La cerimonia di intitolazione avvenne il 21 aprile 1991 alla presenza del Prefetto di Latina Giovanni Orefice, dello scrittore, cittadino apriliano, Stanislao Nievo, dell’assessore regionale alla cultura Teodoro Cutolo e di Inge Manzù che donò al Comune il ramoscello d’ulivo e che si disse: “lieta per l’omaggio che la città di Aprilia ha inteso riservare”Le commissarie, in una delibera di aprile scorso, sostengono invece che: “La maggiore sala interna al predetto edificio sede della biblioteca comunale risulta priva di specifica intitolazione”
La storia della Sala che rappresenta il legame tra Aprilia, Giacomo e Inge Manzù nel segno della “pace” in oltre 35 anni di mostre e attività culturali
di RICCARDO TOFFOLI
Le commissarie straordinarie del Comune di Aprilia, con una delibera inattesa, hanno cancellato la storica “Sala Manzù” della biblioteca comunale, una realtà culturale-artistica, entrata a far parte del patrimonio e della memoria culturale collettiva della città e dei cittadini, una sorta di “marchio” che ha attirato in 35 anni, artisti di fama internazionale e giovani artisti che vi hanno visto un trampolino di lancio per il loro successo. Tra le poche realtà identitarie che la città di Aprilia può vantare, sicuramente la “Sala Manzù” è stata quella più significativa, testimonianza del legame tra la città di Aprilia e lo scultore Giacomo Manzù che negli anni ’60, decise di venire a vivere nel colle di Campo del Fico, dove ha realizzato la villa di famiglia e il suo studio e dove attualmente riposano le sue ceneri insieme a quelle della sua cara Inge. Anche lei ha vantato con orgoglio fino all’ultimo questo legame. Le commissarie hanno deciso di rinominarla perché, si legge nella delibera: “la maggiore sala interna al predetto edificio sede della biblioteca comunale risulta priva di specifica intitolazione”. Noi abbiamo, invece, voluto ricordare una pagina importante della storia di questa città, il legame di Giacomo ed Inge con questo territorio, suggellato proprio dalla “Sala Manzù”, chiamata così dal 21 aprile 1991, portando con sé 35 anni di storia, di cultura e di arte. Sul numero di settembre, Il Giornale del Lazio, dedicherà la quartina centrale al rapporto tra Giacomo ed Inge Manzù e Aprilia, che può essere staccata e conservata nelle case dei nostri lettori, come piccola ed umile radice di ciò che siamo come cittadini apriliani.
GIACOMO MANZU’ A CAMPO DEL FICO
Quando nel 2008, ho avuto l’onore di intervistare per il quotidiano Il Tempo, Inge Shabel Manzù, lei mi disse così: “Mio marito amava il mare. Vivevamo a palazzo Torlonia sull’Appia antica e per raggiungere Tor San Lorenzo passavamo sull’Apriliana. Giacomo volle un colle per noi. Perché diceva che con il tempo, su tutti i colli si sarebbero costruite case ed ebbe ragione. Il colle di Campo del Fico era un deserto. Tranne ai piedi, dei fichi d’India da cui il nome del colle, che sono rimasti al loro posto”. Erano gli anni 1960. L’artista era già affermato. Nel 1954 aveva accettato l’insegnamento di scultura alla International Sommerakademie di Salisburgo, dove incontrò Inge Schabel, modella dei corsi dell’accademia, che diventerà sua moglie e unica musa ispiratrice. Tra il 1955 e il 1958 aveva realizzato la Porta dell’amore per il Duomo di Salisburgo e in quello stesso periodo iniziava a lavorare alla “Porta della morte” per la Basilica di San Pietro che completò nel 1963, ed è tuttora considerata uno dei suoi capolavori e uno dei più alti contributi all’arte sacra contemporanea. Nel 1964 venne inaugurata casa Manzù a Campo del Fico e il suo Atelier, situato nel Comune di Aprilia, attualmente in fase di sottoposizione a vincolo, quale bene culturale di interesse storico-artistico su proposta della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle province di Frosinone e Latina. L’ingresso della villa su via Apriliana, comunque, fu un ripiego perché il Comune di Ardea gli negò l’autorizzazione ad un ingresso più ampio e pomposo di quello attuale. E così Giacomo Manzù fu costretto a vivere ad Aprilia lasciando però ad Ardea e al suo mare, il museo delle sue opere che venne inaugurato nel 1969.
