Intervista a barbara sirotti: L’attrice  riceverà  prox settimana a  Montecitorio il Premio  per i suoi Corti contro  la violenza  sulle donne.

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LE INTERVISTE D’AUTORE di CARMEN MINUTOLI

Barbara Sirotti è una vera professionista in campo artistico ed in questa lunga e piacevole chiacchierata ha acconsentito a far scoprire un po’di sè e a rivelare particolari  molto intimi della sua storia artistica e del suo privato, particolarmente  travagliato. Inoltre non lesina  opinioni su temi importanti  dell’attualità. Per i suoi cortometraggi a sfondo  sociale  ha ottenuto  grande visibilità  e riconoscimenti  al Festival del Cinema di Roma, di Cannes,di Venezia e il 25 novembre sarà  premiata presso Montecitorio Buona lettura. CM

Barbara Sirotti, grazie per questa intervista;lei è un’attrice,doppiatrice, conduttrice e da un po anche autrice di corti a sfondo sociale molto forti. Quale ruolo sente, a distanza di tempo dagli esordi di artista,di indossare oggi meglio?

Ma sicuramente gli ultimi; sicuramente questi di autrice e interprete di corti a sfondo sociale, perché mi hanno dato veramente una grandissima soddisfazione, hanno avuto un grande riscontro mediatico a partire dai Festival più piccoli fino a quelli più grandi, come quello di Cannes,la Festa del Cinema di Roma e con una grande conclusione al Festival di Venezia,che, sappiamo, è il più antico festival esistente; è stata veramente una grandissima soddisfazione.

-Com’è arrivata al lavoro artistico? Sente di essere un’artista completa?

La cosa strana e curiosa è che sono approdata alla recitazione, al mio fuoco sacro d’attrice, in quanto ho fatto la scuola d’arte drammatica, “Paolo Grassi”di Milano.In realtà sono arrivata con un bagaglio musicale, perché io ho iniziato a suonare da piccolissima e ho avuto una formazione prettamente musicale; questa cosa per me ha significato molto, in termini di compattezza, di fluidità in un racconto, anche di quella sorta di impalpabilità se si può dire, di un componimento di musica e poi anche alla formazione e quindi allo studio preparatorio prima di suonare uno strumento. Perché, lo sappiamo tutti, non è che se uno si mette davanti ad un violino vuol dire che lo sa suonare. Ovviamente non potrebbe venire fuori nulla; deve prima imparare. Quindi pezzettino dopo pezzettino, per me è stato da sempre un percorso vissuto nell’arte, perché da quando avevo sette anni praticamente non mi sono mai fermata. Si è così, io sono un’artista.

Di conseguenza la mia domanda è: una bella carriera che oggi è proprio in crescendo ed è fatta di tante interpretazioni e attività diverse, quali differenze nei ruoli che si è trovata e si trova a svolgere anche oggi?

Ruoli molto diversi anche a seconda dell’età naturalmente, anche se una cosa particolare che ci hanno anche poi insegnato all’Accademia di Arte Drammatica è che ogni attore per quanto bravo, preparato possa essere, conserva una propria matrice.

Che cosa intende per matrice?

Una propria caratteristica che è anche e soprattutto una caratteristica fisica che lo porta e lo porterà inevitabilmente a ricalcare o a interpretare spesso una certa tipologia di personaggio. Poi purtroppo in Italia ci si fossilizza su questo e non va bene, però la cosa di per sé non sarebbe sbagliata perché corrisponde a ciò che ognuno è. Ognuno è così, come se fosse senza maschera.

-Quindi?

La propria anima, la propria fisicità rappresentata in modo puro. Quindi io che cosa posso essere? Chi sono? Quale personaggio posso interpretare? È una cosa molto interessante e anche più profonda di quanto si possa credere. Poi chiaramente con il lavoro e lo studio e l’esperienza si arriva a poter fare di tutto, cioè l’attore deve poi interpretare praticamente qualsiasi ruolo. Da quello drammatico, a quello giocoso, a quello ironico, a quello addirittura anche comico. Io ho avuto tra l’altro più spesso ruoli comici che non drammatici,tranne negli ultimi due.

-Infatti la sua formazione inizia nel 1994 alla scuola d’Arte Drammatica e poi prosegue con dei corsi, master, laboratori anche all’estero,Los Angeles, New York, Londra. Ma io le chiedo, tutti questi corsi, tutta questa preparazione accurata, è più per passione o per determinazione ad affermarsi in questo ambito, quindi quello dell’arte, del cinema, con tutte le carte in regola, ovvero con una preparazione diciamo tecnica veramente approfondita o perché c’è in lei il fuoco vero dell’arte?

