PRINCIPI E TERRA INCANDIDABILI PER UN TURNO ELETTORALE

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Lanfranco Principi

Il Ministero dell’Interno il 22 gennaio presenta reclamo alla Corte d’Appello

STRALCIATA LA POSIZIONE DI CAPORASO. I MAGISTRATI: “NON CI SONO I PRESUPPOSTI”

È il primo round dell’iter per l’incandidabilità degli ex amministratori, entrati nella vasta operazione “Assedio” che ha portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose

 

Luana Caporaso
Lanfranco Principi
Antonio terra

 

 

 

 

di Riccardo Toffoli

Il tribunale di Latina con provvedimento del 13 novembre scorso, ha dichiarato l’incandidabilità degli ex sindaci Lanfranco Principi e Antonio Terra per il primo turno elettorale successivo allo scioglimento del Comune nelle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione Lazio, condannandoli al pagamento delle spese processuali al Ministero dell’Interno per 5 mila euro, mentre non ritiene sussistenti i presupposti per la dichiarazione di incompatibilità nei confronti dell’ex assessore Luana Caporaso e condanna il Ministero al pagamento delle spese. È solo il primo round dell’iter per l’incadidabilità degli ex amministratori pubblici del Comune di Aprilia che, per motivi tra loro differenti, sono entrati nella vasta operazione “Assedio” che ha portato allo scioglimento del Comune di Aprilia per infiltrazioni mafiose. Tutti i soggetti, Ministero dell’Interno compreso, hanno presentato ricorso alla Corte d’Appello che dovrà confermare o meno il decreto del primo grado. Tranne Lanfranco Principi che non si è costituito in giudizio. La notizia è stata riportata da Latina Oggi e ha scatenato l’opinione pubblica e la politica.

L’AVVIO DEL PROCEDIMENTO E LE CONTESTAZIONI

A seguito della pronuncia di scioglimento del Consiglio comunale di Aprilia per infiltrazioni mafiose, il Ministro dell’Interno ha inviato, come prassi, comunicazione al Presidente del Tribunale Civile di Latina, per l’apertura del procedimento di incandidabilità degli amministratori ritenuti responsabili delle condotte causative dello scioglimento. Tre le persone individuate: l’ex Sindaco Lanfranco Principi che è sotto processo, tra l’altro, per concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso e turbativa d’asta, l’ex Sindaco Antonio Terra e l’ex assessore ai lavori pubblici a cui si contestano il reato di turbata libertà degli incanti per la gara del servizio di trasporto locale indetta nel 2019. Su questo procedimento, non è attualmente in piedi alcun processo, siamo quindi alle contestazioni della Procura. Il tribunale civile di Latina, composto dai magistrati Concetta Serino (Presidente), Luca Venditti e Giulia Paolini hanno fissato l’udienza il 16 settembre scorso. La causa è stata definita il 14 ottobre. “Ai fini della pronuncia di incandidabilità, -si specifica nella decisione del tribunale- non si richiede necessariamente la prova di comportamenti idonei a determinare la responsabilità personale, anche penale, degli amministratori o ad evidenziare il loro specifico intento di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, risultando, invece, sufficiente l’acquisizione di elementi idonei a far presumere l’esistenza di collegamenti con quest’ultima o di forme di condizionamento tali da alterare il procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi o amministrativi del comune o della provincia, da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione o il regolare funzionamento dei servizi pubblici, o da arrecare pregiudizio alla sicurezza pubblica”. Non è necessaria, quindi, una constatazione di reato specifica, ma basta l’acquisizione di elementi idonei per presumere l’esistenza di collegamenti con la criminalità organizzata o, ancor più in generale, forme di condizionamento tali da alterare l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione.

