Intervista al Consigliere regionale Salvatore La Penna che ha firmato l’emendamento “salva Aprilia”: no a nuovi impianti su Aprilia

GESTIONE PUBBLICA DEI RIFIUTI: UNA DELLE GRANDI SFIDE DELLA POLITICA

Su incendio Loas: “condivisibile la mozione del Consiglio comunale. Un protocollo più severo per i controlli”

di Riccardo Toffoli

La Regione Lazio ha approvato il 5 agosto scorso, il nuovo piano dei rifiuti dopo anni di dibattiti e discussioni. Tra gli obiettivi del nuovo strumento di programmazione della gestione dei rifiuti che dovrebbe mettere fine alle “emergenze” ci sono: la riduzione della produzione dei rifiuti, il sostegno alla raccolta differenziata ed un equilibrio impiantistico con un particolare occhio all’economia circolare. Nell’ambito di questo ultimo principio è stato approvato un emendamento presentato dal consigliere regionale del Pd Salvatore La Penna e dalla capogruppo della lista Zingaretti Marta Bonafoni che mette un punto definitivo a nuovi impianti di trattamento ad Aprilia, compresa la tanto paventata discarica di servizio. In base all’emendamento, per la localizzazione dei nuovi impianti di ciascun Ambito Territoriale è necessario garantire un criterio di omogeneità territoriale, in modo da non determinare carichi ambientali eccessivi laddove la capacità di trattamento degli impianti soddisfi già il fabbisogno dell’intero Ambito. Appena quattro giorni dopo, l’incendio alla Loas mette in evidenza le preoccupazioni alla base dell’emendamento: troppi impianti concentrati sul territorio apriliano. Ne abbiamo parlato con il firmatario dell’emendamento, il consigliere regionale Salvatore La Penna in una lunga e dettagliata intervista.

La Regione Lazio ha approvato il nuovo piano regionale dei rifiuti. Ci dica in breve quali sono le novità. La paura dei cittadini apriliani è quella che, con il principio di sussidiarietà, il territorio apriliano possa trasformarsi in discarica di Roma? Si è riusciti ad obbligare Roma a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno del suo territorio?

“Va innanzitutto rimarcata l’importanza dell’approvazione del piano regionale dei rifiuti. Quando c’è uno strumento che favorisce la programmazione, è più semplice gestire le vicende pratico-applicative e spinose come l’impiantistica. Il piano dei rifiuti sancisce definitivamente l’autonomia degli ambiti territoriali ottimali. All’interno di ogni ambito, quindi, c’è la necessità che si chiuda il ciclo dei rifiuti. Grazie a questo principio, progressivamente e con il tempo, riusciremo ad evitare che, anche in via emergenziale, un ambito sia costretto a trattare i rifiuti di un altro ambito. L’altro principio fondamentale del piano dei rifiuti è più propriamente politico: si va verso l’economica circolare, premiando con investimenti e finanziamenti regionali, il riciclo e il riuso dei rifiuti. Un ruolo importante lo riveste la Regione che dovrà dimostrare di essere capace di mettere in campo strumenti economici per aiutare i Comuni ad abbattere la produzione dei rifiuti e ad aumentare la percentuale della raccolta differenziata. Vorrei rimarcare un’ultima cosa: il piano dei rifiuti stabilisce dei principi generali di applicazione. Non è, certamente, al suo interno il luogo dove si decidono i siti di collocazione degli impianti”.

Lei è stato primo firmatario di un emendamento approvato al piano regionale dei rifiuti che di fatto prevede uno “scudo” per Aprilia alla collocazione di nuovi impianti di rifiuti. Cosa prevede e soprattutto come garantirà che ad Aprilia non vengano costruiti nuovi impianti di rifiuti?

