I bambini Siriani: Tra le nuvole di zucchero filato

 

 


di Antonella Bonaffini

La Siria, per mille motivi, è una terra che sento quasi di poter conoscere e che porto nel cuore. E’ una terra piena di straordinaria dignità, una dignità che appartiene soprattutto ai suoi figli più piccoli, i bambini, una dignità che appartiene a chi muore. Perché sapete, anche per morire bisogna essere Uomini, bisogna conoscere quella dignità che a molti è purtroppo sconosciuta. Risale al lontano marzo del 2011 la rivolta popolare contro il regime di Bashar Assad. Le manifestazioni di protesta furono subito combattute con fermezza. In molti parlarono di repressione feroce ma la contestazione tuttavia rimase ferma ed in men che non si dica, si trasformò in un’autentica lotta.
Una guerra che a parer di alcuni sarebbe già finita, dopo nove lunghi anni, ma che a parer di altri sarebbe appena iniziata. Passando in rassegna questi ultimi anni, non ci si può di certo  fermare al mezzo milione di morti, che potrebbero però bastare per definire questo increscioso conflitto come uno dei più sanguinosi massacri della nostra epoca.
Le immagini di quel dolore, sono vergognosamente sotto gli occhi di tutto il mondo e ritraggono bambini che da quel conflitto sono stati completamente devastati, bambini che si trascinano feriti per strada, piccoli esseri che spesso piangono i loro genitori, creature a cui la vita ha maledettamente e peccaminosamente sottratto ogni colore. Ma i bambini, non dovevano nascere solo per correre, ridere e giocare? Perché i loro piedi sono dilaniati dai sassi? Dove sono i verdi prati che Dio aveva promesso ai bambini Siriani? Dove sono le nuvole di zucchero filato su cui poter saltare? Volutamente, dinanzi ad immagini che dovrebbero togliere ogni colore alle nostre giornate, non parlerò delle suddivisioni politiche che hanno segnato e che continuano a segnare il popolo siriano, volutamente, dinanzi ad immagini che dovrebbero togliere ogni sogno alle nostre nottate, non parlerò del potere dei grandi di questa terra, perché dinanzi ad un bambino che muore, tutti, nessuno escluso, registriamo uno dei fallimenti più clamorosi che la storia ci abbia potuto regalare. E spiegatemi cosa adesso fa il modo che, mentre in Siria si continua a sparare, il mondo, l’intero mondo, china il suo capo. E vigliaccamente resta a guardare.