DOPO 35 ANNI LA SALA MAGGIORE DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI APRILIA NON SARA’ PIU’ DEDICATA A GIACOMO MANZU’

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La cerimonia di intitolazione avvenne il 21 aprile 1991 alla presenza del Prefetto di Latina Giovanni Orefice, dello scrittore, cittadino apriliano, Stanislao Nievo, dell’assessore regionale alla cultura Teodoro Cutolo e di Inge Manzù che donò al Comune il ramoscello d’ulivo e che si disse: “lieta per l’omaggio che la città di Aprilia ha inteso riservare”

Le commissarie, in una delibera di aprile scorso, sostengono invece che: “La maggiore sala interna al predetto edificio sede della biblioteca comunale risulta priva di specifica intitolazione”

La storia della Sala che rappresenta il legame tra Aprilia, Giacomo e Inge Manzù nel segno della “pace” in oltre 35 anni di mostre e attività culturali

di Riccardo Toffoli

Le commissarie straordinarie del Comune di Aprilia, con una delibera inattesa, hanno cancellato la storica “Sala Manzù” della biblioteca comunale, una realtà culturale-artistica, entrata a far parte del patrimonio e della memoria culturale collettiva della città e dei cittadini, una sorta di “marchio” che ha attirato in 35 anni, artisti di fama internazionale e giovani artisti che vi hanno visto un trampolino di lancio per il loro successo. Tra le poche realtà identitarie che la città di Aprilia può vantare, sicuramente la “Sala Manzù” è stata quella più significativa, testimonianza del legame tra la città di Aprilia e lo scultore Giacomo Manzù che negli anni ’60, decise di venire a vivere nel colle di Campo del Fico, dove ha realizzato la villa di famiglia e il suo studio e dove attualmente riposano le sue ceneri insieme a quelle della sua cara Inge. Anche lei ha vantato con orgoglio fino all’ultimo questo legame. Le commissarie hanno deciso di rinominarla perché, si legge nella delibera: “la maggiore sala interna al predetto edificio sede della biblioteca comunale risulta priva di specifica intitolazione”. Lo stesso concetto è stato ribadito in un comunicato stampa della Commissione Straordinaria, a margine di un intenso dibattito sulla questione, a seguito della richiesta avanzata da alcuni ex amministratori di revocare la delibera e di confermare l’intitolazione a Giacomo Manzù di quella sala. È partita anche una raccolta firme di iniziativa popolare. Noi abbiamo voluto ricordare una pagina importante della storia di questa città, il legame di Giacomo ed Inge con questo territorio, suggellato proprio dalla “Sala Manzù”, chiamata così dal 21 aprile 1991, portando con sé 35 anni di storia, di cultura e di arte. Come promesso ai nostri lettori, su questo numero di settembre de Il Giornale del Lazio, abbiamo dedicato la quartina centrale al rapporto tra Giacomo ed Inge Manzù e Aprilia. Quartina che può essere staccata e conservata nelle case dei nostri lettori, come piccola ed umile radice di ciò che siamo come cittadini apriliani. È un qualcosa che ci appartiene e che fa parte del patrimonio d’identità culturale civica che, come sostenevano Falcone e Borsellino e, come ci ha ricordato anche Don Ciotti nella sua visita ad Aprilia a dicembre dell’anno scorso, rappresenta anche un argine importante contro il dilagare della cultura delle mafie.

GIACOMO MANZU’ A CAMPO DEL FICO

Quando nel 2008, ho avuto l’onore di intervistare per il quotidiano Il Tempo, Inge Shabel Manzù, lei mi disse così: “Mio marito amava il mare. Vivevamo a palazzo Torlonia sull’Appia antica e per raggiungere Tor San Lorenzo passavamo sull’Apriliana. Giacomo volle un colle per noi. Perché diceva che con il tempo, su tutti i colli si sarebbero costruite case ed ebbe ragione. Il colle di Campo del Fico era un deserto. Tranne ai piedi, dei fichi d’India da cui il nome del colle, che sono rimasti al loro posto”. Erano gli anni 1960. L’artista era già affermato. Nel 1954 aveva accettato l’insegnamento di scultura alla International Sommerakademie di Salisburgo, dove incontrò Inge Schabel, modella dei corsi dell’accademia, che diventerà sua moglie e unica musa ispiratrice. Tra il 1955 e il 1958 aveva realizzato la Porta dell’amore per il Duomo di Salisburgo e in quello stesso periodo iniziava a lavorare alla “Porta della morte” per la Basilica di San Pietro che completò nel 1963, ed è tuttora considerata uno dei suoi capolavori e uno dei più alti contributi all’arte sacra contemporanea. Nel 1964 venne inaugurata casa Manzù a Campo del Fico e il suo Atelier, situato nel Comune di Aprilia, attualmente sottoposto a vincolo, quale bene culturale di interesse storico-artistico su proposta della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle province di Frosinone e Latina. L’ingresso della villa su via Apriliana, comunque, fu un ripiego perché il Comune di Ardea gli negò l’autorizzazione ad un ingresso più ampio e pomposo di quello attuale. E così Giacomo Manzù fu costretto a vivere ad Aprilia lasciando però ad Ardea e al suo mare, il museo delle sue opere che venne inaugurato nel 1969. Dopo una lunga querelle giudiziaria, i figli hanno ottenuto nel 2021 che i resti di Giacomo Manzù, lasciassero il sacrario monumentale posto nel giardino del museo di Ardea e fossero cremati. Oggi le sue ceneri riposano vicine a quelle della moglie Inge nella residenza di Colle Manzù, sede della Fondazione, nel Comune di Aprilia.