“Il territorio di Aprilia ha vissuto in questi anni, in maniera molto severa, la presenza di diverse servitù nell’ambito della gestione dei rifiuti. Noi, attraverso le politiche del piano regionale dei rifiuti, dobbiamo fare in modo che Aprilia possa liberarsi di questo fardello e condividere dentro una politica più omogenea ed equilibrata, l’onere degli impianti. In questo senso l’emendamento fissa un principio molto importante: laddove esistano degli impianti di trattamento o di smaltimento che chiudano l’intero fabbisogno di un ambito territoriale su un settore del ciclo rifiuti, non è possibile che siano collocati altri siti che vadano a coprire un altro settore. In parole povere: se c’è un impianto di trattamento che smaltisce tutto il fabbisogno dell’ambito territoriale, non può esserci nello stesso territorio, un impianto di smaltimento, e viceversa”.

Alcuni hanno evidenziato diverse criticità sull’efficacia dell’emendamento. Si fa riferimento ad esempio all’applicazione della norma solo se l’Ato sia stato soddisfatto e soprattutto non viene inibita la possibilità di ampliamenti degli impianti esistenti. Facendo esempi pratici poiché nell’Ato di Latina manca ancora un sito di discarica, non essendo soddisfatto l’Ato, ciò non impedisce che possa essere realizzata su territorio apriliano. Inoltre nessuno vieta la possibilità di un nuovo ampliamento della Rida. Alcuni puntano il dito sul concetto di “carichi ambientali” che può essere facilmente aggirato con l’utilizzo di nuove tecnologie. Cosa risponde?

“Ad Aprilia, in base al ragionamento che ho fatto sopra, non ci può essere una discarica proprio perché ci sono impianti di trattamento come la Rida, che soddisfano già tutto l’ambito territoriale. Questo emendamento è molto chiaro. Chiaramente un emendamento non poteva essere pensato solo su Aprilia. Esso deve basarsi su principi generali da applicare su tutto il territorio del Lazio. L’emendamento, è vero, non può bloccare eventuali ampliamenti di impianti già esistenti. Qui, però, deve essere fatta una precisazione di competenze. La politica può dare l’indirizzo generale ma le autorizzazioni specifiche degli impianti o gli ampliamenti non sono in capo alla politica ma sono in capo alle direzioni tecniche. Però vorrei rassicurare i cittadini. Il piano dei rifiuti ha sancito innanzitutto un aspetto importante per i territori: e cioè che gli ambiti territoriali corrispondano esattamente ai perimetri delle province. Questo principio ci permette progressivamente di regolare il ciclo dei rifiuti nei territori: il rifiuto proveniente da altri ambiti e quindi da fuori Provincia, non potrà essere più trattato. Ciò non avverrà subito, perché ci vuole del tempo per attuare questo principio, ma nei prossimi mesi o nei prossimi anni, avremo i primi effetti. Lo si vedrà, in particolar modo, nei prossimi rinnovi delle autorizzazioni ad esempio. Se le tonnellate autorizzate in passato, rispondevano anche alla necessità di dare delle risposte immediate a emergenze fuori ambito, con questo principio avremo nel tempo una riduzione del tonnellaggio dei rifiuti da trattare nei singoli impianti”.

Lei fa un giusto ragionamento tecnico e divide le competenze tra la politica e gli uffici. Però, di fronte ai cittadini, risponde sempre la politica anche sulle scelte che assumono gli uffici. I cittadini di Aprilia si sentono abbandonati da Zingaretti. C’è un diffuso senso di sfiducia verso l’operato del governatore del Lazio specie su queste tematiche. Si sentono cittadini di serie B di una Regione che evidentemente preferisce Roma e il suo territorio. L’ultima: la concessione a Rida dell’ampliamento dell’area di stoccaggio nonostante tutta la comunità si era espressa in maniera contraria. Perché non si tiene conto del volere di una comunità visto che anche lei era contrario a quell’ampliamento?

