Intervista di Bruno Jorillo al Prof. Giulio Tarro, infettivologo di fama internazionale “Il caldo abbatterà il contagio, d’estate tutti in spiaggia a mare: con il sole, è il miglior antivirale”

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Intervista al Prof. Giulio Tarro, infettivologo di fama internazionale: napoletano, allievo prediletto di Albert Sabin (il padre del vaccino contro la poliomielite), virologo e primario emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli. I suoi interventi in questi giorni sono diventati controcorrente rispetto alla linea scelta dal comitato medico-scientifico. 

                                                                               Da sin. l’attrice Adriana Russo, Il fondatore                                                                       del Il Giornale del Lazio Ben Jorillo l’on. Gian                                                                   Paolo Cresci che consegna il Premio”IN” al                                                                       Prof. Giulio Tarro.                                                                                                           IL PREMIO IDEATO DAL NS. GIORNALE

di BRUNO JORILLO

Cosa ha capito di questa malattia?
«Il Covid 19 sta facendo il suo decorso. È un virus che è meno aggressivo nei giovani e bambini. I casi di polmoniti interstiziali e trombo-embolici polmonari che abbiamo potuto osservare si riferiscono ai soggetti anziani e con patologie pregresse. Numerosi ricercatori sono andati  a predire le sequenze genetiche del Covid-19 evidenziando una percentuale di differenza dal virus del pipistrello, ciò probabilmente è dovuto al fatto che ci sono stati vari passaggi con un animale intermedio come il pangolino. È noto che in genere un virus può mutare in appena cinque giorni. Sulla sostanziale differenza del virus presente qui da noi con quello di Wuhan – l’oramai famoso coronavirus dei pipistrelli – c’è uno studio riportato anche nella dichiarazione del dottor D’Anna, che evidenzia come ben cinque nucleotidi siano differenti. Un po’ troppi per i pochi mesi intercorsi tra la segnalazione dei primi casi in Cina e oggi. Il Covid 19 potrebbe sparire completamente come la prima SARS, ricomparire come la MERS, ma in maniera localizzata o cosa più probabile diventare stagionale come l’aviaria».

Si è fatto un’idea: da dove e come si è diffuso il Virus Covid 19?
«Bisogna avere memoria: nel 2002- 2003 c’è stata la Sars; poco dopo, non molti lo sanno, c’è stata una malattia pressoché identica, in Medio-oriente, proveniente dai cammelli; oggi c’è il Covid-19, una forma di polmonite atipica. In queste tre forme epidemiche, per il Covid si parla di pandemia, c’è sempre stato un intermediario, ossia un’animale. Nel caso del Covid-19 pare sia stato un pipistrello. Questa sindrome è cominciata dal mercato del pesce. Ma c’è anche un’altra possibilità, come rilevato da alcuni miei illustri colleghi, ossia che questo virus provenga dal laboratorio di Wuhan. Non lo so. Non è impossibile che un ricercatore o un tecnico possa portare fuori, ovviamente si presume inconsciamente, un virus dal laboratorio. Ritengo che il virus abbia un’origine naturale».

Nel nostro paese secondo lei all’inizio di questa pandemia non c’è stata una sottovalutazione del virus?
«È acclarato che in Italia il virus circolava probabilmente già da moltissimo tempo. In Lombardia è scoppiata una ‘bomba atomica’, tutto in un lasso di tempo troppo breve a fronte della capacità del Sistema Sanitario. L’Italia ha chiuso i voli diretti con la Cina, senza controllare gli arrivi indiretti attraverso gli scali e quindi è stato possibile aggirare il divieto. A tutto questo si aggiunge lo sfascio del nostro Sistema Sanitario Nazionale: dal 1997 al 2015 sono stati ridotti del 51% i posti letto delle terapie intensive. A gennaio quando si è saputo dell’epidemia in Cina, l’Italia non ha fatto nulla. La Francia – che non aveva nel tempo ridotto le terapie intensive – a inizio anno si è preparata e le ha raddoppiate. Noi no, siamo arrivati tardi».