IL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA CITTA’ E LA CITTADINANZA ONORARIA

Con il cinquantesimo anniversario della fondazione della città di Aprilia, che fu coronato dalla visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1986, la politica apriliana si accorse che forse questo legame con Manzù dovesse essere più stretto di una semplice residenza imposta dalle carte. All’epoca l’amministrazione comunale era retta dal sindaco socialista Pasquale Gallo. Aprilia concesse la cittadinanza onoraria a Manzù con deliberazione di Consiglio n.2 del 7 febbraio 1988. Era domenica. Fu un tripudio di partecipazione civica. La seduta in aula consiliare iniziò alle ore 10.45. Oltre al Prof. Giacomo Manzù (non volle mai essere chiamato Maestro), erano presenti in aula consiliare: il Prefetto di Latina Giovanni Orefice, il senatore Guido Bernardi, gli onorevoli Rodolfo Carulli e Bartolo Ciccardini, il Prof. Antonio Signore, l’assessore alla cultura della Regione Lazio Teodoro Cutolo e i sindaci dei Comuni di Ardea e Pomezia. Ma la vicinanza alla cerimonia venne espressa da tutto il mondo politico italiano. Arrivarono in Comune i telegrammi di apprezzamento e di saluto del presidente del Senato Giovanni Spadolini, della Presidente della Camera Nilde Iotti, dell’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti, del vicepresidente del Consiglio e Ministro del Tesoro Giuliano Amato, del Ministro dei Beni Culturali Carlo Vizzini e del sottosegretario di Stato Ministro per le partecipazioni statali Giulio Santarelli. Arrivarono dopo la cerimonia altri illustri telegrammi: quello del Presidente del Consiglio dei Ministri Giovanni Goria e quello del Segretario Generale del Presidente della Repubblica che portava il plauso di Francesco Cossiga. La proposta di cittadinanza onoraria a Giacomo Manzù venne approvata “per acclamazione” dei presenti.

“SCONFINATO AMORE PER L’UOMO E PER LA PACE”

Come risuonano attuali oggi le parole usate allora per giustificare la concessione della cittadinanza onoraria. Il legame con il territorio apriliano fu messo in secondo piano rispetto all’espressione nell’arte di Manzù dei sentimenti per l’uomo, inteso come caratteristiche di umanità, e soprattutto della pace. E, riflettendo su questo, viene da pensare a quanto la Sala Manzù oggi, portando proprio quel nome, avrebbe alzato da Aprilia, una bandiera di umanità e di pace, in questo difficile periodo storico e quanto ancora di più si gela il sangue a sapere che non esisterà più. Aprilia vanta –si legge nel discorso letto dal Sindaco Gallo- “un notevole patrimonio culturale e una profonda sensibilità per i valori dell’arte e della bellezza”. La grandezza dell’arte di Manzù si fonda su “elementi di ispirazione della sua profondissima umanità, della sua umiltà, del suo sconfinato amore per l’uomo e per la pace. Il tormento e l’inquietudine che agitano il mondo contemporaneo obbligano, oggi più che mai, a ritrovare l’integrità dei valori della pace, della vita e dell’uomo al fine di riacquistare quella promessa e speranza del futuro che l’arte del Maestro Manzù ha sublimato ed esaltato bellezza”. Segue la motivazione squisitamente territoriale. Una “felice circostanza rende più vicino il Maestro al sentimento degli apriliani ed è quella di aver scelto da tempo di risiedere sul nostro territorio, in località Campo del Fico, che in suo onore oggi si denomina Colle Manzù”. Il sindaco conclude il breve ma significativo discorso con i sentimenti di “stima” e “gratitudine” “per l’affetto che ha portato e porta alla Città”. Da allora il colle di Campo del Fico venne rinominato Colle Manzù e ancora oggi sono visibili sulla via Apriliana i cartelli toponomastici. Alle ore 11 la cerimonia ufficiale in aula consiliare si chiudeva e si apriva la grande mostra che ebbe risonanza a livello nazionale.

LA MOSTRA ALLA PASCOLI E LA MEDAGLIA RICORDO

Quello stesso 7 febbraio, Manzù, infatti, inaugurò una mostra strepitosa insieme a Mino Maccari nell’aula magna della scuola media Pascoli che rimase fino al 22 febbraio successivo. Presenti al catalogo il sindaco Pasquale Gallo, l’Assessore alla cultura Antonio Bragalone, la moglie di Manzù Inge Schabel, con le testimonianze critiche di Giulio Carlo Argan, uno dei più grandi storici d’arte del tempo, e di Cesare Brandi e Rodolfo Siviero. Per l’occasione Manzù coniò una bellissima medaglia a ricordo. Richiamando i simboli della pace a lui sempre cari, e il ramoscello d’ulivo, nella medaglia erano impresse cinque colombe-rondini simbolo della città e della pace. Il genio di Manzù riuscì a trasformare il simbolo delle cinque rondini, come noto posto nello stemma del Comune di Aprilia, in cinque “colombe”, con una semplicità artistica ma una potenza artistica eccezionale. Il Messaggero, nella cronaca nazionale, riporta un siparietto molto simpatico con il sindaco Gallo che ricordava a Manzù la fondazione della città. Manzù gli rispose: «Così rimandiamo a Romolo e Remo».