IL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA CITTA’ E LA CITTADINANZA ONORARIA
Con il cinquantesimo anniversario della fondazione della città di Aprilia, che fu coronato dalla visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1986, la politica apriliana si accorse che forse questo legame con Manzù dovesse essere più stretto di una semplice residenza imposta dalle carte. All’epoca l’amministrazione comunale era retta dal sindaco socialista Pasquale Gallo. Aprilia concesse la cittadinanza onoraria a Manzù con deliberazione di Consiglio n.2 del 7 febbraio 1988. Era domenica. Fu un tripudio di partecipazione civica. La seduta in aula consiliare iniziò alle ore 10.45. Oltre al Prof. Giacomo Manzù (non volle mai essere chiamato Maestro), erano presenti in aula consiliare: il Prefetto di Latina Giovanni Orefice, il senatore Guido Bernardi, gli onorevoli Rodolfo Carulli e Bartolo Ciccardini, il Prof. Antonio Signore, l’assessore alla cultura della Regione Lazio Teodoro Cutolo e i sindaci dei Comuni di Ardea e Pomezia. Ma la vicinanza alla cerimonia venne espressa da tutto il mondo politico italiano. Arrivarono in Comune i telegrammi di apprezzamento e di saluto del presidente del Senato Giovanni Spadolini, della Presidente della Camera Nilde Iotti, dell’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti, del vicepresidente del Consiglio e Ministro del Tesoro Giuliano Amato, del Ministro dei Beni Culturali Carlo Vizzini e del sottosegretario di Stato Ministro per le partecipazioni statali Giulio Santarelli. Arrivarono dopo la cerimonia altri illustri telegrammi: quello del Presidente del Consiglio dei Ministri Giovanni Goria e quello del Segretario Generale del Presidente della Repubblica che portava il plauso di Francesco Cossiga. La proposta di cittadinanza onoraria a Giacomo Manzù venne approvata “per acclamazione” dei presenti.
“SCONFINATO AMORE PER L’UOMO E PER LA PACE”
Come risuonano attuali oggi le parole usate allora per giustificare la concessione della cittadinanza onoraria. Il legame con il territorio apriliano fu messo in secondo piano rispetto all’espressione nell’arte di Manzù dei sentimenti per l’uomo, inteso come caratteristiche di umanità, e soprattutto della pace. E, riflettendo su questo, viene da pensare a quanto la Sala Manzù oggi, portando proprio quel nome, avrebbe alzato da Aprilia, una bandiera di umanità e di pace, in questo difficile periodo storico e quanto ancora di più si gela il sangue a sapere che non esisterà più. Aprilia vanta –si legge nel discorso letto dal Sindaco Gallo- “un notevole patrimonio culturale e una profonda sensibilità per i valori dell’arte e della bellezza”. La grandezza dell’arte di Manzù si fonda su “elementi di ispirazione della sua profondissima umanità, della sua umiltà, del suo sconfinato amore per l’uomo e per la pace. Il tormento e l’inquietudine che agitano il mondo contemporaneo obbligano, oggi più che mai, a ritrovare l’integrità dei valori della pace, della vita e dell’uomo al fine di riacquistare quella promessa e speranza del futuro che l’arte del Maestro Manzù ha sublimato ed esaltato bellezza”. Segue la motivazione squisitamente territoriale. Una “felice circostanza rende più vicino il Maestro al sentimento degli apriliani ed è quella di aver scelto da tempo di risiedere sul nostro territorio, in località Campo del Fico, che in suo onore oggi si denomina Colle Manzù”. Il sindaco conclude il breve ma significativo discorso con i sentimenti di “stima” e “gratitudine” “per l’affetto che ha portato e porta alla Città”. Da allora il colle di Campo del Fico venne rinominato Colle Manzù e ancora oggi sono visibili sulla via Apriliana i cartelli toponomastici. Alle ore 11 la cerimonia ufficiale in aula consiliare si chiudeva e si apriva la grande mostra che ebbe risonanza a livello nazionale.