Chi ha affrontato meglio di tutti il Covid-19?
«Molti media hanno attaccato, spesso manipolando le informazioni, Paesi come la Germania o la Svezia, che sono stati tacciati di neodarwinismo, per il loro approccio considerato “poco rigoroso” Sul Covid-19. Oggi esperti del calibro di Johan Giesecke, uno dei maggiori epidemiologi del mondo e consulente del governo svedese, si domandano come faranno i paesi che hanno applicato un lockdown rigoroso a ritornare sui loro passi. Insomma, non c’è uniformità di politiche, così come non vi è consenso in ambito scientifico. Io sono dell’idea, visto che abbiamo toccato questo tasto, che la ricetta israeliana sia la più equilibrata: isolare gli anziani, e far circolare il virus tra i più giovani. Gli israeliani, prima di tutti, hanno tenuto conto dell’indice R, che sarebbe l’indice di trasmissibilità del contagio. Calcoli che per la prima Sars l’indice R era su 3-4, per il Coronavirus è 2-3 e per il morbillo 12-18. In Israele hanno effettuato un conteggio che va dal contatto cosiddetto “zero” a quello che poi eventualmente potrà succedere. La ricetta israeliana non è poi così diversa da quella danese, dove i giovani sono già tornati a scuola, o dei Paesi che lei ha citato, che stanno riaprendo o hanno chiuso parzialmente. Il Covid-19 è letale ma non così letale come è stato definito da un’informazione che ha giocato una pessima partita, alimentando lo stress nell’opinione pubblica».

La colpisce la differenza con altri paesi?
A tutto c’è una spiegazione.

A proposito di numeri si dice che i malati di covid-19 siamo molto di più per l’alto numero delle persone asintomatiche. Secondo lei quanti sono gli asintomatici del coronavirus e in che misura questi sono contagiosi
«A me risulta, per altro già da alcuni studi scientifici da me visionati, che sul Corriere della Sera si parla addirittura di 10 o 11 milioni di contagiati in Italia. Questo cambia tutte le carte in tavola per ciò che concerne i dati riportati in percentuale su contagiati, guariti e deceduti da Covid-19. Sulla contagiosità le dico che  bisogna controllare gli anticorpi, 95% di affidabilità, mentre i tamponi possono dare falsi positivi.

Molti sono risultati positivi anche dopo i famosi 14 giorni, qualcuno addirittura dopo 60 giorni come si spiega?
Il tempo di incubazione ha un termine (14 giorni) il tempo di malattia e quello di contagiosità è correlato con la produzione di anticorpi.

Una domanda è quasi scontata ne hanno parlato tutti i mass-media. Per quale motivo è in polemica con Burioni, re dei salotti televisivi?
«Oramai siamo affidati ai cosiddetti tuttologi, oppure a quei virologi che sono molto gettonati e che vengono di continuo chiamati in televisione, soprattutto dalla Rai e da Mediaset, e che il 2 febbraio scorso ci dissero che non ci sarebbe stato un solo caso in Italia di contagio da questo coronavirus. Io non sono in polemica con Burioni, è Burioni che è in polemica con me».

Il primo intervento da fare come cura secondo lei per chi è colpito dal Covid – 19?
Plaquenil più azitromicina.

Si parla di vaccino che già è in fase di sperimentazione? E aggiungiamo ma se il virus come si dice si modifica come si fa a trovare un vaccino?        «Se il virus ha come sembra una variante cinese e una padana, sarà complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto. Per la Sars e poi con la sindrome respiratoria del Medio Oriente, non sono stati preparati vaccini, si è fatto, invece, ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti. Posso dirle che il Covid 19 potrebbe sparire completamente come la prima SARS, ricomparire come la MERS, ma in maniera localizzata o cosa più probabile diventare stagionale come l’aviaria. Per questo serve una cura più che un vaccino. Sicuramente centrale è trovare una terapia che funzioni e che riesca a debellare il virus.                        Sul vaccino in fase disperimentazione posso dirle che Si lavora sperimentalmente in tutto il mondo.

La cura del Plasma iperimmune del Prof Giuseppe De Donno sembra che stia dando ottimi risultati ma da molti osteggiata come mai?
«Ha senso concentrarsi su questa terapia perché abbiamo già a nostra disposizione gli anticorpi  dei guariti che possiamo ricavare con la plasmaferesi, una tecnica di separazione del sangue che viene usata per diversi scopi. La cura con il plasma dei pazienti guariti da Covid-19 si sta utilizzando in tutto il mondo. In Italia si stanno ottenendo dei risultati positivi a Pavia, Mantova, Salerno eccetera. Inoltre, voglio ricordare che non ci troviamo di fronte a una terapia sperimentale da dover studiare o da concedere in via compassionevole. È una pratica conosciuta da secoli, utilizzata anche da Pasteur nell’Ottocento: si sono sempre prelevate le gammaglobuline dai guariti per curare i malati. Sul fatto che sia osteggiata posso dirle che molti sono privi di conoscenza e di esperienza.