Le vorrei rispondere che una cosa chiama l’altra. In realtà la passione, il fuoco sacro, chiama anche la voglia, il desiderio di avere, tra virgolette, come dice lei giustamente, tutte le carte in regola e provarsi in più situazioni possibili. Poi voglio aggiungere una cosa importante alla quale tengo, ed è giusto dirla; io ho iniziato all’Accademia d’Arte Drammatica dal punto di vista accademico, di preparazione, però in realtà prima ancora io sono salita sul palco, come si può dire, senza niente.

Sì, come diceva prima,lei ha esordito giovanissima…

Esatto. Avevo 19 anni ed ho iniziato con Quelli di Grok, che è una compagnia molto famosa a Milano e anche ben strutturata. Ho mantenuto e spero di mantenere sempre ottimi rapporti con loro. Sono quelli che mi hanno accolta per la primissima volta e mi hanno formata per la recitazione, naturalmente, ma anche molto per la danza con insegnante Valeria Cavalli e  anche nel “mimo” con altri professionisti come Andrea Ruberti e Alessandro Larocca.

Certo, è giusto anche ricordarli ed ha ragione, lei infatti ha fatto tanto. Dal 2000 come conduttrice ha lavorato in tv, nel 2013 ha condotto “Uno Mattina estate” in Rai. Ha fatto veramente moltissimo fin da piccola. Qualche considerazione su questi ruoli e in questi ambienti? Cosa ricorda, cosa le hanno dato,ha dei bei ricordi? 

Se posso essere sincera e voglio essere sincera, le dirò questo, che il fuoco sacro è proprio quello del teatro, del cinema, della recitazione, di qualche cosa che ti porta a metterti nei panni dell’altro,a interpretare una vita, a vivere una vita che non è la tua. Questo è fondamentalmente in quattro parole il mestiere dell’attore, poi ci sarebbe molto da dire. Quest’esperienza che ho vissuto in Rai come conduttrice, devo dire che è stata formativa a suo modo, quindi non la rinnego assolutamente, però mi ha portato un po’ di amarezza. Le racconto un aneddoto; mi ricordo la selezione dove c’erano tanti direttori di rete e personaggi dello spettacolo. C’era anche Pippo Baudo e proprio Pippo mi dice: <<ma io vedo qui un curriculum d’attrice, ma lei è sicura di passare dall’altra parte? È proprio sicura?>>

Ma davvero? Proprio Pippo Baudo? Approfittiamo per rivolgergli un pensiero visto che è recentemente scomparso.

Un pensiero con grande amore e grande devozione, perché ci ha insegnato veramente tanto. Lui era il re della tv. Sì,è stato uno dei pilastri della televisione italiana, assolutamente, e io lì per lì le confesso che non avevo ben capito che cosa lui mi volesse dire, l’ho capito dopo. Mi ha voluto dire: <<ok, praticamente se passi dall’altra parte sarai colei che fa le domande, che scrive, che vuole sapere, non sarai l’artista, cioè non vivi la tua arte, il tuo immaginifico, la tua dimensione immaginifica, vivi il presente, come deve fare appunto una conduttrice, ed in generale chi si occupa di comunicazione e conduzione. Vuoi essere questo? È la tua vera arte?>> Ho riflettuto molto, anni dopo, su queste parole  di Baudo constatandone la veridicità; in effetti la conduttrice vive il presente, vive quello che succede e l’ho capito dopo e devo dire che purtroppo con il tempo ho dovuto dare ragione nuovamente a Pippo Baudo. Pippo aveva visto giusto incontrandomi. Come sapeva fare solo lui quando scopriva il talento di chi aveva di fronte. Anche se questa volta non mi stava “scoprendo” lui, come artista, ma in realtà  mi stava indirizzando, mettendomi una pulce nell’orecchio.

Quindi il grande Baudo con poche parole l’ha indirizzata sulla strada giusta da seguire?

Sì, esatto; anche se da quell’incontro con Pippo è passato un po’ di tempo. Subito dopo infatti, sono stata assunta nel ruolo di Conduttrice ed ho fatto un’esperienza bellissima, devo dire, veramente bellissima! Ho anche imparato un altro mestiere che è appunto quello della conduzione; ho imparato a fronteggiare tante situazioni, tanti attacchi che in quel momento arrivavano proprio da una parte specifica…

Attacchi? In che senso? Da chi?

Si, venivo “attaccata” proprio dalla parte che ci doveva, o almeno che avrebbe dovuto proteggerci e questa è una cosa che mi ha fatto molto, molto male. Ma non voglio soffermarmi troppo su ciò.

