QUANDO SI DICE “IELLA” EVADE DAI DOMICILIARI CERCA DI RAPINARE UN’AUTO SUL LUNGOMARE DI TORVAJANICA, AD UN ASSISTENTE CAPO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA

 LO ARRESTA E DOPO IL PROCESSO PER DIRETTISSIMA LO RIPORTA AI DOMICILIARI DA DOVE ERA FUGGITO.

Assistente Capo della Penitenziaria Daniele M. transitando con la sua Fiat Bravo, su Lungomare a Torvajanica all’altezza del civico 155 direzione Ardea, si imbatte in un giovane di  anni  31 risultato successivamente evaso dai domiciliari, residente in Pomezia che fermo in mezzo alla gareggiata cercava di bloccare le auto, i cui conducenti nel cercare di svincolarsi, rischiavano   di causare qualche incidente. In quel momento, si trovava a transitare il loco un Assistente Capo  della Polizia Penitenziaria, alla guida della sua utilitaria,  che  intuisce cosa stava avvennendo  si  ferma. L’uomo dello Stato, blocca l’auto e capisce che il giovane fingeva di chiedere aiuto. Quando  il tutore dell’ordine, si avvicina, gli viene il dubbio che qualcosa di pericoloso stava accadendo, e gli chiede: “cosa vuoi togliti dalla strada”. Il giovane con arroganza e con fare minaccioso gli chiede di consegnargli l’auto. E’ a questo punto che  l’automobilista, si qualifica per Assistente Capo della polizia penitenziaria mostrandogli tra l’altro anche il tesserino.  Il giovane per nulla intimorito gli risponde con arroganza ed un fare minaccioso che non gliene frega nulla  perchè come agente della polizia penitenziaria non poteva fargli nulla fuori dal carcere. Il poliziotto, avvicinandosi con cautela gli intima di nuovo di fermarsi e di consegnargli i documenti. Il giovane fuggiasco, per nulla intimorito, gli si getta addosso e lo strattona, dandosi alla fuga. L’agente per nulla scoraggiato lo insegue, ma questi fingendo di fermarsi si gira e lo aggredisce, l’assistente Capo,  tempestivamente lo agguanta e lo immobilizza  e malgrado la resistenza all’arresto riusciva a mettergli le manette ai polisi tra gli applausi dei passanti e degli automobilisti che erano stati loro malgrado costretti a fermarsi ed ad assistere ad un arresto in diretta. Con l’aggressore fermato, il  poliziotto, chiama i carabinieri, si qualifica al telefono e  chiede come da regolamento di inviargli un’auto per accompagnare il fermato nella vicina caserma.

L’auto dell’Arma  giunta sul Lungomare all’altezza del civico 155, si ferma e fa salire l’agente  della penitenziaria     con il suo detenuto, i due vengono accompagnati nella locale caserma dei carabinieri, dove personalmente l’assistente Capo della Penitenziaria,  formalizza il fermo e stila il verbale di aggressione subita e di lì con il suo detenuto, e sempre con l’auto dei carabinieri a sua disposizione, si fa accompagnare presso il tribunale di Velletri  dove ad attenderli c’era un magistrato, dove il giovane aggressore viene   giudicato per direttissima, per aggressione, tentata rapina, resistenza all’arresto e fuga dai domiciliari dove sarebbe dovuto stare.  Va ricordato che il giovane agente della Polizia Penitenziaria già,   in passato si è trovato a fermare e ricondurre al carcere di Velletri persone residenti in Ardea e Pomezia, che erano evase dagli arresti domiciliari, ricervati a spasso per Ardea, o che stavano commettendo qualche reato. Non è escluso che al sottufficiale, i suoi superiori per questa ennesima e pericolosa  azione effettuata tra l’altro  fuori dal servizio, possano fargli ricevere  un’altro encomio per il coraggio e la dedizione al dovere.  Dopo la direttissima l’uomo è stato fatto riportare a Pomezia di nuovo ai domiciliari.

Luigi Centore