L’INTITOLAZIONE DELLA SALA MANZU’ DELLA BIBLIOTECA COMUNALE

Giacomo Manzù si spense nella sua villa a Colle Manzù il 17 gennaio 1991. Per l’occasione stavano terminando i lavori per il nuovo complesso culturale in via Marconi. L’allora giunta guidata dal socialista Luigi Meddi decise così per il 55° anniversario della fondazione della città, di intitolare la sala grande della biblioteca comunale, chiamata allora Aula Magna, a Giacomo Manzù. La delibera di giunta è la n. 459 del 15 aprile 1991, stanziò per tutte le manifestazioni 35 milioni di lire. Il programma dei festeggiamenti durò più giorni. Non si è badato a spese. La delibera approvò un programma che sarebbe dovuto essere allegato agli atti, ma non risulta più presente nell’archivio comunale. È una mancanza grave perché nell’allegato, che veniva approvato dalla giunta, potrebbe esserci proprio l’atto ufficiale dell’intitolazione della Sala maggiore della biblioteca comunale a Giacomo Manzù. Ci sono però le cronache dell’epoca che raccontano molto in dettaglio quanto successe. C’è Latina Oggi che da pochi anni aveva iniziato a pubblicare e c’è Il Pontino, all’epoca già quindicinale di informazione locale. Poi ci sono le foto che sono conservate nell’archivio privato della moglie Rosina Sartori e che ci sono state fornite per l’occasione. Era il 21 aprile 1991. Era anche allora una domenica, alle ore 17, si tenne una cerimonia nell’aula consiliare di piazza Roma dove il sindaco Luigi Meddi, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari, consegnò dei riconoscimenti ai familiari di alcuni personaggi ricordati per il loro impegno civico: Don Aldo Bellio e Filiberto Cavallini. Uno stesso riconoscimento venne riservato a Don Angelo Zanardo e a Zaira Lucherini. Quindi alle ore 18, la cerimonia continuò in biblioteca comunale. Inge, insieme allo scrittore Stanislao Nievo, altro cittadino illustre della città di Aprilia, al prefetto di Latina Giovanni Orefice e al suo giovane capo di gabinetto Antonio Reppucci poi divenuto Prefetto, all’assessore alla cultura della Regione Lazio Teodoro Cutolo e ovviamente al Sindaco Luigi Meddi, tagliò il nastro tricolore. La sala più grande della biblioteca comunale, lo testimoniano le cronache d’epoca, venne intitolata ufficialmente a Giacomo Manzù. Nievo ha parlato del valore culturale della Nuova Casa della Cultura, rivolgendosi alla biblioteca comunale, come “affermazione della volontà dei suoi cittadini di ricordare il passato, facendo tesoro delle memorie storiche, opere letterarie artistiche e testimonianze della terra riscaldata dalla palude”. Quanto risuonano attuali anche queste parole del caro Stanislao Nievo a cui il Comune di Aprilia non ha ancora provveduto a dedicare un qualcosa di importante. La signora Inge, in quell’occasione, si è detta “lieta per l’omaggio che la città di Aprilia ha inteso riservare allo scultore scomparso”. Per l’occasione, la famiglia Manzù donò un’opera, ramo d’ulivo, un altro riferimento al valore della pace, che da allora è custodito presso la Sala Manzù. Venne scoperta la targa intitolativa “Sala Giacomo Manzù” in marmo che ancora attualmente è posta vicino al ramoscello d’ulivo. La cerimonia è proseguita nella galleria della biblioteca comunale dove il presidente della commissione cultura, Luciano Cerù, ha presentato agli ospiti la mostra “Immaginario ad Aprilia: Progetti per Spazi urbani”, con esposizione di oltre 100 progetti per il concorso di riprogettazione delle piazze: delle Erbe, Repubblica e Benedetto Croce. Giovedì 25 aprile, giorno in cui cade l’anniversario della Fondazione di Aprilia, si è tenuta la funzione religiosa celebrata dal Vescovo Dante Bernini e la cerimonia ufficiale della deposizione della corona d’alloro presso il monumento ai Caduti, altra illustre scultura contemporanea del Maestro Luigi Gheno. Sabato 27 aprile la Banda dell’Esercito Italiano si è esibita presso il teatro Europa e infine domenica 28, i Vigili del Fuoco hanno sfilato da Piazza Roma per le vie del centro ripercorrendo in costume secoli e secoli di protezione civile, dall’antica Roma alle moderne tecnologie. Durante il dibattito emerso, il Prefetto Antonio Reppucci ha voluto testimoniare la sua presenza in quell’occasione. “All’epoca –ha scritto in un post di commento- giovane funzionario e capo di gabinetto della Prefettura, accompagnai il Prefetto Giovanni Orefice al partecipato, atteso evento”.