LA POSIZIONE DELL’EX SINDACO LANFRANCO PRINCIPI

In base a quanto scrive il Prefetto di Latina, le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un’organizzazione criminale di stampo mafioso dedita, fra l’altro, al riciclaggio dei proventi delle attività illecite ed operante nella zona di Aprilia in grado di “condizionare il tessuto imprenditoriale e politico amministrativo di quel centro, di intessere relazioni e ricevere protezione dai rappresentanti delle forze dell’ordine locali, di imporre la propria autorità su cittadinanza ed istituzioni, trasformandosi di fatto in un altro potere del quale avere timore ovvero invocare aiuto e soccorso”. Lanfranco Principi non si è costituito in questo procedimento civile. L’ex sindaco dal luglio 2024 è agli arresti domiciliari ed è sotto processo a Latina, tra l’altro, per concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso e turbativa d’asta. Secondo il tribunale di Latina, Lanfranco Principi può reputarsi tra gli amministratori che hanno dato causa allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Scrivono i magistrati: “deve ritenersi che essi siano ampiamente idonei a far presumere l’esistenza di collegamenti con la criminalità organizzata e di forme di condizionamento tali da alterare il procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi o amministrativi del comune o della provincia, da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione o il regolare funzionamento dei servizi pubblici”. “Risultano, infatti, -prosegue il provvedimento- in spregio delle regole di evidenza pubblica e trasparenza che disciplinano l’affidamento degli appalti pubblici, diversi affidamenti diretti degli appalti relativi a lavori pubblici nel Comune di Aprilia a società dirette o intestate a soggetti parenti o, comunque, vicini ad esponenti della criminalità organizzata operante sul territorio ovvero, ancora, autorizzazioni in subappalto concesse a società sempre riconducibili ad essa”. “Come si evince dalla relazione prefettizia, – continua- viene indicato che per acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di appalti e servizi pubblici e per realizzare  profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, gli esponenti della criminalità organizzata locale e i loro solidali si sarebbero avvalsi dell’ex Sindaco del Comune Principi Lanfranco, già vicesindaco, che avrebbe assunto il ruolo di concorrente esterno all’associazione di stampo mafioso, agevolando l’aggiudicazione di appalti comunali o prodigandosi per il rilascio di autorizzazioni e sanatorie, ottenendo, in cambio di tali favori, voti nelle elezioni svoltesi nel 2018. Risulta, infatti, la pianificazione delle utilità da richiedere allo stesso in cambio dell’appoggio elettorale, sulla base di condotte tipicamente riconducibili alla natura mafiosa, mediante esercizio della minaccia – anche soffusa o semplicemente suggerita – ovvero condotte di sopraffazione e di esclusione dal governo degli affari cittadini di quei soggetti estranei agli interessi del sodalizio criminale. Si evidenzia, poi, che con decreto in data 5 febbraio 2025, il GIP del Tribunale di Roma, in accoglimento della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica in tal senso nei confronti degli indagati sottoposti a misura cautelare, ha disposto il giudizio immediato per, tra gli altri, Lanfranco Principi contestando lo scambio elettorale politico-mafioso, consistito nella promessa del Principi, candidato alle elezioni comunali di Aprilia del 2018, di utilità a favore della cosca in caso di elezione, a fronte dell’assicurazione da parte del sodalizio di garantire al medesimo candidato i voti occorrenti per la sua elezione, circostanza poi verificatasi, avendo ottenuto un numero considerevole di voti. La condotta di quest’ultimo nella veste di pubblico ufficiale viene definita come diretta, in più occasioni, alla soddisfazione non già dell’interesse pubblico, ma di interessi privati sia propri che dei suoi “grandi elettori”, fra cui non solo la cosca di Aprilia, ma anche gli operatori economici legati a questa che avevano contribuito alla sua elezione. In adempimento del patto di scambio di voto politico-mafioso, il Principi avrebbe contribuito, altresì, al rafforzamento e al consolidamento dell’associazione tramite l’affidamento diretto di appalti, servizi, tempestivo pagamento delle fatture, assicurando il proprio sostegno per ogni bisogno e pretesa da parte dei membri della consorteria. L’ordinanza da cui ha preso le mosse l’attività della Commissione d’indagine, inoltre, descrive uno scenario in cui i processi decisionali degli organi elettivi e amministrativi del Comune di Aprilia appaiono condizionati e compromessi dalle influenze del sodalizio criminale”. Il provvedimento del tribunale di Latina fa riferimento inoltre alla gara per l’appalto del trasporto pubblico locale, in cui risultano indagati anche l’ex sindaco Antonio Terra e l’ex assessore ai lavori pubblici Luana Caporaso, nonché il dirigente dei lavori pubblici. Per i magistrati: “era stato aggiudicato ad una società il cui elettore era finanziatore del sodalizio criminale capeggiato da un noto esponente della criminalità mafiosa operante sul territorio, aggiudicazione ottenuta anche grazie all’intervento del Principi per far sì che le sorti della gara si indirizzassero”. Si fa inoltre riferimento alla realizzazione di medie strutture di vendita in zona F1 del PRG, oggetto di due diverse deliberazioni del Consiglio Comunale, la prima nel 2022 (durante l’amministrazione Terra), la seconda nel 2024 (durante l’amministrazione Principi), “ove in entrambe è apparsa evidente l’influenza esercitata nei confronti dell’Amministrazione comunale da parte di imprenditori risultati vicini alla criminalità organizzata” –dicono i magistrati. “Lanfranco Principi –scrivono in ultimo-e attraverso il descritto sistema sarebbe stato eletto prima consigliere comunale e, alla successiva tornata, Sindaco, avrebbe, in diverse occasioni, coadiuvato il clan in virtù della funzione pubblica ricoperta, dando il proprio contributo alla conservazione e al rafforzamento delle capacità operative dello stesso”.

