800 REDDITI DI CITTADINANZA AD APRILIA MA DANNO ORE ALLA COLLETTIVITA’?

I puc avviati dal Comune sono pochi. Molti hanno esenzioni. Diversi hanno rinunciato al reddito appena sono stati chiamati.

Intanto parchi pubblici, aree verdi e spazi pubblici vengono lasciati al volontariato dei comitati di quartiere. L’assessore Barbaliscia: “Siamo tra i pochi Comuni italiani ad aver avviato i Puc”

di Riccardo Toffoli

Sono circa 800 i nuclei familiari di Aprilia che beneficiano di un reddito di cittadinanza, ma pochissimi coloro che hanno accettato un Puc e i parchi e in genere le aree verdi sono abbandonate a se stesse o, se va bene, al volontariato dei comitati di quartiere. Non solo i Puc sono pochi ma persino gli ex Lsu, i lavori socialmente utili, non possono più essere rinnovati. La colpa? Per questi ultimi sarebbe dei sindacati i quali hanno chiesto che i lavori socialmente utili venissero stabilizzati come lavoratori a tutti gli effetti e non più sfruttati. Gli Lsu erano persone che beneficiavano di un sussidio di sostegno al reddito e che si trovavano in condizione di svantaggio nel mercato del lavoro. Pertanto erano impiegati a beneficio di tutta la collettività. Ad Aprilia hanno svolto importanti lavori di manutenzione, molti erano impiegati nei parchi o anche nelle scuole. “Non abbiamo più potuto rinnovare i contratti Lsu per delle rivendicazioni delle sigle sindacali –ci spiega l’assessore ai servizi sociali Francesca Barbaliscia- che se vogliamo erano anche corrette. In pratica si è detto che questo tipo di lavoro non poteva essere sfruttato per sostituire un posto di lavoro a tutti gli effetti”. Cioè in pratica che si sarebbe dovuto assumere invece che continuare con la pratica degli Lsu. E così si è preferito non rinnovare. I lavoratori socialmente utili erano una risorsa preziosa per la città. E anche per loro era importante sentirsi impiegati in un lavoro che li legava alla collettività. Ma se non è andata bene con gli Lsu figuriamoci con i redditi di cittadinanza. Si era detto che a fronte della percezione del reddito di cittadinanza, venivano riconosciute delle ore di servizio alla collettività o ad un percorso di inserimento sociale e al lavoro. Sono i cosiddetti Puc, ossia i progetti utili alla collettività. Neanche questi sono decollati. “Anche in questo caso ci sono state delle forti resistenze –ci spiega l’assessore ai servizi sociali- e questo è avvenuto a livello nazionale. Vorrei però precisare che a differenza di altri Comuni, Aprilia ha fatto partire alcuni Puc”. Ma certamente a fronte della grande platea di 800 percettori, sono sicuramente pochi. “I numeri però non devono essere presi come nudi e crudi –ha detto l’assessore- su questa platea ci sono tantissime problematiche, parlo di problematiche sociali delle famiglie ma anche di disabilità. Non sempre quindi è possibile mettere in piedi un Puc. Ogni caso va studiato e trattato a sé e gli uffici stanno portando avanti un ottimo lavoro in questo senso. Altri invece, hanno proprio rifiutato. Ci hanno detto: non posso venire. E noi abbiamo chiesto: perché non può venire? In quel caso siamo intervenuti con le misure che avevamo a disposizione. Attualmente abbiamo diversi Puc che operano all’interno dell’ente comunale. Credo che sia molto importante per chi ha un reddito di cittadinanza, ritrovare un percorso per sentirsi impegnato o comunque avere la possibilità di reintrodursi nel mondo del lavoro. È possibile anche avviare dei percorsi di formazione ad esempio e quindi di riconversione”. Due anni di pandemia hanno sicuramente bloccato il processo di attuazione completa della legge che affida il reddito di cittadinanza a chi ne ha bisogno per avviare un percorso di reintroduzione al lavoro. Era questo l’intento della legge. Ad Aprilia sono 800 i percettori di reddito di cittadinanza che a sua volta sono beneficiari per il loro nucleo familiare. Significa che se ogni percettore di reddito ha una famiglia di quattro persone, sono circa 3 mila gli apriliani in genere che fanno affidamento su questa entrata. Nonostante questo la situazione generale di abbandono dei nostri parchi, delle nostre aree verdi e in genere degli spazi comuni è sotto gli occhi di tutti. Si fa tanto affidamento sul volontariato dei comitati di quartiere che fanno un ottimo lavoro ma non è sufficiente e ci sono parchi di “nessuno” perché non esiste un comitato che li segue, in completo abbandono.