Poi com’è andata?

Mi ricordo che ho fatto un’intervista, forse la mia ultima, a Paolo Conte e lui stesso, ancora una volta, ricalcando ovviamente inconsciamente, perché non lo poteva sapere, quelle stesse parole di Pippo Baudo mi disse: <<vedi, l’artista vive quasi sempre o nel futuro o nel passato o nella memoria; il conduttore, il giornalista, invece, – e indicava me che ero lì con il microfono a porgli le domande- vivono per esigenze di ruolo, nel presente.>>

Anche Conte la stessa riflessione di Baudo?

Proprio così. Incredibile. Io in quel momento ho avuto proprio un flash, ricordando le parole di Pippo e ho detto a me stessa “ma io perché sono qui? Ma no, ma io non sono una giornalista o una conduttrice e non voglio vivere facendo questo”.

Certo, lei aveva studiato per fare tutt’altro e quindi giustamente doveva fare quello che sentiva di fare, non la conduttrice o la giornalista, che sono professioni completamente diverse.Ognuno ha il proprio ruolo, quindi la capisco perfettamente. Però ha detto che le è servito anche quel ruolo. Cosa le è rimasto?

La cosa bella che mi porto a casa è aver imparato in un certo senso a fare le domande, questo mi è servito anche nella vita, e a sentirmi a casa, nel senso che ovviamente il conduttore è il padrone di casa, della propria conduzione, della propria trasmissione, sia essa in tv, sia in radio; è in quel momento il padrone di casa. Queste due belle sensazioni le conservo con me.Il resto, che dire, non mi voglio pronunciare più di tanto, ma forse un po’ mi sono anche già fatta capire, nel senso che ci sono state, purtroppo, situazioni di favoreggiamenti, di raccomandazioni del tipo “ma mandiamo avanti questa persona” – “beh però tu perché sei qui? cosa fai?”- Insomma, alla fine  diciamo che dal punto di vista strettamente professionale, al di là di quello che le ho appena detto, io non ho avuto una grandissima soddisfazione.

Capito. Sono giustamente esperienze che poi forgiano tantissimo.Sicuramente pian piano l’hanno preparata a lavorare con più consapevolezza nell’ambiente e più forte. Ha lavorato  poi con noti ed importanti registi e attori, come ad esempio con Giancarlo Giannini, Neri Parenti, Franco Nero e altri.Ha qualche ricordo particolare?

Fra i tanti, ricordo con grandissimo affetto e la massima devozione ancora il grande Ernesto Calindri, con il quale ho avuto la fortuna di poter lavorare nell’ultimo, forse, suo anno di vita. Ernesto Calindri, insieme alla sua socia e collaboratrice artistica, Miliana Feldman, che ho adorato. Tutti e due sono stati due gran signori, perché addirittura io ero alle primissime armi, o comunque ai primi spettacoli che facevo, e mi hanno aiutato davvero. Mentre altri sul set di solito dicono frettolosamente, e spesso con rimprovero: <<no, no, entra di qui, vai di là, vai su, vai giù>>; loro mi accompagnavano con dolcezza  e comprensione vedendomi giovane e alle prime armi; mai una parola fuori posto e, anzi, quando mi dovevano spiegare il perché di dover fare un’azione rispetto ad un’altra, me lo dicevano in privato, quindi  senza mettermi in soggezione davanti agli altri (ad esempio se mi dovevano dire il perché dovevo entrare dalla quinta anziché dalla prima, mi dicevano, con rispetto: <<guardi io le consiglierei di entrare dalla prima, e sa perché… perché così …bla bla bla bla bla bla>>. Che grandi persone! Come poche!

-Le volevo chiedere qualche aneddoto, ma li sta già raccontando, e sono davvero belli…

E’ vero, è vero, tutto mi viene in automatico, effettivamente viene da sé in questa  chiaccherata con lei. Mi sento molto a mio agio, grazie.

Grazie a lei ed adesso quindi mi sento di farle una domanda un pochino più incisiva che è  conseguente a ciò  che lei ha detto prima; spesso la carriera delle donne, a qualsiasi età e in qualsiasi ambito, è contrastata da diverse difficoltà,come anticipato; ma anche di luoghi comuni. È stato così anche per lei, Barbara? 

Eh sì, è stato così anche per me. Guardi, le dico soltanto una cosa. Chissà come mai, quando c’era un direttore -mi riferisco alla mia attività svolta come conduttrice- se c’era un direttore generale donna,come la bravissima Carmen La Sorella, che all’epoca dirigeva San Marino RTV e alcuni programmi su Rai 1 e Rai 2, chissà perché io ho sempre lavorato. Dal momento in cui è andata via, per motivi personali credo, ed è arrivato a dirigere un uomo, io non ho più lavorato in quel contesto.

