TRIBUNALE DIRITTO DEL MALATO:Incendio Loas, ancora disastri “annunciati” nel nostro territorio

Claudio Frollano del DIRITTO DEL MALATO

È incredibile come in questo nostro Paese tutto sia permesso e le responsabilità di ciò che succede vengano alla fine così spacchettate tra i vari soggetti, Regione, Provincia, Comune e chissà quanti altri altri, che come da copione oramai ben noto, solo a fatto avvenuto, il massimo che tutte queste entità possono dire è: “Andremo fino in fondo!!”. E c’è la corsa ad individuare chi forse ha più responsabilità dell’altro, ma solo per poter dire, alla luce delle disastrose conseguenze: “Noi non potevamo fare nulla, non era di nostra competenza”. Ed ancora una volta a pagare con la propria salute sono solo i cittadini.

Ma d’altronde se tutti possono aprire attività che potrebbero avere un impatto ambientale anche dove la zona industriale, qualora sia prevista,  insista sul territorio e vicino alle abitazioni e, ancora peggio, dove c’è la possibilità di avviare cicli produttivi senza avere neanche soddisfatto le normative di sicurezza necessarie, beh…allora può accadere di tutto. Insomma siamo uno dei Paesi più bravi a dettare le norme, ma anche  il peggiore a farle rispettare.

Ammesso e non concesso che determinati siti per il trattamento dei rifiuti possano sorgere e fatti operare anche vicino a centri abitati e comunque non ad appropriata distanza di sicurezza, a maggior ragione ci chiediamo come sia possibile che al loro interno si possano trasgredire anche le più basilari regole sulla sicurezza!! Come è possibile che non ci sia nessuna attenzione e quindi che nessun controllo venga effettuato per verificare il rispetto delle relative normative? Per usare una frase che al momento va molto di moda: scarti fuori dei capannoni e sistema antincendio non adeguato era tutto all’insaputa di tutti? Anche di chi doveva controllare?

Ma la domanda che sorge spontanea è:“Ma chi doveva controllare?” Perché al momento non si riesce a capire neanche questo. Aspetteremo che si percentualizzino le responsabilità e forse capiremo. Ma nel frattempo ci stiamo intossicando e stiamo avvelenando le nostre coltivazioni.

Una cosa certa anche se difficile da accettare è che la colpa sia tutta della Provincia, Regione… ma noi come territorio interessato siamo sicuri di non averne?

Questa assurda rassegnazione che colpisce tutti, ed in particolare i nostri amministratori, i quali hanno il compito e il dovere di vegliare sulla nostra salute, funziona come un anestetico che impedisce  lo svilupparsi di programmi di analisi e di caratterizzazione dell’entità del rischio per l’ambiente e la salute pubblica. Siti come il Loas, deputati al trattamento dei rifiuti, necessitano di una costante sorveglianza affinchè tutti i parametri sulla sicurezza vengano rispettati.

E poi ancora, a distanza di 5 giorni da quando si è sviluppato l’incendio, si rileva una superficiale o quasi assente informazione rivolta a tutta la cittadinanza del territorio, che informi su quali sono i comportamenti da tenere nelle varie zone del territorio: finestre aperte o chiuse e dove; nome e cognome delle zone più esposte; pericolosità dei fumi che si continuano a sprigionare. Ultima ma non meno importante, prevedere una macchina che giri nelle varie aree del nostro territorio a diffondere le giuste e diverse raccomandazioni. Come si è pensato di raggiungere le persone che non hanno e non usano i social per indirizzarli a tenere i giusti comportamenti?

Purtroppo l’impressione è che finirà tutto a tarallucci e vino, tanto gli effetti devastanti sulla salute di chi è stato esposto a queste sostanze nocive per la salute, speriamo di no, ma arriveranno tra qualche anno.

È tutto sommato ciò che è successo con il prezioso Studio Epidemiologico condotto sul nostro territorio, che ha evidenziato alcune forme tumorali superiori alla media regionale sia per incidenza che per mortalità, e per le quali non siamo stati capaci di creare e quindi prevedere programmi di screening mirati, neanche per quelle persone che vivono nelle zone più colpite.

Come sempre però non e mai troppo tardi per salvare il salvabile. Auspichiamo quindi un pieno coinvolgimento delle persone che vivono nelle zone che sono state più esposte, affinché vengano supportate e consigliate a tenere i giusti e meno dannosi comportamenti per la propria salute. Ordinanze comunali di divieti non sono sufficienti.

Ci auguriamo inoltre che appena usciti da questo disastro, si riprendano subito le mappe dei siti industriali (che sono state già elaborate), si faccia l’analisi dei rischi di ogni singolo sito produttivo, specialmente di quelli dove si trattano rifiuti, si avviino i controlli per la verifica del rispetto delle normative previste e soprattutto si stabiliscano i relativi piani per una eventuale evacuazione degli abitanti che vivono nell’area di produzione interessata.