LA SALA MANZU’: TRAMPOLINO PER TANTI ARTISTI E IL LANCIO DELL’ “ARTE APRILIANA”

Il nome “Manzù” diede alla sala della biblioteca comunale un carattere speciale. Da allora divenne prettamente una sala espositiva che ospitò artisti di fama internazionale e giovani artisti che ne vedevano un trampolino di lancio per il successo, proprio grazie al “nome” di Giacomo Manzù. Neanche pochi mesi dopo, a gennaio 1992, la giunta Meddi approvò una delibera, la n.93, per “allestire una mostra delle opere d’arte degli artisti apriliani” e stanziò 10 milioni di lire. Gli artisti che presentarono le loro opere nella Sala Manzù furono nomi che sono entrati a pieno diritto nella storia della cultura e dell’arte di Aprilia: Lucio Ruotolo (8-16 febbraio), Tony Di Nicola (7-15 marzo), Sergio Iezzi (21-29 marzo), Claudio Cottiga (23-31 maggio), Rosy Bianco (26 settembre-4 ottobre), Dino Massarenti (7-15 novembre), Fabriano Nicolucci (21-29 novembre) e Massimo Drisaldi (12-20 dicembre). Il titolo della grande manifestazione artistica era “ApriliArte nove artisti, una città”. Scrisse il Sindaco Luigi Meddi: “attraverso l’itinerario proprio vorremo sollecitare l’emergere di intelligenze artistiche ancora più numerose di quelle che già oggi si esprimono e con indubbio valore nella nostra comunità”. Per la prima volta si parlò di “arte apriliana” e tutto questo grazie a Manzù. “Questa rassegna –scrisse l’allora assessore alla cultura Ermanno Iencinella- trova il suo comune denominatore nella medesima “cittadinanza artistica”. L’idea non poté che interessare il gruppo dei sacerdoti di Vittorio Veneto all’epoca guidati dal parroco Don Luigi Fossati che avevano da poco perso uno dei più attivi sacerdoti a livello sociale nella comunità apriliana, Don Aldo Bellio, tra l’altro motore principale del giornale della parrocchia di San Michele Arcangelo “Comunità Parrocchiale” e propulsore dei tre volumi, pietra miliare per capire l’evoluzione della società apriliana, “Aprilia il Borgo e la Città” appena dato alle stampe. La conduzione di “Comunità Parrocchiale” passò completamente nelle mani di Don Luigi Fossati che vide nella mostra, un nuovo mattoncino per la costruzione dell’identità apriliana. E così Comunità Parrocchiale, non solo diede ampio spazio alle mostre con interviste agli artisti, ma ha ospitato un disegno di ogni artista riprodotto proprio per l’occasione e per la rivista che i lettori hanno potuto incorniciare e conservare nelle proprie case. Insomma la Sala Manzù si accingeva a diventare quello che poi sarebbe diventata: il centro di irradiamento delle attività artistiche e culturali della città di Aprilia. Ne seguirono tantissime altre, tra quelle più importanti: Emilio Greco, Umberto Mastoianni e Luigi Cambellotti, Salvador Dalì, nonché la prestigiosa mostra degli “Acquarellisti Romani dell’Ottocento”. Tornando agli “artisti apriliani”, fu una stagione felice che per fortuna l’amministrazione seppe sfruttare finché ha potuto. Quel nucleo, oggi patrimonio artistico della città, ha fotografato la città di Aprilia con delle opere meravigliose, esposte per anni in un luogo unico: il campanile della chiesa di San Michele Arcangelo, ricostruito nel 1999, sotto la successiva giunta del Sindaco Gianni Cosmi. Era assessore alla cultura una giovanissima donna-sindacalista, Monica Tomassetti. Per tanti anni, il giornalista e cultore di storia locale (come amava definirsi) Gianfranco Compagno portò giovani scolaresche apriliane all’interno del campanile, alla scoperta dell’arte apriliana e della sua storia per finire in cima, lì dove suonano le campane, a godere della meravigliosa vista panoramica di Aprilia e del suo territorio. Tra i tanti c’ero anche io.

IL BUSTO DI MANZU’ OPERA DI TONY DI NICOLA

L’artista Tony Di Nicola, scomparso nel 2008, proprio alla sala Manzù presentò la mostra “Tony Di Nicola. Le opere, attraverso il pensiero del Maestro Manzù” intesa come un suo omaggio allo scultore Manzù che conosceva personalmente e di cui si diceva di esserne allievo. Di Nicola realizzò un busto del “professore” nel 1990, quando Manzù era ancora in vita. Attualmente è un esemplare unico di busto del genere dello scultore Giacomo Manzù. Esistono altri busti ma sono impressi in delle medaglie commemorative. Il busto di Manzù fu poi comprato dal Comune di Aprilia (giunta Domenico D’Alessio) per il 75° anniversario della Città di Aprilia e per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (amministrazione D’Alessio) per 25 mila euro. Il busto è stato posto lì, sotto il ramo d’ulivo, perché non solo il ricordo affettivo e artistico-culturale di Manzù continuasse a fiorire in quella sala, ma anche il suo ricordo fisico e visivo.