Perché?

Perché evidentemente ci sono certe cose che non cambiano mai.E quando si verificano, è  assurdo. Ed io lì non ci vedo più, mi salta la mosca al naso, mi trasformo. Tutta la mia dolcezza, la mia comprensione si trasforma anche in prese di posizione molto forti, per cui se devo mandare a quel paese una persona, io lo faccio.

Giusto, e quindi per venire all’altra domanda, oggi lei ha difficoltà ad ottenere dei ruoli come attrice in importanti progetti?

Ecco, spero che non sia dovuto alla questione geografica. Perché Roma è molto concentrata sulla propria localizzazione,sul fatto che per fare l’attore, il film, eccetera, devi essere a Roma. Spero che non sia semplicemente e banalmente questo. Ma mi sembra che le cose stanno anche cambiando leggermente.

In che senso?

Perché una volta una donna a 40 anni, soprattutto se faceva la conduttrice, ma anche l’attrice, era finita, finita! Non lavorava più. Adesso invece ci sono ad esempio dei ruoli da attrice molto interessanti, molto molto interessanti, e quindi qualcosa sta cambiando.

In meglio quindi?

In meglio, sì, in meglio. Fermo restando alcuni favoreggiamenti, chiamiamoli così, per alcune attrici che, guarda caso, sono sempre presenti nei soliti film. Vabbè, qui si parlerebbe di meritocrazia (ma dove!) un tema che non finisce più.

Certo. Ma lei andrà  avanti giusto?

Si. Magari capita,in questo mestiere dove è tutto molto imprevedibile, che grazie a questo successo dei corti si sia un po’ sparsa la voce, o comunque il mio personaggio automaticamente, e senza volerlo, abbia preso delle connotazioni particolari, per cui magari posso essere chiamata a fare, che so, il personaggio della donna forte, che guida altre donne al riscatto, non lo so… sto inventando in questo momento…

Perché no! Ad esempio, il gesto che ha fatto durante il Red Carpet, a Venezia, è stato molto forte…

Esatto. Ho scritto sulla mia mano con un rossetto, come a volte si vede in tanti film, tra cui Shining. Ho scritto Stop Violence; poi agitavo e salutavo con la mano e questa cosa è stata gradita moltissimo.I fotografi non mi mandavano via, mi invitavano ad avvicinarmi per fotografare meglio la scritta  mi riprendevano nel saluto stimolandomi a sorridere. Ed io mi sono sentita accolta, in famiglia, in una grande famiglia. Il mio gesto voleva dire “fermi, fermiamoci un attimo”; e anche per voler dire “questo è il mio confine”, perché altra cosa importante, che adesso non abbiamo tempo di trattare, è proprio la delineazione dei confini, cioè di ciò che è mio, di ciò che sono io, di ciò che sei tu; è  indispensabile fermarsi, non andare oltre; perché sennò diventa difficile.

Vero. A me hanno sempre insegnato fin dalla scuola  che ciascuno ha un proprio “spazio”; si diceva “questo è il mio spazio e questo è il tuo”, quindi proprio limitando; bisognerebbe rispettare gli spazi propri ed altrui e farli rispettare sempre. Ricollegandomi alla domanda delle difficoltà ad ottenere ruoli come attrice, c’è un film che prevedeva un personaggio che a suo parere le calzava a pennello, ma che non è riuscita ad interpretare, perché pur meritando quel ruolo hanno scelto un’altra persona?

-Ecco, sì, io qua adesso lo devo dire. Esprimo tutto il mio amore per Non Uccidere, un giallo fatto di due stagioni, in cui c’è una bravissima Miriam Leone, lo riconosco perché lo è veramente. Miriam interpreta un commissario di polizia che indaga su vari crimini motivati da gelosia,vendetta,stalking  violenza; tra l’altro questa serie è forse stata anche una delle prime a trattare queste tematiche. Questo sarebbe stato veramente un ruolo che io avrei voluto tanto, tanto, tanto! Con tutta me stessa. Ribadisco comunque che Miriam Leone ha fatto un ottimo lavoro.

Però lei lo sentiva anche suo, insomma. 

Sì, l’ho sentito molto mio. Mi è dispiaciuto non essere riuscita ad ottenere il ruolo perché avrei potuto dare il massimo, quella grinta che mi caratterizza, insieme alla dolcezza, al rendermi anche empatica nei confronti degli altri, quella forza, quella determinazione. Faceva proprio per me, certo.

