Omicidio nel Sassarese: a cosa servono i provvedimenti restrittivi?

 

 

 

di Antonella Bonaffini

A volte, anche nel vorrer narrare una vicenda di cronaca, il sentimento di rabbia viene a scontrarsi con un devastante senso di impotenza.

E si rimane impietriti, lì dove l’ennesimo femminicidio vede ancora una vittima, Zdenka Krejikova di soli 41 anni, che aveva denunciato le violenze del suo compagno, Francesco Baingio Douglas Fadda, un uomo già noto alle forze dell’ordine per i reati di truffa, sostituzione di persona, ricettazione e furto aggravato. Ma facciamo un passo indietro. La vittima, una bellissima donna di nazionalità ceca, si trovava in un bar quando l’uomo le si presenta davanti. Divampa una lite ed armato di un coltello da cucina, l’uomo colpisce Zdenka più volte all’addome, davanti alle sue stesse figlie, due gemelline di solo undici anni. Trascina lei e le due figliolette in macchina, raggiunge casa di un amico, dove suona il campanello. Nessuno risponde. L’uomo sfonda allora la porta, deposita in terra la donna, che molto probabilmente era già morta, e fugge portandosi dietro le due bambine. E’ una segnalazione a mettere le forze dell’ordine sulle sue tracce. E verso le tre del mattino, l’uomo avvistato alla guida di una Bmw, si ritrova a fuggire dalle «gazzelle» che lo avevano inseguito per una decina di minuti, sino al parcheggio di un supermarket. Ed è qui che il carnefice finalmente si è ferma, tentando a piedi una fuga. Di lì a pochi minuti, verrà però raggiunto dai carabinieri ed ammanettato. Le bimbe, rimaste nell’auto, vengono finalmente recuperate. Sono in evidente stato confusionale, ma stanno bene. Francesco Baingio Douglas Fadda aveva una sfilza di precedenti a suo carico, ed era stato destinatario di una misura restrittiva che avrebbe dovuto impedirgli di avvicinarsi alla donna, già in passato vittima della sua violenza. Ed allora, c’è da chiedersi semplicemente cosa nel nostro paese non funzioni, perché una misura restrittiva non possa alla fine esser tutelante. C’è da chiedersi se, per un curriculum di tutto rispetto come quello che Fadda presentava, forse non avrebbe dovuto scattare qualcosa di diverso. C’è da chiedersi se, attraverso un provvedimento più incisivo, forse una mamma di soli 41 anni, oggi avrebbe potuto esser ancora in vita