IL PRIMO ATTO UFFICIALE: IL COMMISSARIO ANGELO FINOCCHIARO

Quando la giunta Cosmi cadde, sotto i colpi della vicenda A.ser, si insediò il commissario prefettizio Angelo Finocchiaro che non era certo di primo pelo. Persona umile, rispettosa, di profonda cultura. Con delibera 172 del 23 maggio 2002, il commissario Finocchiario ha approvato il primo disciplinare d’uso della “Sala Manzù, ubicata nella biblioteca comunale”. Il nome “Sala Manzù” continuò ad essere mantenuto in tutti gli atti ufficiali del Comune di Aprilia: a seguire dalla delibera di giunta, la prima a maggioranza centrodestra, (Meddi bis) 243 del 30 aprile 2003 quando venne approvato un nuovo disciplinare d’uso, aggiungendo anche la sala Ragazzi.

L’INTITOLAZIONE DI TUTTA LA BIBLIOTECA COMUNALE A MANZU’

Il 29 ottobre 2013, infine, anniversario dell’inaugurazione di Aprilia, è avvenuta la cerimonia di intitolazione di tutta la biblioteca comunale a Giacomo Manzù. La decisione era stata già presa dall’Amministrazione Domenico D’Alessio (ex socialista ma maggioranza civica), già assessore nella prima giunta Meddi degli anni ’90, ed ha dovuto attendere circa due anni affinché la Prefettura desse il suo benestare. L’amministrazione comunale aveva inoltrato tale richiesta in base alla decisione del Consiglio Comunale, che con delibera n. 64 del 28 novembre 2011, aveva approvato all’unanimità la proposta. L’intitolazione a Manzù voleva essere un ulteriore omaggio allo scultore per dedicargli non soltanto una sala espositiva ma l’intera biblioteca comunale, simbolo della cultura di una città. L’occasione era doppia: il 75esimo Anniversario della Fondazione di Aprilia e il ventesimo anniversario della scomparsa di Manzù. Per l’occasione intervenne anche la cara e amata Inge che continuò ad alimentare questo legame di affetto e di vicinanza con Aprilia, finché ha potuto. Dal 2018 le sue ceneri riposano al Colle Manzù e, su volere dei figli, nel 2021 insieme a quelle di Giacomo, nel Comune di Aprilia.

“MIO PAPA’ MERITA RISPETTO”

 “Ritengo che togliere la storica intitolazione della sala maggiore della biblioteca comunale di Aprilia a Giacomo Manzú sia una mancanza di rispetto. La vicenda è triste. Penso che sia necessario difendere e mantenere la memoria di un cittadino illustre di Aprilia. Mio padre e mia madre hanno vissuto per tanti anni in questo territorio. Sono disponibile ad aiutare nelle forme più opportune ogni iniziativa per tutelare la memoria di mio padre e di mia madre”. È amareggiata Giulia Manzù, figlia di Giacomo e Inge e presidente della Fondazione Manzù. Oggi Giulia porta la responsabilità di un’eredità pesante. Come tutti i figli d’arte, in questo caso il senso è veramente letterale, ha avuto una vita predestinata. Non può fare altro se non continuare l’opera di memoria e di tutela di quel grande patrimonio artistico che rappresenta sua papà non solo in Italia ma in tutto il mondo. Inge per tutta la sua vita si era dedicata a conservare tutto, a non cambiare nulla, neanche di un centimetro, la casa e l’atelier di Colle Manzù, anche lei immolata a vivere di fatto in un “museo”. Ogni giorno andava al sacrario monumentale ad Ardea, portava un fiore a suo marito. Oggi l’atelier di Giacomo Manzù a Colle Manzù è un qualcosa di eccezionalmente unico. Grazie ad Inge e ora alla figlia Giulia, tutto è rimasto com’era dalla morte del Maestro. E la stessa Soprintendenza che ha apposto il vincolo, ha trovato un luogo perfettamente conservato. Andare oggi alla villa significa tuffarsi nel passato. Rimangono ancora quei meravigliosi cappelli di Giacomo, ben esposti sulla mensola del corridoio d’ingresso. È un qualcosa di unico che oggi la figlia Manzù deve gestire e lo fa con la consapevolezza che tutto questo meraviglioso patrimonio debba rimanere nel futuro. Bergamo, la città natale di Giacomo, farebbe carte false per riappropriarsi del nome del suo cittadino. In passato si parlò persino di portare le spoglie dell’artista nella Basilica di Santa Maria Maggiore, vicino al grande monumento funebre di un altro grande artista bergamasco, Gaetano Donizetti. A novembre dell’anno scorso, la Banca Popolare di Bergamo ha acquistato e poi donato alla città “Il Grande Cardinale in piedi”, uno dei capolavori più intesi, che il Comune ha voluto collocare nel cuore del distretto culturale che unisce Accademia Carrara, GAMeC e Museo Diocesano Adriano Bernareggi. Bergamo ha voluto così arricchire ulteriormente il proprio “museo diffuso” dedicato a Manzù, che già annovera opere come il Monumento al Partigiano in piazza Giacomo Matteotti, gli Amanti nel cortile della GAMeC e il Cardinale nei giardini del Palazzo della Provincia. Aprilia è invece stata in questi anni, pressoché assente. Non si tratta solo di garantire un sostegno economico importante (di certo si sente la mancanza dell’apporto della Banca Popolare), ma anche di avviare quelle iniziative che possano rinverdire il legame di Giacomo con la sua città. Qualcuno ha scritto: “ma Manzù che cosa ha dato ad Aprilia?”. Direi di rispondere con una sola parola: il suo nome. Il suo nome è il dono di un patrimonio culturale prezioso e inestimabile che la città di Aprilia deve assolutamente salvaguardare nel rispetto dei voleri della famiglia e della Fondazione nonché del Ministero della Cultura come garante di un questo patrimonio nazionale per cui siamo conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