Però, come si dice, chiusa una porta si spalanca un portone, perché lei da qualche anno è una vera rivelazione, sia come autrice, sia come interprete di importanti lavori a sfondo sociale, che hanno portato alla produzione di Corti, quale ad esempio Aria e Libera. Quest’ultimo è stato presentato, come lei accennava prima, al Festival di Cannes e al Festival del Cinema di Venezia. Ed è stato promosso dal mio collega Marco Bonardelli, che salutiamo entrambe, per Suggestioni Press. Anche le voci dei doppiatori di questo corto, come Luca Ward, Francesco Pannofino, Benedetta degli Innocenti e Alex Poli, hanno contribuito al successo di questo lavoro. Cosa l’ha spinta a scrivere queste storie così intense? 

Innanzitutto quello che mi ha spinto è stata una dolorosa esperienza personale perché purtroppo questi due cortometraggi hanno una matrice autobiografica, anche se poi ho cercato nella scrittura di confondere anche un po ciò che è stata la mia vita e di renderli soprattutto più universali possibili perché io non voglio raccontare la storia di Barbara Sirotti, io voglio raccontare la storia di quante più donne possibili che si sono trovate  nelle stesse mie condizioni affinché si possano immedesimare in questo e vedere nei corti qualcosa che appartiene a loro.

Quelli che vivono queste vicissitudini che lei ha vissuto, che vivono le situazioni che lei purtroppo ha subito sulla sua pelle?

Sì; ho rischiato di morire soffocata per una vendetta a sfondo sessuale perché mi ero rifiutata di fare una cosa che voleva questa persona, una sua nuova “fantasia sessuale, ovvero voleva essere trattato, sessualmente, come colui che poteva essere posseduto. Chiaramente io mi sono ritratta e lui sbarrando gli occhi ha detto “ok, adesso te la faccio pagare”. Ha presente nei bagni vecchi, molto vecchi,  delle stazioni dove c’erano le famose canne, i bagni, i capelli. Ecco, quelli erano i miei capelli.

Plauso al suo coraggio anche nel realizzare i suoi lavori, mettendosi così a nudo. Il successo che hanno ottenuto con i suoi Corti è più che meritato.

Chiudo questo argomento dicendo che sono state almeno cinque o sei persone che in seguito alla visione dei miei corti, alla mia testimonianza, al mio racconto, hanno deciso di dire basta. E questo per me significa tutto.

Adesso,Barbara, passiamo ad altro. Se tornasse indietro artisticamente, cosa non rifarebbe e cosa invece farebbe senza esitare?

Non mi trasferirei a Rimini per dieci anni per una storia d’amore. Già, perché purtroppo  è ciò che fatto e non lo rifarei. Noi donne siamo fantastiche in queste cose, nonostante la carriera, nonostante le nostre vocazioni facciamo di quelle cose assurde! Io avevo già una trentina d’anni, quindi ero nel fiore della carriera artistica e ho incontrato una persona. Da lì rinunciando alla mia carriera sono stata dieci anni a Rimini. Mi viene da chiedere se è  possibile che un’attrice stia dieci anni a Rimini?! No,sono certa che non l’avete mai vista. Però in quel periodo ho fortunatamente fatto la Conduttrice e sono riuscita a lavorare con Carmen La Sorella,come voglio ricordare ancora.Una grande giornalista.

Concordo. Una collega molto brava. Mi dica Barbara,visto che lei ha studiato anche all’estero, il cinema italiano, la tv, il teatro, gli eventi, la radio, il web… Secondo lei quali differenze tra Italia e produzioni estere, europee ed americane?

Un argomento molto importante e purtroppo posso solo dire che in Italia siamo molto “ristretti” un po’in tutto, anche di budget, mettiamola così. Sì,perché è anche una questione di budget, nel senso che se il budget è minimo, chiaramente possono essere convocati, chiamati o presi in esame solo determinati attori; e poi magari sempre quelli.

Ma lei vorrebbe lavorare all’estero?

Ah, io sì, tornerei domani. E senza anticipare nulla posso dire che c’è qualcosa che bolle in pentola. Comunque all’Estero c’è un’altra visione artistica; più industria, per esempio, perché di fatto è un’industria cinematografica. Vi lavorano tanti manovali, elettricisti, tecnici, non solo gli artisti, ma tante personalità, di varia abilità.

Come tutte le Maestranze che spesso non sono proprio  menzionate?