LA POSIZIONE DELL’EX SINDACO ANTONIO TERRA

All’interno dello stesso procedimento penale che ha portato all’arresto dell’ex Sindaco del Comune di Aprilia Principi, risulta indagato per il reato di turbata libertà degli incanti insieme all’ex assessore ai lavori pubblici Luana Caporaso per la gara dell’appalto del trasporto pubblico locale. I magistrati nel confermare la richiesta del Ministero dell’Interno, hanno puntato sul fatto che Terra sia stato il Sindaco durante i fatti contestati e Principi il suo vicesindaco. “Risulta dalla relazione prefettizia, come accertato dalla Commissione d’indagine, -evidenziano i magistrati- che durante la sua amministrazione, lo stesso aveva assegnato la carica di Vice Sindaco al Principi, affidandogli anche una serie di deleghe quale Assessore con delega al Bilancio, Finanza e Tributi, Rapporti con le aziende e gli enti derivati, Affari Generali ed Amministrativi, Personale, Servizi demografici, per cui le attività svolte durante tale periodo non possono che essere attribuite ad entrambi”. Primo fra tutti la costituzione di parte civile del Comune. “Dall’esame degli atti penali come riportati nella relazione prefettizia si evince che il Principi, – scrivono i magistrati- informato della cosa, induceva il Sindaco Antonio Terra a far rigettare la predetta richiesta e, nel riferire a un commerciante vicino al sodalizio criminale, la conversazione con il sindaco Terra, utilizzava frasi che appaiono esplicative del condizionamento esercitato su di lui dall’associazione: “…è una vicenda privata che a noi non ci riguarda (…) è il “Capo dei Capi” gli ho detto io”. Si fa inoltre riferimento al fatto che, per la gara d’appalto del trasporto locale: “è risultata in qualche modo riconducibile a soggetto indicato negli atti delle indagini del processo grande elettore e finanziatore del sodalizio criminale capeggiato da noto rappresentante del clan mafioso operante sul territorio”. “L’analisi complessiva dei fatti innanzi descritti, -concludono i magistrati- le connessioni e le contiguità tra amministratori, imprese e criminalità organizzata, verificato in diversi settori dell’Ente, porta ad una valutazione di forti condizionamenti dell’imparzialità degli organi elettivi e di compromissione del buon andamento dell’azione amministrativa con un nesso di continuità tra le due amministrazioni Terra / Principi, atteso che molti amministratori, a partire proprio dal Sindaco Principi, hanno fatto parte della compagine eletta in quella tornata elettorale”. E dicono di più: “Infine, sempre secondo le risultanze dell’indagine Assedio, molte delle attività esaminate sono state avviate durante l’amministrazione Terra e nelle elezioni amministrative del 2018, che confermarono Antonio Terra alla guida dell’Ente, nasce il patto politico-mafioso tra lo stesso Principi e i sodali del clan”.

LA POSIZIONE DI LUANA CAPORASO – UNICA DEI TRE A USCIRNE SENZA PROVVEDIMENTO DI INCANDIDABILITA’

Anche lei indagata per il reato di turbata libertà degli incanti per la gara del trasporto pubblico locale. Per lei i magistrati scrivono: “Al di là di tale elemento, comunque, non risultano ulteriori circostanze concrete, specifiche sufficiente a ritenere l’esistenza di una vicinanza della resistente Caporaso Luana alla criminalità organizzata e l’asservimento dell’interesse pubblicistico nell’ambito delle funzioni svolte a interessi della criminalità stessa. Non si può, pertanto, individuare nell’azione/omissione della stessa alcun nesso causale che possa aver determinato o contribuito a determinare lo scioglimento del Comune”. Il tribunale di Latina ha quindi accolto le tesi difensive, rese dall’avvocato Federico Cola, secondo le quali le relazioni e i documenti della procura non avrebbero mai evidenziato alcun contributo dell’ex assessore ai lavori pubblici alle cause di scioglimento del Consiglio comunale di Aprilia per infiltrazioni mafiose. L’avvocato ha evidenziato come, per la vicenda delle zone F1, il voto della Caporaso fosse palesemente contrario. Ha evidenziato come Luana Caporaso, quando venne eletta in Consiglio comunale, dettasse una linea politica fortemente di “discontinuità” rispetto all’amministrazione guidata dal Sindaco Principi che si era staccato dalla maggioranza Terra e aveva deciso di correre con proprie liste nelle comunali del 2023. Rottura, evidenzia l’avvocato, che prende le mosse da molto prima e che portò la Caporaso a prendere strade diverse da Principi. Per la gara del trasporto locale, la difesa ha puntato sulla volontà dell’ex assessore di far predisporre una nuova gara dopo 20 anni di proroghe.