LA MOSTRA ALLA PASCOLI E LA MEDAGLIA RICORDO
Quello stesso 7 febbraio, Manzù, infatti, inaugurò una mostra strepitosa insieme a Mino Maccari nell’aula magna della scuola media Pascoli che rimase fino al 22 febbraio successivo. Presenti al catalogo il sindaco Pasquale Gallo, l’Assessore alla cultura Antonio Bragalone, la moglie di Manzù Inge Schabel, con le testimonianze critiche di Giulio Carlo Argan, uno dei più grandi storici d’arte del tempo, e di Cesare Brandi e Rodolfo Siviero. Per l’occasione Manzù coniò una bellissima medaglia a ricordo. Richiamando i simboli della pace a lui sempre cari, e il ramoscello d’ulivo, nella medaglia erano impresse cinque colombe-rondini simbolo della città e della pace. Il Messaggero, nella cronaca nazionale, riporta un siparietto molto simpatico con il sindaco Gallo che ricordava a Manzù la fondazione della città. Manzù gli rispose: «Così rimandiamo a Romolo e Remo».
L’INTITOLAZIONE DELLA SALA MANZU’ DELLA BIBLIOTECA COMUNALE
Giacomo Manzù si spense nella sua villa a Colle Manzù il 17 gennaio 1991. Per l’occasione stavano terminando i lavori per il nuovo complesso culturale in via Marconi. L’allora giunta guidata dal socialista Luigi Meddi decise così per il 55° anniversario della fondazione della città, di intitolare la sala grande della biblioteca comunale, chiamata allora Aula Magna, a Giacomo Manzù. La delibera di giunta è la n. 459 del 15 aprile 1991, stanziò per tutte le manifestazioni 35 milioni di lire. Il programma dei festeggiamenti durò più giorni. Non si è badato a spese. La delibera approvò un programma che sarebbe dovuto essere allegato agli atti, ma non risulta nell’archivio comunale. Ci sono però le cronache dell’epoca che raccontano molto in dettaglio quanto successe. Era il 21 aprile 1991. Era anche allora una domenica, alle ore 17, si tenne una cerimonia nell’aula consiliare di piazza Roma dove il sindaco Luigi Meddi, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari, consegnò dei riconoscimenti ai familiari di alcuni personaggi ricordati per il loro impegno civico: Don Aldo Bellio e Filiberto Cavallini. Uno stesso riconoscimento venne riservato a Don Angelo Zanardo e a Zaira Lucherini. Quindi alle ore 18, la cerimonia continuò in biblioteca comunale. Inge, insieme allo scrittore Stanislao Nievo, altro cittadino illustre della città di Aprilia, al prefetto di Latina Giovanni Orefice, all’assessore alla cultura della Regione Lazio Teodoro Cutolo e ovviamente al Sindaco Luigi Meddi, tagliò il nastro tricolore. La sala più grande della biblioteca comunale, lo testimoniano le cronache d’epoca, venne intitolata ufficialmente a Giacomo Manzù. Nievo ha parlato del valore culturale della Nuova Casa della Cultura, rivolgendosi alla biblioteca comunale, come “affermazione della volontà dei suoi cittadini di ricordare il passato, facendo tesoro delle memorie storiche, opere letterarie artistiche e testimonianze della terra riscaldata dalla palude”. Quanto risuonano attuali anche queste parole del caro Stanislao Nievo a cui il Comune di Aprilia non ha ancora provveduto a dedicare un qualcosa di importante. La signora Inge, in quell’occasione, si è detta “lieta per l’omaggio che la città di Aprilia ha inteso riservare allo scultore scomparso”. Per l’occasione, la famiglia Manzù donò un’opera, ramo d’ulivo, un altro riferimento al valore della pace, che da allora è custodito presso la Sala Manzù. La cerimonia è proseguita nella galleria della biblioteca comunale dove il presidente della commissione cultura, Luciano Cerù, ha presentato agli ospiti la mostra “Immaginario ad Aprilia: Progetti per Spazi urbani”, con esposizione di oltre 100 progetti per il concorso di riprogettazione delle piazze: delle Erbe, Repubblica e Benedetto Croce. Giovedì 25 aprile, giorno in cui cade l’anniversario della Fondazione di Aprilia, si è tenuta la funzione religiosa celebrata dal Vescovo Dante Bernini e la cerimonia ufficiale della deposizione della corona d’alloro presso il monumento ai Caduti, altra illustre scultura contemporanea del Maestro Luigi Gheno. Sabato 27 aprile la Banda dell’Esercito Italiano si è esibita presso il teatro Europa e infine domenica 28, i Vigili del Fuoco hanno sfilato da Piazza Roma per le vie del centro ripercorrendo in costume secoli e secoli di protezione civile, dall’antica Roma alle moderne tecnologie.