Esatto. E spesso non solo loro. Qui in Italia chi fa l’attrice sembra lo faccia per gioco, un lavoro semplice; è  capitato che mi sono sentita dire “ah, fai l’attrice. Ma sai che io l’ho fatto una volta e sono stata brava, tutti mi hanno applaudito alla recita di Natale, in Parrocchia; mi piacerebbe continuare”. Allora lì ti cascano le braccia, e non sai cosa rispondere. Quando mi vengono dette queste cose  penso, ma con che coraggio, ti avvicini ad una professione come questa dicendo queste cose! Io non vado da una psicologa dicendo “Ho visto qualche cosa su internet e vorrei affiancarmi a lei nella sua professione”.Assurdo!

Barbara, secondo lei quanto pensa sia cambiato il mondo artistico della cultura e spettacolo durante la pandemia e adesso con tutto ciò che sta accadendo in Europa e a livello mondiale?

Si è trasformato completamente, anche solo attraverso i mezzi di fruizione che abbiamo dello strumento e del prodotto artistico. Per esempio, le piattaforme digitali, il fatto che se devo andare a vedere un film me lo guardo a casa, se devo uscire ci penso due volte, come era una volta quando c’era il lockdown. Purtroppo, ciò ha fatto tabula rasa di tante cose positive, ma ha reso fruibili altre sulle quali poter investire, tipo le piattaforme digitali, che le possiamo anche considerare un’evoluzione. Tutta la tecnologia, gli smartphone,i Pc,l’AI. Però ci sono i contro, come  ad esempio la chiusura dei Cinema. Ho amici che gestiscono delle sale cinematografiche, anche piccole, però con una grandissima storia alle spalle che vedono tutto ciò  come una minaccia.

Vero. Tanti cinema a Roma li vogliono chiudere e questo è un peccato. Si sono mobilitati anche artisti di Hollywood, hanno fatto una raccolta di firme per impedire di chiudere le sale che sono considerate patrimonio storico. 

Infatti. Anche a Rimini si parla di chiusura  di sale importanti. Purtroppo anche il teatro ne ha sofferto in maniera diretta. Altro aspetto sono tutte le Produzioni che erano rimaste indietro prima della pandemia; oggi diviene difficile per un attore inserirsi di nuovo. È cambiato proprio il mondo.

-E sull’AI?

Assolutamente contro. Io la considero, non sono parole mie, ma sono d’accordo con quanto detto, la considero uno dei più grandi furti della storia dell’umanità. Perché non è uno strumento trasparente. Sì, ok, può essere uno strumento che facilita; ma solo su alcuni servizi di utilità. Però, siamo noi persone che insegniamo all’intelligenza artificiale, mentre essa immagazina tutto, un po’ come un grandissimo archivio una specie di frullatore, dove tutte le idee vengono messe dentro. Quindi viene messa dentro la tua idea, la mia; poi se io chiedessi a questo ChatBot o simili di crearmi una sceneggiatura ad hoc sul mio progetto, io in realtà andrei a pescare delle cose create da altri che hanno scritto delle cose simili. Magari anche 50, 60, 70 anni fa. E quello che io avrò, pronto,anche se mi facilita non è  originale.E tra l’altro, cari miei, quello lì, ovvero ciò che produrrete, tornerà nel frullatore da dove potrà essere estrapolato poi da un’altra persona che chiederà nel tempo una cosa simile; quindi quella piccola idea, quella cosetta che era solo mia, che era nata proprio solo dalla mia testolina, arriverà ad altri. Alla faccia del diritto d’autore,della creatività e quant’altro. Qual è l’ingegno? Qual è il sacro fuoco? Qual è la novità, la voglia di scoprire, la voglia di migliorarsi? Non più  umana ma artificiale! È questa intelligenza artificiale che si migliora! Tra l’altro, sempre di più e ad una velocità veramente impressionante.

Io concordo con lei Barbara, perché è un rischio immenso che porterà alla disumanizzazione progressiva e saremo tutti soppiantati dalle macchine. Ma ciò sembra il futuro desiderato dai grandi potenti del mondo che vogliono sostituire gli umani con i Robot.

Esatto, perché ognuno di noi, si ritrova inconsapevolmente affiancato da un “essere” fatto di bulloni, lamiere, microchip, appunto AI. Ognuno faccia quello che vuole, per carità. Siamo liberi, però non è questa la libertà.

Quali valori sono importanti per Barbara e quali prova a trasmettere? Per esempio, tra amore, fede, patria, famiglia, solidarietà, cosa conta di più per lei?