IL DIBATTITO

La decisione della Commissione Straordinaria di cancellare il nome Manzù dalla sala maggiore della biblioteca comunale ha accesso un vivace dibattito civico. La città sta mostrando una certa vivacità negli ultimi mesi, facendo sentire la sua voce su diverse scelte amministrative come il nuovo piano dei parcheggi o la riduzione delle corse del trasporto pubblico locale. Ha fatto sentire la sua voce anche su questa scelta. È stata una sorpresa, anche perché non è facile interessare le persone su temi culturali, quando una città lotta ogni giorno per vedersi garantiti i servizi essenziali. Significa quindi che la Sala Manzù è entrata nel cuore degli apriliani e nella memoria collettiva di una città. L’avvocato Ermanno Iencinella, nel 1991 anno in cui è stata intitolata la sala, era assessore alla cultura. Ha promosso una raccolta di firme tra gli ex amministratori per chiedere alla commissione straordinaria la revoca, previa sospensione, della delibera di nuova intitolazione. Ha avviato una petizione popolare e ora sta depositando una nuova istanza alla commissione straordinaria. Iencinella non ha più parte attiva in alcun movimento politico, vorrebbe godersi lo studio legale che è in mano al figlio, la vita privata, il mare. E avrebbe tutto il diritto di farlo invece che dover stare a difendersi, perché così ci si sente, di fronte all’accusa di essere stato superficiale 40 anni fa. Di quella giunta, infatti, pochi sono rimasti in vita e quei pochi non si capacitano del perché si sia ritenuto di andare a rimaneggiare gli archivi comunali per una questione che nessuno ha mai messo in discussione. Del resto alla cerimonia di intitolazione, il 21 aprile 1991, ha partecipato l’allora Prefetto e il Capo di Gabinetto, forse in Prefettura a Latina ci dovrà essere del materiale a riguardo. Anche solo un invito. Era opportuno? Si sarebbe potuto intitolare qualcos’altro. Se non si trova questa delibera di intitolazione negli archivi comunali, perché non sanare il “vizio di forma” invece che cancellare la memoria collettiva di 35 anni? “E’ difficile immaginare che il Sindaco Luigi Meddi, insieme a rappresentanti della Giunta, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Insegnante Iolanda De Quattro e l’Assessore alla Cultura Avv. Ermano Iencinella oltre a molti consiglieri comunali, abbiano potuto presenziare al predetto evento in totale assenza di provvedimenti autorizzativi. –ha detto Rosina Sartori, moglie dell’ex sindaco Meddi- Ritengo sia credibile ipotizzare, che nel corso degli anni, in relazione ai numerosi traslochi e spostamenti dei vari uffici, parte della documentazione possa essere diventata, visto il lungo periodo trascorso, di difficile reperimento. (Delibere e relativi allegati). Affermare oggi che non esiste nessuna intitolazione della Sala Manzù significa liquidare frettolosamente e disconoscere ben 35 anni di storia appartenente alla comunità apriliana, oltre a tutte le numerosissime attività di grande valore che nel tempo sono state promosse e, inoltre che la prima amministrazione Meddi e tutte le altre amministrazioni che si sono succedute presiedute dai diversi Sindaci, hanno fatto un uso arbitrario della sala e del nome del maestro Giacomo Manzù”. “Perché da cittadina apriliana che ha sempre creduto nell’identità della nostra città, nelle potenzialità dei nostri concittadini, nella necessità di valorizzare il territorio anche attraverso i protagonisti della nostra storia, mettere in discussione questa scelta? –ha scritto l’ex assessore Monica Tomassetti- La risposta è venuta da sola: in quanto la costruzione dell’identità storica di una città passa anche attraverso i