LA SALA MANZU’: TRAMPOLINO PER TANTI ARTISTI E IL LANCIO DELL’ “ARTE APRILIANA”
Il nome “Manzù” diede alla sala della biblioteca comunale un carattere speciale. Da allora divenne prettamente una sala espositiva che ospitò artisti di fama internazionale e giovani artisti che ne vedevano un trampolino di lancio per il successo, proprio grazie al “nome” di Giacomo Manzù. Neanche pochi mesi dopo, a gennaio 1992, la giunta Meddi approvò una delibera, la n.93, per “allestire una mostra delle opere d’arte degli artisti apriliani” e stanziò 10 milioni di lire. Gli artisti che presentarono le loro opere nella Sala Manzù furono nomi che sono entrati a pieno diritto nella storia della cultura e dell’arte di Aprilia: Lucio Ruotolo (8-16 febbraio), Tony Di Nicola (7-15 marzo), Sergio Iezzi (21-29 marzo), Claudio Cottiga (23-31 maggio), Rosy Bianco (26 settembre-4 ottobre), Dino Massarenti (7-15 novembre), Fabriano Nicolucci (21-29 novembre) e Massimo Drisaldi (12-20 dicembre). Il titolo della grande manifestazione artistica era “ApriliArte nove artisti, una città”. Scrisse il Sindaco Luigi Meddi: “attraverso l’itinerario proprio vorremo sollecitare l’emergere di intelligenze artistiche ancora più numerose di quelle che già oggi si esprimono e con indubbio valore nella nostra comunità”. Per la prima volta si parlò di “arte apriliana” e tutto questo grazie a Manzù. “Questa rassegna –scrisse l’allora assessore alla cultura Ermanno Iencinella- trova il suo comune denominatore nella medesima “cittadinanza artistica”. L’idea non poté che interessare il gruppo dei sacerdoti di Vittorio Veneto all’epoca guidati dal parroco Don Luigi Fossati che avevano da poco perso uno dei più attivi sacerdoti a livello sociale nella comunità apriliana, Don Aldo Bellio, tra l’altro motore principale del giornale della parrocchia di San Michele Arcangelo “Comunità Parrocchiale” e propulsore dei tre volumi, pietra miliare per capire l’evoluzione della società apriliana, “Aprilia il Borgo e la Città” appena dato alle stampe. La conduzione di “Comunità Parrocchiale” passò completamente nelle mani di Don Luigi Fossati che vide nella mostra, un nuovo mattoncino per la costruzione dell’identità apriliana. E così Comunità Parrocchiale, non solo diede ampio spazio alle mostre con interviste agli artisti, ma ha ospitato un disegno di ogni artista riprodotto proprio per l’occasione e per la rivista che i lettori hanno potuto incorniciare e conservare nelle proprie case. Insomma la Sala Manzù si accingeva a diventare quello che poi sarebbe diventata: il centro di irradiamento delle attività artistiche e culturali della città di Aprilia. Ne seguirono tantissime altre, tra quelle più importanti: la monografica sulla “campagna romana” e l’omaggio a Emilio Greco nel 1994, ma anche la mostra di Marc Chagall e molto molto altro. Tornando agli “artisti apriliani”, fu una stagione felice che per fortuna l’amministrazione seppe sfruttare finché ha potuto. Quel nucleo, oggi patrimonio artistico della città, ha fotografato la città di Aprilia con delle opere meravigliose, esposte per anni in un luogo unico: il campanile della chiesa di San Michele Arcangelo, ricostruito nel 1999, sotto la giunta del Sindaco Gianni Cosmi. Era assessore alla cultura una giovanissima donna-sindacalista, Monica Tomassetti. Per tanti anni, il giornalista e cultore di storia locale (come amava definirsi) Gianfranco Compagno portò giovani scolaresche apriliane all’interno del campanile, alla scoperta dell’arte apriliana e della sua storia per finire in cima, lì dove suonano le campane, a godere della meravigliosa vista panoramica di Aprilia e del suo territorio. Tra i tanti c’ero anche io.