Io sono stranamente un’incredibile romantica che ancora non si arrende nonostante tutto,nonostante le difficoltà, nonostante quello che mi è successo, nonostante le violenze, anche altre, minori rispetto quell’episodio; ma che non fanno più credere nell’amore, nella cura dell’altro, nella fiducia verso l’altro. L’amore è volere il bene dell’altro, è  aiutare  nel bisogno; questa è una cosa che dimentichiamo troppo spesso. Quindi per me uno dei miei valori che provo a trasmettere è proprio questo. E’ amore, sintonia; del trovarsi, anche con gli amici, con persone affini, trovarsi insieme, anche senza una cosa particolare sulla quale discutere, però trovare delle affinità; io dico sempre che dobbiamo  riconoscere che alla fine siamo “tutti uno”.

Tutti uno? Lei cita un detto importante. Ha fede? È Cristiana? 

Sì, sono cristiana. Credo fortemente che questa nostra permanenza su questo pianeta ci debba insegnare. Noi siamo qua per imparare, non tanto per vivere. E per condividere tutto.

Nel senso, quello che serve accumulare non sono le ricchezze, ma esperienze, vita, lezioni. Imparando. Non tesori; non tesori in questa terra… giusto?

Esatto,e si impara come fa un bambino… come un bambino che quando impara a camminare e cade, dice, “ah, caspita, sono caduto”. Allora vede che ha sbagliato qualcosa. Ci riprova e pensa …”Ah, adesso però ho fatto un passetto in più”. Ah, sta a vedere che devo insistere ed imparare”. Questo è. Voglio dire una cosa; credo che in questa piacevole intervista, mi sento quasi pronta per parlare di massimi sistemi, ma per rendere l’idea  di ciò  che intendo, è che nella mia piccola visione della mia esistenza, credo che noi siamo qui per imparare delle lezioni ed evolverci continuamente. Cioè, da una cosa arrivare ad un’altra, migliorarci sempre.

-E quindi la sua soddisfazione più grande che lei ha avuto fino ad oggi è stata quella di riuscire a trasformare un trauma (a tutti gli effetti) come quello della violenza che ha subito, in un’opera artistica?

Certo. In qualcosa di bello, non solo, ma che è servito perché ha smosso le coscienze e che ha addirittura portato qualcuno a dire, no, basta. Questa è stata la mia più grande soddisfazione.

Era questo il suo sogno nel cassetto e quindi l’ha realizzato?

Bella domanda! Si, forse sì, ma io le dico proprio il forse sì, perché non lo sapevo. Certo non me lo sarei mai immaginato! Io pensavo che il  mio sogno nel cassetto fosse  da sempre fare l’attrice, fare questo, fare altro. Ed invece mi sono ritrovata con questo progetto e questo risultato e dico a me stessa: “aspetta Barbara, confronta le due cose. Stiamo parlando, per carità, senza nulla togliere alla professione, di una cosa più  particolare, una cosa di questo tipo; credo, abbia valenza più di tutto ciò che avessi potuto immaginare!

Certo. Spostiamoci un attimo sull’attualità, giusto per capire il suo pensiero, la sua opinione. Secondo lei, visto gli avvenimenti incalzanti di questo periodo, l’Europa e il mondo intero sono a rischio di conflitto nucleare? Come si può evitare e gli artisti come possono dare il loro contributo? 

Guardi, ho già pensato alla mia cantina! Ho pensato di cominciare a fare lo sgombero, per poterla usare come rifugio. Sì, anti-atomico!

Help! (ridiamo) Meglio  ridere per sdrammatizzare! Vero?

Esatto. Scherzi a parte. Io credo che questo sia un discorso estremamente serio. Credo anche di non avere gli strumenti adeguati per poterne parlare, quindi mi limito a dire così, il mio pensiero. Però ci vorrebbe veramente qualcuno di esperto in materia. Ci vogliono, come sempre, le persone che hanno la visione di un problema da diverse angolature, proprio come nel cinema, che si mettono le macchine da ripresa in diversi punti. Ci vuole questo. Non ci vuole solo un punto di vista, che è il mio, magari. Ci vogliono tanti punti di vista. Sicuramente è una problematica molto delicata, mi fa molta paura.

-Ma gli artisti, anche gli artisti uniti a livello mondiale, secondo lei possono dare il loro contributo, un loro messaggio forte, e fare un po’ come Davide contro Golia?

