo di giovani poco più che trentenni, con determinazione e coraggio, immaginò un futuro di collaborazione e di pace tra i Paesi in lotta tra di loro. Nacque così il Manifesto di Ventotene e l’idea di Europa.
Ci si lamenta spesso dell’Europa attuale, dei suoi limiti e persino dei suoi assordanti silenzi, soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo e di fronte a vecchi conflitti che si riaprono e nuovi che sembrano avvicinarsi. Io credo però che lamentarsi non serva. Studiare il passato ci serve a comprendere che grazie all’Unione Europea il nostro continente ha potuto vivere oltre mezzo secolo di pace e di benessere. Ma oggi spetta a noi, in particolare ai più giovani, rispondere alla domanda “A cosa serve l’Europa?”. Non esistono risposte già scritte. L’unica risposta a questa domanda siamo noi.
Nei prossimi giorni, diversi ragazzi della nostra Città, come ogni anno ormai da diversi anni, si recheranno in visita al campo di concentramento di Auschwitz. È un’iniziativa che l’Amministrazione sostiene con forza e convinzione.
Studiare, osservare, ascoltare. E poi prendere posizione, con coraggio e determinazione. Ecco il futuro che Aprilia sta costruendo. Per allenare donne e uomini del domani. Per scongiurare la guerra, ancora e ancora. Per onorare i tantissimi giovani che diedero la vita in questa pianura. Per custodire la pace e l’unità tra le nazioni.
Viva Aprilia, viva la pace, viva l’Italia, viva l’Europa unita. Grazie a tutti.