“Io credo fortemente al ruolo decisivo della politica nell’indirizzare le questioni, il che comporta anche delle responsabilità importanti. Negli ultimi anni i problemi sono diventati talmente complessi che possono essere rappresentati da un imbuto, dal quale è difficile uscire. Ho reputato giuste le prese di posizione del Consiglio Comunale di Aprilia, dei soggetti politici, dei vari partiti e dei cittadini per quanto riguarda l’ampliamento dell’area di stoccaggio di Rida. Posizioni nelle quali si ribadivano sia il problema del sovraffollamento degli impianti di trattamento dei rifiuti sul territorio, sia problemi di natura tecnica-urbanistica che facevano propendere per un parere contrario all’ampliamento. Ora io non voglio entrare nel merito tecnico dell’autorizzazione rilasciata dagli uffici, ma faccio una riflessione generale. La politica arriva ad incontrare questo tipo di determinazioni perché non è stata capace di programmare. Quando ci troviamo di fronte alle emergenze, le strutture determinano autonomamente sopra ogni parere del territorio. Questo significa che la politica ha fatto male il lavoro di prevenzione rispetto a questi temi e le strutture tecniche, trovatesi in difficoltà di fronte all’emergenza, hanno ritenuto di dover provvedere”.

Su Aprilia insistono molti impianti di rifiuti. Spesso collocati in prossimità di abitazioni. I residenti lamentano puzze di ogni tipo, in genere un peggioramento della qualità della vita. Provano a riunirsi in comitati ma la Regione pare sorda. Impianti che negli anni sono balzati nelle cronache nazionali per “incidenti” avvenuti. Vedi kyklos nel 2014 e ora il dramma dell’incendio della Loas. Partiamo da una considerazione generale prima di entrare nel caso specifico: è possibile avere dalla Regione regole certe che garantiscano: la salute dei residenti e dei dipendenti, maggiori controlli, una qualità di vita adeguata per chi vive intorno a questi impianti?

“Bisogna evitare, in una fase come questa con l’emergenza sanitaria per il Covid-19, che ci sia anche un gap ambientale di questo tipo. È un principio democratico molto forte mantenere standard il livello qualitativo e sanitario, per tutti i cittadini. Io ad esempio sostengo in maniera convinta l’idea di procedere ad una impiantistica pubblica. La Regione prevede ora dei finanziamenti specifici. Gli impianti di compostaggio, se fatti funzionare bene con precauzioni, filtri, investimenti tecnologici, producono un impatto meno rilevante. Se fatti funzionare male, producono un impatto devastante. Nel campo del compostaggio bisogna favorire una politica pubblica che prenda in gestione i siti operanti sul territorio e che, non dovendo fare profitto ma dare un servizio, investa per eliminare l’impatto sui cittadini. Questa credo sia oggi una delle più grandi sfide che la politica ha davanti. Per quanto riguarda la discarica, la provincia di Latina non si deve sentire forte di quanto ha già dato a livello regionale per disinteressarsi del problema ma deve procedere all’individuazione di un sito in base a tutti i parametri che possano permettere di essere il meno impattante possibile. È un dovere nei confronti dell’intero sistema regionale”.

Veniamo al caso di cronaca: l’incendio Loas. Come la Regione e in generale la politica riuscirà a stare al fianco dei cittadini colpiti da questo disastro ambientale? La Regione riconoscerà ad Aprilia lo stato di calamità ed emergenza?

“Per prima cosa vorrei dare la mia solidarietà alla città di Aprilia. L’incendio Loas assume i contorni di una vicenda molto pesante che ha impattato sul territorio, causando danni e disagi molto forti. La mozione approvata dal Consiglio Comunale è condivisibile. La Regione sta esaminando la richiesta ma è il governo che deve decretarla. La fascia di territorio, tra l’altro, è relativamente piccola. Noi sosterremo questa richiesta. La Regione metterà in campo tutte le strategie possibili. Prima di tutto per quanto riguarda la bonifica dei luoghi nel caso la gestione privata non possa farvi fronte. Inoltre avvieremo una cooperazione più stretta con la predisposizione di un protocollo stringente che veda coinvolti Prefettura, enti ed organi per un’azione più capillare sui controlli e sulle autorizzazioni. Incendi del genere non devono più verificarsi”.