nomi dei luoghi. Cambiare un nome ad un luogo che è sempre stato il cuore pulsante di tutte le iniziative culturali, artistiche, storiche, politiche, significa andare a recidere un legame che nella nostra città si è creato molto lentamente e ormai si è sedimentato”. Partiti e movimenti politici (Udc, Pd, FdI), in maniera trasversale, hanno espresso forti perplessità sulla scelta fatta dalle commissarie, presentando anche accesso agli atti al Comune di Aprilia. Il Comitato di Quartiere Aprilia Centro in una nota ha detto: “L’artista Manzù è il fiore all’occhiello della storia di Aprilia e riteniamo tale revoca un atto sbagliato perché non rispetta la storia di Aprilia, non rispetta la famiglia dell’artista e non rispetta la volontà di una intera comunità. Ci auspichiamo che le Commissarie revochino immediatamente tale decisione, ripristinando al più presto l’intitolazione al maestro Manzù”. Il dibattito è andato a finire a livello provinciale e nazionale, il giornalista Clemente Pistilli ha dedicato alcune colonne sulla pagina del quotidiano nazionale La Repubblica. L’ex senatore Claudio Moscardelli ha detto pubblicamente: “La vicenda della sala Manzù della Biblioteca di Aprilia semplicemente non dovrebbe essere posta. Così come è stata condotta rappresenta una ferita per la comunità e diminuisce la fiducia dei cittadini verso le istituzioni”. La Commissione Straordinaria ha risposto con un comunicato stampa difensivo, continuando a ribadire il concetto che non esiste alcuna delibera intitolativa della sala a Giacomo Manzù. “Risulta del tutto corretta e legittima la citata deliberazione della Commissione Straordinaria n. 29/2026 con la quale, come già evidenziato,- spiega la Commissione Straordinaria – si è inteso intitolare la sala maggiore della Biblioteca ad altro personaggio di rilievo della realtà apriliana, nel pieno rispetto delle formali denominazioni già attribuite, di quanto stabilito dalla legge 1188/1927 (secondo la quale nessun monumento, lapide o altro ricordo permanente può essere dedicato in luogo pubblico o aperto al pubblico a persone che non siano decedute da almeno 10 anni), e delle circolari del Ministero dell’Interno nr. 10/1991 e nr. 4/1996, che attribuiscono alla Giunta Comunale la competenza in merito alla toponomastica locale. Si evidenzia, infine, – conclude la nota – che nella più volte citata deliberazione della Commissione Straordinaria nr. 29/2026, è stato opportunamente precisato che l’intitolazione avrebbe riguardato esclusivamente la maggiore delle sale conferenza (punto 2 del deliberato), mentre veniva stabilita l’invarianza dell’intitolazione dell’intero immobile al maestro Giacomo  Manzù”. È vero che rimane l’intitolazione a Giacomo Manzù dell’intera biblioteca comunale, ma ci sono diverse considerazioni da fare. I toponimi rispondono al bisogno principale di rendere facilmente individuabili e riconoscibili i luoghi e poi di dedicarli a dei “modelli” civici che costruiscono un’identità e quindi un’appartenenza alla comunità. Se io dico: oggi vado alla biblioteca comunale tutti sanno dove vado. Se io dico: vado alla sala della biblioteca comunale tutti mi chiederanno: quale sala? Perché ce ne sono due. Quindi il toponimo che ha precedenza è quello della sala rispetto alla biblioteca e non a caso fu la prima ad essere intitolata. Questo concetto è ben visibile sul sito del Comune di Aprilia dove si parlava genericamente di biblioteca comunale (e non biblioteca Manzù) e si era invece molto attenti a specificare il nome delle altre due sale. Dopo averlo fatto notare, il nome di Manzù è almeno tornato a indicare sul sito ufficiale del Comune la biblioteca comunale.