IL RICORSO DEL MINISTERO DELL’INTERNO CONTRO LA DECISIONE DEL TRIBUNALE

Il Ministero dell’Interno, per mano dell’Avvocatura dello Stato, ha presentato reclamo alla Corte d’Appello contro la decisione del Tribunale di Latina di stralciare la posizione dell’ex assessore Luana Caporaso e di ritenere non sussistenti i presupposti per la dichiarazione di incompatibilità. In pratica Luana Caporaso può al momento candidarsi per tutte le elezioni. Secondo il Ministero dell’interno: “L’ex compagine amministrativa del comune di Aprilia, eletta nel 2023, è in assoluta continuità politico-amministrativa con la precedente consiliatura a guida Terra (2018-2023): ciò con riguardo non soltanto all’ex sindaco Principi, il quale aveva ricoperto il ruolo di vicesindaco e assessore nella precedente giunta, ma anche all’ex amministratrice Caporaso, la quale aveva ricoperto il ruolo di assessore ai lavori pubblici, nella cui veste risulta aver condiviso le linee operative dettate dal vertice politico (considerato, peraltro, che dal dicembre 2022 la stessa ha anche ricoperto il ruolo di vice sindaco, successivamente all’uscita del Principi dalla Giunta Terra)”. Fa notare, ancora, il Ministero: “il coinvolgimento dell’ex amministratrice Caporaso nelle vicende che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Aprilia non resta confinato a tale ambito, emergendo anche dal ripetuto ricorso ad affidamenti diretti e procedure negoziate senza bando per i lavori sottosoglia da parte del Settore Lavori Pubblici di detto comune, che nell’amministrazione a guida Terra ricadeva sotto la responsabilità politica della Caporaso, in quanto assessore ai lavori pubblici”. “Il Comune – obietta il Ministero- avrebbe potuto agire diversamente, ponendo in essere una o più procedure ad evidenza pubblica (negoziata con bando o aperta) anche pluriennali, suddividendole, se opportuno, in lotti, al fine di consentire la partecipazione di piccole e medie imprese. Al contrario, sia per le opere finanziate con i fondi PNRR, sia per le più semplici attività di manutenzione su strade e marciapiedi, gli appalti negli anni 2018- 2024 sono stati affidati in diverse occasioni senza la previsione di bandi di gara: in totale spregio dei principi di libera concorrenza, rotazione, trasparenza, tracciabilità ed economicità, si è consentito alle ditte riconducibili agli appartenenti all’organizzazione criminale di [OMISSIS] di assicurarsi negli anni e fino all’adozione della citata ordinanza cautelare rapporti “privilegiati” con il comune di Aprilia, mettendo in luce l’esistenza di una prassi inveterata in base alla quale le pressioni e i condizionamenti esercitati dalla cosca avrebbero indotto, per anni, i dipendenti dell’ente ad operare al di fuori degli schemi tracciati dal legislatore. Il coinvolgimento dell’ex amministratrice Caporaso, peraltro, emerge anche con riferimento al settore degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, incardinato sino al 2023 nel settore V lavori pubblici, Servizio Patrimonio (come detto, nella consiliatura a guida Terra facente capo all’assessorato dell’ex amministratrice Caporaso), nel quale sono emerse numerose criticità connesse a situazioni di morosità diffuse protratte nel tempo e carente attività di vigilanza e controllo sotto il profilo amministrativo e contabile, finalizzate al mantenimento dei privilegi acquisiti dagli occupanti abusivi, tra cui figurano soggetti imparentati con appartenenti al sodalizio criminale”. E ancora: “Quanto alla gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il prefetto di Latina ha rilevato il perdurante disinteresse all’acquisizione di tali beni: in particolare, viene evidenziato che la Commissione Beni confiscati, istituita nel 2015 e rinnovata soltanto nel 2024, non si è mai riunita: ulteriore circostanza indicativa del coinvolgimento dell’amministratrice Caporaso, posto che la stessa ha ricoperto il ruolo di assessore ai lavori pubblici fino alla tornata elettorale del 2023”. Cosa già contestata dalla difesa durante il primo grado, che ha documentato come questa fosse stata, invece, convocata. Per il Ministero dell’Interno Luana Caporaso: “Non ha mai esercitato i fondamentali compiti di vigilanza e controllo sull’apparato burocratico-amministrativo del Comune, né ha mai posto in essere attività di indirizzo volte a contrastare gli anzidetti comportamenti illegittimi, in tal modo agevolando l’ingerenza della criminalità organizzata nelle attività di gestione dell’Ente locale”. Per gli ex sindaci Lanfranco Principi e Antonio Terra il Ministero dell’Interno chiede di elevare l’incandidabilità a due turni elettorali, ed eliminare la limitazione regionale del vincolo, estendendolo quindi anche alle elezioni politiche ed europee.