PRIMO PUNTO DI ASCOLTO PER CHI VUOLE ANDARE OLTRE LE ETICHETTE

Rivolto alle comunità gay, lesbiche, trans, comunità arcobaleno e gender fluid/no binary. Ma ha anche un intento divulgativo e di conoscenza

Si trova a via delle Magnolie 8. Ne parliamo con la promotrice Atma Lucia Casoni

di Riccardo Toffoli

ATMA LUCIA CASONI.

È il primo punto di ascolto ad Aprilia per tutte le soggettività che nella vita vogliono andare oltre le etichette. È in via delle Magnolie 8, in pieno centro città ed è aperto ogni venerdì dalle 16 alle 19. È stata anche attivata una mail per richiedere appuntamento, consulenza o informazioni: arcobalenodeidiritti@gmail.com. L’iniziativa è stata portata avanti da Atma Lucia Casoni che ha scelto di diventare donna e ha pagato caro questa scelta, come tanti/e purtroppo. In tema di diritti delle comunità arcobaleno per molto esemplificare, Aprilia ha alzato la voce negli ultimi anni. Merito soprattutto del Collettivo Marsha che ha sensibilizzato l’opinione pubblica locale sulle unioni civili, sulla proposta di legge Zan con manifestazioni e comunicati. Questo sportello è il primo ad Aprilia perché quello che conta, come dice Atma Lucia, è “credere nell’essere umano”. Lo sportello è rivolto a gay, lebiche, trans, comunità arcobaleno e gender fluid/no binary. Lo sportello è in collaborazione con le associazioni Gender X e Famiglie Arcobaleno. Ne abbiamo parlato con Atma Lucia Casoni. “Questo punto di ascolto è ben strutturato grazie alla collaborazione delle associazioni –ci spiega- infatti offre consulenza psicologica con una psicologa e consulenza legale con un avvocato. Personalmente avrò il ruolo di ascoltare e coordinare lo sportello. Ho collaborato con la Casa Internazionale della Donna e con l’Associazione Libellula di Roma. Perché è importante un presidio del genere sul territorio. Perché purtroppo chi va oltre le etichette è spesso colpito da violenza. Violenza verbale e spesso purtroppo anche fisica. Oltre alla violenza si subisce anche discriminazione. Nel sentire pubblico, i gay e le lesbiche sono a buon punto, anche come riconoscimento dei loro diritti. Ciò non avviene ad esempio per i trans. I trans uomini sono più facilitati nel trovare lavoro. Il trans donna subisce ancora l’influsso negativo di una società etero, normativa, patriarcale e maschilista. Quello che avviene nel mondo del lavoro con le donne è amplificato per le trans donna. Questo comporta un grave rischio sociale. Le trans donna arrivano a suicidarsi o sono costrette ad entrare nel mondo della prostituzione. Una importante criticità riguarda l’ambito familiare. La famiglia è importante nel sostenere chi vuole andare oltre le etichette. E molto spesso in famiglia ci sono genitori o parenti che non lo accettano lasciando i propri figli completamente da soli. È importante quindi creare una rete e lo sportello va in questa direzione”. Atma Lucia conosce benissimo purtroppo questo sistema. Nel 2005 è andata via da Aprilia pensando di trovare in Toscana una mentalità più aperta. “Qui in Toscana ho vissuto il mio passaggio –ci dice- che non è una cosa proprio semplicissima. Quando sono diventata donna, ho perso lavoro e casa”. Attualmente ha una causa in corso ma è stata costretta a ritornare nella sua città. Le legge che permette di cambiare sesso anagrafico è la 164 del 1982. “Sembrano argomenti così attuali –ci spiega Atma Lucia- ma la legge c’è ed è di 40 anni fa. L’iter previsto dalla legge è molto complesso. Prevede dei periodi ben scanditi di presa in carico dallo psicologo, poi la cura ormonale e poi c’è una sentenza che deve essere emessa dal tribunale. Io ho impiegato cinque anni, ma la media italiana per completare l’iter è di dieci anni. Ottenuta l’identità di genere, quindi, ci serve altro tempo e altra burocrazia per fare il passaggio di tutta la documentazione. Pensiamo ad esempio alle utenze o alla patente. Non esiste un elenco di quanti abbiano cambiato sesso in Italia, posso però dare il dato di quante persone sono iscritte alle associazioni: si tratta di 500 mila circa persone che hanno compiuto questa scelta”. Ma lo sportello ha anche uno scopo conoscitivo per l’opinione pubblica. “Voglio portare un aspetto culturale di conoscenza del nostro percorso e del nostro essere umano. –conclude Atma Lucia- Dalla paura delle differenze nascono gli stigmi e i razzismi. E questo succede perché in fondo non si conosce. Invece voglio portare questo messaggio: siamo tutti essere umani e la nostra umanità è l’uguaglianza di tutti noi”.