IL VINCOLO DEL PTPRa

Durante il dibattito è emerso inoltre come l’intero complesso, compresa la sala maggiore della biblioteca comunale, sia vincolato dal PTPR, il piano territoriale paesaggistico regionale approvato ufficialmente nel 2021. Quindi nulla può essere toccato, senza il parere preventivo della Soprintendenza. “Vorrei ricordare –ha detto in una nota l’ex assessore Luigi Bonadonna- che l’Amministrazione sta intervenendo sul Polo Culturale, in particolare sulla denominata Sala Giacomo Manzù, un bene ricadente in area individuata come bene del patrimonio identitario regionale ai sensi dell’art. 134 co. 1 lett. c) e art. 136 co. 1 lett. c) del d.lgs. n. 42/2004. Detto vincolo paesaggistico è stato approvato in via definitiva con Delibera del Consiglio Regionale del Lazio n. 5 del 21/04/2021 con cui è stato approvato il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR), dopo un lunghissimo travaglio istruttorio e lo dico con cognizione di causa avendo partecipato alla redazione. Come noto, la “tutela del paesaggio” rappresenta un valore presidiato a livello costituzionale (art. 9 Cost.), quale interesse pubblico primario, e trova regolamentazione nella Parte III del d.lgs. n. 42/2004 – Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’art. 134 co. 1 lett. c) nella formulazione vigente dopo il d.lgs. 26 marzo 2008 n. 63 stabilisce: “Sono beni paesaggistici (…) c) gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell’articolo 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156”.Il citato art. 136 co. 1 lett. c) prevede che sono sottoposti a tutela “i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici”. Si precisa che la locuzione “inclusi i centri ed i nuclei storici” è stata introdotta proprio dal d.lgs. 63/2008, recependo la prassi di vincolare interi centri storici quali complessi monumentali (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 21 giugno 2006, n. 3733). Ai sensi dell’art. 143 co. 1 lett. d) d.lgs. 42/2004, è demandata al PTPR “l’individuazione di ulteriori immobili od aree, di notevole interesse pubblico a termini dell’art. 134 co. 1 lett. c)”. E qui veniamo al punto. Le immagini che documentano l’intitolazione solenne del 21 aprile 1991, occasione in cui la famiglia del Maestro Giacomo Manzù donò alla Città l’opera in bronzo “Ramoscello d’ulivo” tuttora collocata nella sala unitamente alla targa commemorativa, al di là degli atti formali, sono patrimonio identitario della città. Come lo è la scultura in bronzo “Busto di Giacomo Manzù” dell’artista Tony Di Nicola, posizionata sotto il “Ramoscello d’ulivo” in occasione dell’estensione dell’intitolazione a Manzù dell’intera biblioteca nel 2011 e inaugurata nel 2013. Sono beni che sono preservati dalla legge sovraordinata. I proprietari, possessori o detentori hanno l’obbligo preventivo di chiedere l’autorizzazione, al fine di consentire all’autorità terza di verificare la compatibilità tra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato. Detta autorizzazione è atto autonomo e presupposto ai sensi dell’art. 146 d.lgs. 42/2004. Ebbene, nella deliberazione n. 29 del 15/04/2026, oltre alle criticità già esposte nel ricorso, a mio avviso vi è un’ulteriore criticità: dagli atti pubblicati manca il parere obbligatorio vincolante della Soprintendenza. Non è allegato né menzionato nell’atto deliberativo. Anche nell’ipotesi di procedure semplificate, andava comunque menzionato. Anche volendo sostenere che l’intervento non necessitasse di parere preventivo – tesi su cui non concordo – di tale circostanza andava fatta menzione per consentire le dovute verifiche. Io non concordo su quest’ultima tesi perché ritengo che la Sala Manzù, così come altre sale in zona vincolata paesaggisticamente, siano sale aperte al pubblico, equiparabili sotto il profilo dell’identità agli spazi aperti al pubblico. Pertanto cambiare toponimo, aggiungere o togliere una targa, è modificazione dello stato dei luoghi e va autorizzata. Ricordo che l’art. 181 d.lgs. 42/2004 è molto chiaro sulle attività eseguite in assenza o in difformità dall’autorizzazione. Concludo. Sono nato in questa città 73 anni fa, sono cresciuto con la città e i 35 anni dell’intitolazione della Sala Giacomo Manzù, con tutte le attività culturali svolte al suo interno, sono un pezzo anche della mia storia di ex amministratore e di cittadino. Il mio spirito è sempre stato collaborativo, sia da amministratore che da libero cittadino, e lo è anche in questa occasione, nel rispetto dei ruoli. Mi auguro che prevalga sempre la saggezza e l’interesse generale della nostra comunità. La mia non è una contrapposizione verso persone o figure, tanto meno verso chi ha fatto la richiesta. È un richiamo al rispetto delle procedure che tutelano tutti noi. Un pensiero e un grazie va al Maestro Giacomo Manzù, un grazie va anche a due persone che hanno voluto bene a questa città e sono stati due cari amici oltre che due bravi amministratori: al Sindaco Luigi Meddi che ha voluto l’intitolazione, e al Sindaco Domenico D’Alessio che l’ha voluta estendere all’intera biblioteca, centro delle culture della città”. Insomma senza il parere preventivo della Soprintindenza, non si può toccare niente.

Si ringraziano per il loro prezioso contributo e la loro disponibilità: Il Pontino e il suo direttore-editore Angelo Capriotti, Il Messaggero e il giornalista Stefano Cortelletti, Latina Oggi e il suo direttore Tonj Ortoleva, l’Archivio di Stato di Latina e la segreteria generale del Comune di Aprilia, l’archivio privato di Rosina Sartori, la Fondazione Giacomo Manzù. Vorrei inoltre ringraziare tutti coloro che mi hanno dato e continuano a darmi la forza di scrivere, e in particolare il mio caro amico nonché direttore de Il Giornale del Lazio Bruno Iorillo che, in tanti anni di lavoro insieme, mi ha lasciato sempre libero di esprimermi, fidandosi e accogliendo le proposte giornalistiche con grande lungimiranza e convinzione. Dopo tutto quello che è successo, tutti noi ci siamo posti tanti interrogativi e se ancora scrivo è per la forza dei nostri lettori e la vicinanza di un direttore, forse unico nel panorama della carta stampata. Ne approfitto di questo piccolo spazio di ringraziamento, se vorrà concedermelo, perché me lo sentivo e perché è giusto rendere trasparenti ai lettori anche i nostri dubbi. Coerenza, convinzione, coraggio, trasparenza, disinteresse se non quello dell’informazione e dell’opinione per la città: è questa una missione difficile che continueremo a portare avanti con intransigenza. E ringrazio Bruno, nonché tutti i colleghi de Il Giornale del Lazio (ringraziamento esteso anche a tutti i colleghi che giornalmente scrivono per le varie testate sulle pagine di Aprilia che non è semplice), per farlo insieme.