Non saprei come spiegare. Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo. Io non lo so. Spero tanto che Dostoevskij, grandissimo autore, abbia ragione. Spero che gli artisti possano unirsi in qualche modo, come diceva lei, Davide contro Golia. Noi siamo tutti dei piccoli Davide. Faccio un esempio ricordando un fatto di anni fa. Un gruppo di attori di Hollywood, non ricordo se capitanati dalla grande Meryl Streep, avevano criticato l’allora Presidente USA per alcuni suoi atteggiamenti e per le sue posizioni sulla “presenza di extracomunitari”. Molti gli facevano notare che anche loro non erano nativi,che venivano da altri Stati come ad esempio Brad Pitt dall’Oklahoma,Charlize Theron dal Sudafrica…”Siamo tutte delle star hollywoodiane, siamo quelli per cui tu tanto ti vanti. Però prima, da persone comuni non famose, eravamo extracomunitari, semplicemente, anche noi”.

– Ma certo! Condivido. Lo siamo tutti ormai…con la globalizzazione lo siamo tutti. Anzi se pensiamo all’Italia, noi italiani, siamo stati fra i precursori dei movimenti migratori.Ed anche molto derisi, vero?

Infatti. Mi ricordo che ho letto da qualche parte per uno spettacolo sul tango (io ballo anche il tango argentino), che la “razza italiana” non era ancora ben inquadrata. Nel senso che all’epoca, per loro americani, quando vedevano arrivare questi sbarchi dicevano “mah, non sono né di pelle scura, ma neanche di pelle chiara. Come li definiamo?”

Vero, dal 1850 al 1914 gli emigranti in America hanno subito angherie, umiliati e considerati di classe inferiore.

Già. Su come chiamarli era sorta una discussione; hanno provato una specie di moroccio o qualcosa di simile, un termine che adesso mi sfugge, ma avevano coniato un termine solo per noi italiani. Per etichettarci bene bene. Perché vedevano l’italiano con una carnagione particolare, che noi lo sappiamo è la classica carnagione mediterranea, pelle chiara, occhi e capelli castani o neri; con le eccezioni di biondi con occhi azzurri, ed anche di rossi  come me. E loro non erano abituati, per cui è stato coniato un termine apposito proprio per noi italiani.

Lo cercheremo! Chissà forse in questo l’AI può aiutarci! (ridiamo).

Si. perché è una cosa interessantissima,da dire. E ricordiamocelo che siamo stati anche noi emigranti!

E quindi quale sarebbe il suo messaggio, un messaggio semplice che darebbe ai potenti della terra? 

Mamma mia, che responsabilità. Direi:”Siamo tutti uno”. Sì, siamo tutti uno, quindi… riflettere prima di agire. Vediamola così: Se uno attacca, quell’altro risponde, quell’altro attacca ancora. Ci distruggiamo, ci distruggiamo tutti! A meno che non si vada su Marte, ma ancora non mi sembra sia possibile.

-Beh, è sempre uno dei tanti progetti di Elon Musk. Secondo me sotto sotto stanno preparando, chissà… lei che ne pensa?

Si,si stanno preparando. Esatto.Per loro, però. Per ora siamo tutti uno su questo Pianeta Terra. Quindi pensiamoci bene. Penso che non è una stupidaggine questa mia affermazione perché quanto progettano è pericoloso davvero. Infatti stanno tutti bene attenti a fare la prima mossa.

Esatto!Anche perché rispetto alle guerre puniche e alle guerre  mondiali del 900, adesso  sarebbe la distruzione  del Pianeta. E loro, i potenti, lo sanno. È così?

Già. Perché le armi le hanno costruite loro. E sanno perfettamente  la carica distruttiva di ognuna di esse. Sono ricorsi al riarmo sfrenato per “sentirsi al sicuro” perché  sanno che nessuno farà  la prima mossa.

Ed in questa “fantastica prospettiva” come si immagina Barbara nel futuro? 

Io vorrei partire per Marte o Venere! E se potrò, lo farò…

Bene. Quindi la Sirotti si vede una  futura marziana. (ridiamo)

Esatto. Mi vedo una marziana!

-A questo  punto  una domanda sul futuro dei giovani, quelli che rimarranno  naturalmente (ridiamo).Bene,di conseguenza, consiglierebbe ai giovani di intraprendere la carriera artistica? 

Assolutamente no! Dovranno  fare I conti con l’AI.

– Barbara Sirotti, a chi vuole dire un semplice GRAZIE?

Grande Grazie ad Alessandro  Melas; ha fatto parte del mondo dello spettacolo come procuratore. Mi ha aiutato a rimettermi in piedi. A rimettere insieme i pezzi.

Alla mia terapeuta. Al pubblico.

Ringrazio  I miei  genitori  che mi hanno dato la possibilità  di diventare  quella che che sono.

Ringrazio  lei perché mi ha dato  un grande  spunto  con questa  bellissima intervista; ne farò  un monologo.

Ed io Ringrazio lei. Un monologo? Bell’idea. Ad maiora.