IL 12 GIUGNO SI VOTA PER CINQUE QUESITI REFERENDARI

Le spiegazioni sui quesiti e le posizioni della politica locale                                           Andare a votare è sempre un atto di democrazia

di Riccardo Toffoli

Domenica 12 giugno si tornerà a votare. Una parte di italiani sarà impegnata nelle elezioni locali, la maggior parte, compresi noi apriliani, sarà invece impegnata per i cinque quesiti referendari. Si voterà nella sola giornata del 12 giugno dalle 7 alle 23. Il tema è la giustizia. Votare sì, significa modificare la legge vigente. Votare no significa mantenere l’attuale sistema. Per essere valido il referendum, ogni quesito dovrà raggiungere il cosiddetto quorum, ossia la maggioranza più uno degli aventi diritto in Italia.

I QUESITO: INCADIDABILITA’ PER I POLITICI CONDANNATI – È la legge Severino. In Italia chi è condannato in via definitiva per alcuni gravi reati penali non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade. Coloro che sono eletti in un ente locale, come i sindaci, sono invece automaticamente sospesi dopo la sentenza di primo grado. E quindi non in via definitiva. Infatti nel nostro ordinamento sono garantiti tre gradi di giudizio. Se vince il “sì”, sia l’incandidabilità per i condannati in via definitiva, sia la sospensione per gli eletti in enti locali, non saranno più automatiche ma saranno decise da un giudice caso per caso.

II QUESITO: LIMITAZIONE DELLE MISURE CAUTELARI – Le misure cautelari sono dei provvedimenti voluti dal giudice che limitano la libertà di una persona sotto indagine che quindi non ha ancora concluso un processo. Sono esempi: la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari. Oggi, queste misure possono essere applicate solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che alteri le prove oppure che continui a ripetere il reato. Se vince il “sì”, viene eliminata la ripetizione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.

III QUESITO: SEPARAZIONE DELLE CARRIERE – I magistrati italiani oggi possono passare dal ruolo di pubblici ministeri cioè coloro che svolgono la parte dell’accusa, al ruolo di giudici cioè coloro che giudicano senza vincoli. Se vince il “sì” i magistrati dovranno scegliere, all’inizio della loro carriera, se svolgere il ruolo di giudici oppure di pubblici ministeri, per poi mantenere quel ruolo per tutta la vita.

IV QUESITO: ELEZIONE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA – Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno della magistratura. È composto da 24 membri. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno 25 firme di altri magistrati a proprio sostegno. Abbiamo assistito alla pratica delle correnti. Se vince il “sì” non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria candidatura.

V QUESITO: VALUTAZIONE DEI MAGISTRATI – In Italia, i magistrati vengono valutati ogni quattro anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi che compongono il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione. In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari, ma soltanto i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati. Se vince il “sì” anche avvocati e professori universitari avrebbero il diritto di votare sull’operato dei magistrati.