Veniamo alle misure di contenimento del virus: I Decreti della presidenza del consiglio seconde lei si sono rivelati giustificati e secondo il suo parere, qual è la prima misura in questo momento per fermare il contagio visto che si parla di fase 2?
«Sono favorevole alla ricetta utilizzata in Israele e quindi ad isolare ancora per un po’ gli anziani, lasciando però andare i più giovani, che hanno maggiori difese immunitarie. Il virus può essere controllato con le normali misure igieniche e con la diffusione degli anticorpi: la dimensione del contagio verrà abbattuta dal cambio di clima indotto dalla stagione estiva, anche al nord. Il fattore climatico è senza dubbio fortissimo nella diffusione di questa epidemia».

Ma è vero che secondo lei il contenimento dovrebbe finire?
«Si l’ho detto in più occasioni e lo confermo. Se si introduce l’obbligo di indossare le mascherine, cosa che tra l’altro è avvenuta in alcune regioni tra cui la Lombardia, potremmo aprire senza alcun problema. Bisogna stare all’aperto e non negli spazi chiusi. Questa potrebbe essere una soluzione vitale, ad esempio per la scuola. Sanificare le aule, ma non chiudere le scuole. In tutto il mondo stanno allentando il lockdown. Perché noi non lo facciamo mentre in tutto il resto del mondo si fa?».

Uso di mascherine e guanti, su questo ci sono idee discordanti, soprattutto sull’uso dei guanti: secondo l’associazione Onlus Plastic Free utilizzare i guanti in plastica è sbagliato. L’utilizzo dei guanti in plastica contribuisce all’inquinamento e contribuisce alla diffusione del virus.
Le mascherine inizialmente erano usate per i pazienti già contagiati per evitare lo spargimento del virus ed ovviamente dagli operatori sanitari per la loro protezione dai pazienti contagiati oppure potenzialmente infetti. Prima esisteva una carenza delle stesse, mentre ora l’Italia è diventata produttrice di mascherine e pertanto la possibilità di utilizzarle con grande frequenza. Lo stesso discorso vale per i guanti che come si sa vengono adoperati soprattutto per i generi alimentari o per le superfici potenzialmente infette.

Ci avviciniamo alla stagione estiva e quindi parliamo di vacanze. Lei in tempi non sospetti ha dichiarato che il mare e il sole avrebbero un effetto positivo.
«La dimensione del contagio verrà abbattuta dal cambio di clima indotto dalla stagione estiva, anche al nord. Il fattore climatico è senza dubbio fortissimo nella diffusione di questa epidemia. Come si fa a non vedere che i numeri del contagio scendono drasticamente al sud? Il mare, il sole hanno difeso una parte dell’Italia dal contagio, anche all’estero. L’Africa ad esempio, ad oggi risulta praticamente indenne, i virus influenzali con il mare soffrono. Il Covid, pure con la sua specificità e la sua virulenza appartiene a quella famiglia e soffre, fatica a diffondersi. Il virus si replica a temperature basse e umide, questo accade anche per il rinovirus».

Qualcuno aveva ipotizzato le barriere di plexiglass tra gli ombrelloni?
«Nessun senso».

Ora si parla di distanziamento nelle spiagge degli stabilimenti balneari?
«Il caldo è un antivirale per eccellenza, lo è anche il mare. Ci saranno delle distanze e dei limiti da seguire per il buon senso e ci sarà la possibilità di usare le mascherine, ma le migliori da utilizzare sulle spiagge sono quelle per andare sott’acqua. Alla gente voglio dire che al mare si potrà andare quest’anno, l’acqua salata è un grande antivirale».

E nelle spiagge libere secondo lei che accorgimenti si dovrebbero prendere?
«Vale quanto ho detto per gli stabilimenti balneari. Sicuramente si dovranno mantenere le distanze e si dovrà seguire il buon senso, che è alla base per la prevenzione di ogni malattia».

