TARI SUI CAPANNONI AGRICOLI FINO AD UN MILIONE E DUECENTO MILA EURO: AGRICOLTORI SUL PIEDE DI GUERRA

943

di Riccardo Toffoli

Tari e Imu fino a un milione e duecento mila euro su terreni e capannoni agricoli: gli agricoltori protestano contro il Comune. Il sindaco Lanfranco Principi scarica la palla: “Eredità della precedente amministrazione”. Lanfranco Principi era assessore alle finanze però nella precedente amministrazione quando sono state prodotte le prime ingiunzioni di pagamento agli agricoltori apriliani, già vessati dalla moria del kiwi e dalla peronospora della vite. Le imprese agricole avevano appena superato il periodo del Covid per poi essere colpite da queste malattie che hanno falcidiato ettari di coltivazioni e per le quali è stato richiesto lo stato di calamità. Ora arrivano le ingiunzioni di pagamento della Tari e dell’Imu che gli agricoltori dicono di non essere dovute. In 12 hanno costituito così un comitato, il Comitato Agricoltori Apriliani presieduto da Franco Vona, stanchi di vedersi colpire alle spalle da uno Stato che con una mano li aiuta con pochi spicci nelle calamità e con l’altra gli toglie a suon di salassate. Gli agricoltori non hanno mai pagato la Tari sui capannoni agricoli. “Non lo diciamo noi –ci dicono esasperati sabato 17 febbraio in mattinata a Campoverde in una conferenza stampa- lo dicono sia la legge nazionale sia il regolamento comunale. I capannoni agricoli sono esenti dal pagamento della Tari perché smaltiscono rifiuti speciali e quindi non incidono nel servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Ogni agricoltore ha un contratto con un’azienda specifica che smaltisce i rifiuti prodotti. In questi ultimi mesi invece, ci sono stati recapitati avvisi di accertamento, alcuni anche esecutivi, milionari per il pagamento dei cinque anni pregressi non solo della Tari sui capannoni agricoli ma anche dell’Imu sui terreni, anch’essa non dovuta”. Gli importi per alcuni sono da capogiro. Ad un agricoltore è arrivato un avviso di pagamento di 480 mila euro. Ad un altro addirittura di un milione e duecento mila euro. Da alcuni calcoli approssimativi fatti, non ufficiali, il Comune di Aprilia avrebbe stimato un “tesoretto” di 35 milioni di euro per la Tari sui terreni agricoli da incassare. Ad essere coinvolti attualmente sono circa 200 agricoltori apriliani. C’è chi ha già trattato. “Per 230 mq di capannone agricolo –ci dice un agricoltore- mi sono arrivati 10 mila euro di Tari da pagare. Sono andato negli uffici e sto pagando con una serie di rate. Mi hanno applicato uno sconto del 30%”. “La mia storia invece –ci racconta un altro agricoltore- risale a diversi anni fa quando mi è stato notificato il primo accertamento. Gli ho detto: guardate che vi siete sbagliati, questo è un capannone agricolo esente dalla Tari. In base al regolamento ho inviato una richiesta di autotutela e nessuno mi ha risposto. Ho pensato che avessero accolto la mia tesi. Invece ora mi sono ritrovato un nuovo accertamento perché il procedimento degli uffici è andato avanti”. C’è chi invece ha presentato ricorso alla commissione tributaria e l’ha vinto. L’ultima sentenza arriva dai giudici di appello il 25 ottobre scorso. C’è ancora la Cassazione a cui il Comune di Aprilia si potrà rivolgere e gli agricoltori sono sicuri che lo farà. In questi casi le notifiche sono state tutte regolari. In ogni caso il giudice ha accolto le tesi dell’agricoltore ricorrente e ribadito quanto già stabilito in primo grado. “I depositi agricoli –si legge nella sentenza d’appello-  devono essere considerati esclusi dalla tassa sui rifiuti soldi urbani in quanto produttivi per legge di soli rifiuti speciali a prescindere dal contenuto dei regolamenti comunali”. “A me sono arrivati anche dei solleciti di pagamento dell’Imu sui terreni agricoli –continua un altro agricoltore- cosa non assolutamente dovuta e dovrò presentare ricorso anche in questo caso”.

PRINCIPI: “SENTENZE CONTRASTANTI. TUTELARE TUTTI” MA IN MAGGIORANZA FDI SCALPITA

La risposta del sindaco Lanfranco Principi non si è fatta attendere. In una nota ufficiale il primo cittadino ha assicurato gli agricoltori dell’attivazione di una mail e di un numero verde dedicato per la Tari e poi ha garantito l’apertura di un tavolo di confronto per aggiornare i regolamenti comunali. Infine però ha commentato: “Quanto alla risoluzione delle problematiche emerse, occorre precisare che si tratta di un’attività complessa, perché tali ingiunzioni provengono da disposizioni regolamentari approvate dall’Ente, tra l’altro della passata amministrazione, ma anche perché esistono in alcuni casi contenziosi tributari instaurati dagli stessi contribuenti, che hanno fatto emergere sentenze contrastanti. Chi amministra inoltre è tenuto a rispettare la normativa di riferimento, la quale prevede che il costo sostenuto per la raccolta dei rifiuti urbani debba essere completamente recuperato dalla Tariffa Tari applicata. Ciò comporta che eventuali agevolazioni concesse a determinate categorie di attività debbano essere ripartite a danno delle altre. Un amministratore, come un buon padre di famiglia, ha il dovere di analizzare con cura la situazione nel suo complesso nell’interesse di tutti i contribuenti”. Una risposta che non è affatto piaciuta non solo agli agricoltori ma neanche all’interno della sua maggioranza. Gli agricoltori sono sul piede di guerra e hanno richiesto un incontro al primo cittadino. “Non esiste che il Sindaco ci dica che il mancato incasso della Tari sui terreni agricoli si spalma sulla collettività e quindi sul commerciante o sulle famiglie. Questo è assurdo e non esiste perché la nostra non è un’agevolazione concessaci. Per un motivo molto semplice: perché sui capannoni agricoli non è previsto alcun pagamento della Tari. Lo dice la legge”. Ma anche all’interno della maggioranza ci sono posizioni contrastanti. L’assessore alle attività produttive Carola Latini non è assolutamente insensibile alle proteste degli agricoltori su problematiche che conosce molto bene in maniera diretta. “Abbiamo chiesto un parere all’Anci –ci dice- perché c’è un nodo da sciogliere all’interno dell’ufficio tributi che è più propenso ad interpretare la norma verso il pagamento. Abbiamo attivato tavoli non solo con i dirigenti comunali ma anche i nostri esponenti politici al Parlamento perché conosciamo bene le problematiche e siamo al fianco degli agricoltori”. Il nodo quindi del problema riguarda le posizioni dell’ufficio tributi. In particolare non viene ritenuta deposito agricolo l’area dove c’è il trattore e il fienile. Questo perché il rifiuto speciale prodotto è solo una parte del rifiuto prodotto, essendo di conseguenza equiparato ad un’autorimessa. Anche se, in ogni caso, non viene garantito il servizio di smaltimento dei rifiuti urbani, comunque per queste aree l’ufficio non procede all’esenzione ma ad una riduzione. Questo è il nodo. “Ho avuto diversi incontri con l’ufficio –ha continuato l’assessore Latini- e ora ho nuovamente sollecitato i nostri deputati per un chiarimento in merito”.