“TRASFORMATE LA RASSEGNAZIONE IN IMPEGNO. L’INDIFFERENZA? UNA MALATTIA MORTALE”
“In una comunità c’è una città dentro la città che non fa notizia, ma fa vedere le cose belle che ci sono”
di Riccardo Toffoli
Don Luigi Ciotti torna ad Aprilia a parlare di mafia. Quando venne, era la seconda metà degli anni ’90, Aprilia era altra cosa. Era scossa, come tante città italiane, dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, alzava la voce per protestare. Erano gli anni in cui Don Luigi Ciotti fondava Libera, punto di riferimento oggi della lotta alla mafia, per alimentare un cambiamento etico e sociale necessario a recidere i fenomeni mafiosi. Incontrava le scuole, ha incontrato le scuole apriliane, per educare i giovani al valore della legalità. Nessuno avrebbe mai detto che Don Luigi Ciotti tornasse, un giorno, ad Aprilia a parlare della mafia apriliana, venuta alla luce dall’operazione “Assedio” condotta dalla Dia, dalla Procura di Roma e dalla Dia. Che cos’è cambiato in questi trent’anni? Cosa non ha funzionato? È una riflessione che la città non può trascurare. E non l’ha fatto la Chiesa cattolica. Mercoledì 10 dicembre alle ore 17.30 Don Luigi Ciotti è intervenuto presso la Parrocchia Dello Spirito Santo di via Francia 2 insieme al Vescovo di Albano Mons. Vincenzo Viva in un incontro dal titolo significativo “Ripartire Insieme: Giustizia Sociale, Impegno, Speranza” promosso appunto da Libera in collaborazione con il Vicariato Territoriale di Aprilia. “Rinascita”, “Impegno civile” sono le parole sovrane di un incontro molto partecipato e sentito. In prima fila, la commissaria straordinaria, Prefetto, Vincenza Filippi insieme alle forze dell’ordine. Dietro di loro una marea di persone che ha ascoltato Don Ciotti con profondo rispetto, in religioso silenzio. Don Ciotti non ha parlato solo al mondo religioso. C’erano tutti, cittadini, esponenti del mondo associativo laico. Un esercito di apriliani che si ribella all’idea di vivere in una città mafiosa e a cui Don Ciotti, instancabile, ha chiesto di non “rassegnarsi”, di non essere “indifferenti”, di “parlare” e “denunciare”, di avere “responsabilità”. Don Ciotti ha parlato di una maggioranza, la maggioranza che fa del bene, che fa comunità ma che purtroppo è affossata da una minoranza che fa invece, notizia. Le cose buone non fanno notizia. Si sa.
IL VESCOVO VINCENZO VIVA: “OCCASIONE PER UNA PRESA DI COSCIENZA E DI RIGERENAZIONE”
La Chiesa cattolica continua a tendere la sua mano alla città di Aprilia, in questi anni bui della sua storia. L’anno scorso, in occasione del 60° anniversario della storica visita di papa Paolo VI, la parrocchia di San Michele promosse diverse iniziative, compreso un incontro alla presenza del cardinale Marcello Semeraro in aula consiliare, insieme all’allora commissario prefettizio Paolo D’Attilio. Oggi lo fa con Don Ciotti, presidente di Libera. Da anni combatte le radici della mafia promuovendo i valori portanti della giustizia e della legalità nel vivere sociale di una comunità. Nel messaggio del Vescovo traspare tutto l’impegno della Chiesa cattolica ad Aprilia. “Lo scioglimento del Comune di Aprilia –ha detto Vincenzo Viva- è stata una notizia brutta perché segnala un degrado, un qualcosa che non va bene in questa città. Ma dall’altro lato ho anche pensato che questa notizia potesse essere un’occasione di una presa di coscienza, un’occasione di una rigenerazione della nostra città. E quindi ho sentito il bisogno di invitare tutti, a partire dalle nostre parrocchie, le nostre associazioni e i cittadini, per fare un serio esame di coscienza e per interrogarci su quelle che sono state e sono le cause”. Il Vescovo ha parlato della legalità che “non è solo una parola buona, in fin dei conti per noi è uno strumento per la libertà delle persone e per la giustizia. È uno strumento che ci aiuta a vivere da persone libere”. Ultimo punto toccato il quartiere Toscanini, interessato da molti fatti di cronaca. “Se siamo qui stasera -ha detto- volutamente in un quartiere difficile, ecco questo è un quartiere difficile dal punto di vista sociale, siamo qui per dire che questo territorio appartiene alla buona e alla brava gente di Aprilia e che non dobbiamo lasciare spazio a chi vuole prenderselo”.
LE PAROLE CHIAVE DI DON CIOTTI
Il lungo discorso di Don Ciotti si è basato su alcune parole chiave. Prima la “speranza”, la speranza ovviamente per lui cristiana, che promuove i cambiamenti sani. Poi la “responsabilità” che è un invito non solo alle istituzioni a fare il loro dovere, ma anche ai cittadini a “denunciare”, a “parlare”, a muovere le fila, senza cadere nella “rassegnazione” e nella “indifferenza”, descritta come una “malattia mortale”. Ma cambiamento anche nel “sociale”, altra parola importante, per costruire una comunità in grado di fare “solidarietà”, per condividere “fragilità” e “vulnerabilità”. E poi c’è la parola “legalità”, certamente. Ma Don Ciotti, nel parlare alla comunità apriliana, nonostante gli argomenti difficili, non manca mai di sottolineare la “positività” dietro ogni cosa. E quando affronta il tema delicato della comunità, parla di una maggioranza, una città nella città, che non fa notizia. “In ogni città c’è una città, che questa sera dobbiamo sottolineare con forza, -ha detto- e voi la rappresentate, composta da singole persone, famiglie, associazioni, chiese, che non fanno rumore e non fanno chiasso, perché fanno più rumore, , più chiasso, le cose negative, le cose che non vanno bene. E’ la città delle cose belle, importanti, positive. Quando io vado per le scuole, c’è sempre un professore che mi invita a scoprire dentro la città le cose belle che ci sono. Dobbiamo sempre avere la speranza di vedere quelle cose positive che, a volte noi, pensiamo che non ci siano perché non se ne parla”. Ma c’è anche il grande tema della “comunità” che deve offrire servizi e punti di riferimento. “Vi prego di non cedere alla rassegnazione. –ha detto Don Ciotti- perché è troppo facile. Il respiro di una città ha bisogno dell’apporto di tutti i suoi componenti. La città è il luogo in cui mondi diversi sono chiamati a confrontarsi e a ritrovarsi in una identità di base. Il sociale è l’ossigeno delle persone. Il sociale è il luogo di condivisione delle fragilità, delle vulnerabilità”. Segue il giudizio sull’indifferenza. “L’indifferenza è un grande ostacolo al cambiamento. E’ una malattia mortale per la vita. –ha continuato- Pensate che dobbiamo sempre agire. Noi, oggi, siamo qui per dirci che dobbiamo respingere tutto questo”.