Molti hanno fatto degli studi sul livello di inquinamento che contribuisce alla diffusione del  virus. Secondo lei cosa c’è di vero?
«Il fatto che i focolai di coronavirus italiano si trovino in Lombardia e Veneto potrebbe dipendere da fattori ecologici, come alcuni tipi di concime industriale. Questi potrebbero aver alterato l’ecosistema vegetale e, quindi, animale nel quale uno dei tanti coronavirus normalmente in circolazione può aver avuto una inaspettata evoluzione. Sarebbe opportuno analizzare se in passato particolari forme di faringiti o sindromi influenzali siano state registrate in quei territori».

Sempre in tema d’estate molti suoi colleghi hanno dichiarato che è meglio non usare i condizionatori d’aria colpevoli secondo loro alla diffusione del virus. Cosa ne pensa?
Non abbiamo a che fare con la legionella .

Qualcuno l’ha accusata di posizioni No-vax?
«Declino l’appellativo di No-vax. Sostengo che l’obbligo vaccinale di massa non ha alcun senso ed  è controproducente. È chiaro che la vaccinazione, in generale, è un fatto positivo per la salute delle popolazioni ma bisognerebbe fare un’anamnesi di ogni caso, capire quale è la storia di ogni paziente. Siamo invece al cospetto di campagne di massa e medici che per principio dicono che i vaccini non hanno effetti collaterali. Ma è assurdo. Il vaccino è di per sé un farmaco e può avere effetti collaterali, anche gravi».

Cosa ci insegnò l’epidemia del colera? Era il 1973: riusciste a domare l’epidemia e diventaste  eroi nazionali.
Competenza e ordine nelle vaccinazioni.

Ma lei voleva fare il virologo da bambino?
Il medico.

Quale è stata la prima lezione che ha imparato dal suo maestro, Albert Sabin?
Il rigore scientifico.

E cosa si imparava?
I dettagli delle osservazioni.

Lei è stato chiamato a curare anche il Santo Padre Giovanni Paolo II. Ha paura delle stroncature dell’Accademia?
Per niente.

Dobbiamo temere una seconda ondata di Coronavirus in autunno?
«Per l’ipotesi che sparisca abbiamo l’esperienza della Sars, che di fatto scomparse alla fine della  primavera. Potremmo trovarci nella stessa situazione. Se vogliamo paragonarla a un’influenza stagionale allora potrebbe ritornare, ma sicuramente in forma più ridotta nel senso che la maggior parte delle persone avrà ormai sviluppato gli anticorpi per il Coronavirus».

Con la speranza che tutto questo domani possa essere solo un brutto sogno c’è qualcosa di positivo che questo virus ci ha insegnato?
L’esistenza dei tuttologi.

Concludiamo la nostra chiacchierata con un ricordo nel 1984 il nostro giornale le consegno al Teatro Europa di Aprilia il premio “IN” per il suo alto prestigio nel campo della medicina. Le volevo chiedere che ricordo ha della citta di Aprilia anche se sono passati tantissimi anni.
Ottimo ricordo anche perché hanno vissuto temporaneamente amici e parenti..

DOPO QUESTA INTERVISTA ABBIAMO APPRESO  CHE IL PROF. GIULIO TARRO HA DATO MANDATO ALL’AVV. CARLO TAORMINA DI QUERELARE IL PROF. CARLO BURIONI:
“Nuovo capitolo della querelle Tarro-Burioni. Il virologo napoletano Giulio Tarro ha infatti incaricato il suo legale, l’avvocato Carlo Taormina di presentare querela nei confronti del professor Roberto Burioni e di due giornalisti per “l’opera di denigrazione continuamente perpetrata a danno del suo prestigio scientifico professionale e personale”. Nel dettaglio, “il professor Burioni – si legge in una nota del legale – è entrato volgarmente in polemica con il professor Tarro per recondite ragioni che l’autorità giudiziaria dovrà approfondire”, mentre un giornalista ha divulgato notizie false intorno al curriculum universitario del professor Tarro, addirittura accusandolo di manovre truffaldine tendenti a far emergere una immagine di studioso e di scienziato attraverso la contraffazione di titoli e di risultati della ricerca scientifica, e persino di essere stato al centro di mercimonio di riconoscimenti scientifici internazionali”. Quanto a un altro giornalista – dettaglia l’avvocato Taormina – “si è addirittura prodotto in un’accusa di falsificazione per avere il professor Tarro anticipato la data di pubblicazione di due suoi lavori scientifici”.