IL BUSTO DI MANZU’ OPERA DI TONY DI NICOLA
L’artista Tony Di Nicola, scomparso nel 2008, proprio alla sala Manzù presentò la mostra “Tony Di Nicola. Le opere, attraverso il pensiero del Maestro Manzù” intesa come un suo omaggio allo scultore Manzù che conosceva personalmente e di cui si diceva di esserne allievo. Di Nicola realizzò un busto del “professore” nel 1990, quando Manzù era ancora in vita. Il busto di Manzù fu poi comprato dal Comune di Aprilia per il 75° anniversario della Città di Aprilia e per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (amministrazione D’Alessio) per 25 mila euro. Il busto è stato posto lì, sotto il ramo d’ulivo, perché non solo il ricordo affettivo e artistico-culturale di Manzù continuasse a fiorire in quella sala, ma anche il suo ricordo fisico e visivo.
IL PRIMO ATTO UFFICIALE: IL COMMISSARIO ANGELO FINOCCHIARO
Quando la giunta Cosmi cadde, sotto i colpi della vicenda A.ser, si insediò il commissario prefettizio Angelo Finocchiaro che non era certo di primo pelo. Persona umile, rispettosa, di profonda cultura. Con delibera 172 del 23 maggio 2002, il commissario Finocchiario approva il primo disciplinare d’uso della “Sala Manzù, ubicata nella biblioteca comunale”. Il nome “Sala Manzù” continuò ad essere mantenuto in tutti gli atti ufficiali del Comune di Aprilia: a seguire dalla delibera di giunta, la prima a maggioranza centrodestra, (Meddi bis) 243 del 30 aprile 2003 quando venne approvato un nuovo disciplinare d’uso, aggiungendo anche la sala Ragazzi.
L’INTITOLAZIONE DI TUTTA LA BIBLIOTECA COMUNALE A MANZU’
Il 29 ottobre 2013, infine, anniversario dell’inaugurazione di Aprilia, è avvenuta la cerimonia di intitolazione di tutta la biblioteca comunale a Giacomo Manzù. La decisione era stata già presa dall’Amministrazione Domenico D’Alessio (ex socialista ma maggioranza civica), già assessore nella prima giunta Meddi degli anni ’90, ed ha dovuto attendere circa due anni affinché la Prefettura desse il suo benestare. L’amministrazione comunale aveva inoltrato tale richiesta in base alla decisione del Consiglio Comunale, che con delibera n. 64 del 28 novembre 2011, aveva approvato all’unanimità la proposta. L’intitolazione a Manzù voleva essere un ulteriore omaggio allo scultore per dedicargli non soltanto una sala espositiva ma l’intera biblioteca comunale, simbolo della cultura di una città. L’occasione era doppia: il 75esimo Anniversario della Fondazione di Aprilia e il ventesimo anniversario della scomparsa di Manzù. Per l’occasione intervenne anche la cara e amata Inge che continuò ad alimentare questo legame di affetto e di vicinanza con Aprilia, finché ha potuto. Dal 2018 le sue ceneri riposano al Colle Manzù e, su volere dei figli, nel 2021 insieme a quelle di Giacomo, nel Comune di Aprilia.
Si ringraziano per il loro prezioso contributo e la loro disponibilità: Il Messaggero e il giornalista Stefano Cortelletti, Latina Oggi e il suo direttore Tonj Ortoleva, Il Pontino e il suo direttore-editore Angelo Capriotti, l’Archivio di Stato di Latina e la segreteria generale del Comune di Aprilia.







