Domenico Martini: l’anima del colore senza pennelli

242

Nato tra le colline di Sora e cresciuto a Fontechiari, nella terra dei “Cinque Miracoli”, Domenico Martini ha imparato presto che la vita è fatta di materia, respiro e passione. Dopo gli studi da geometra, si avvicina al mondo dell’arte attraverso il restauro e le botteghe dei mosaicisti romani, dove affina lo sguardo e la sensibilità. Parallelamente, intraprende un percorso nell’imprenditoria artigianale, dedicandosi alla creazione di manufatti ecclesiastici e trovando poi la propria affermazione nella progettazione e costruzione di piscine pubbliche e private, un universo fatto di forma, acqua e armonia che continuerà a riflettersi nella fluidità delle sue tele e nella sua visione estetica.Ma è nella pittura che Martini scopre la sua libertà più profonda. “Sono un pittore senza pennelli — dice — utilizzo di tutto tranne i pennelli.” In questa dichiarazione si cela la sua poetica: lasciare che la materia viva da sola, che il colore respiri, che la vita si trasformi in energia. Le sue opere, realizzate con acrilici, aria e istinto, raccontano l’emozione del tempo che scorre, dei giorni che si stratificano come veli di colore, costruendo armonie sempre nuove.Le sue tele non rappresentano figure riconoscibili, ma emozioni in movimento: onde, frammenti, pensieri che si fondono e si dissolvono in un continuo divenire. Le linee, fluide e liquide, sembrano suggerire libertà e trasformazione, come se ogni pennellata invisibile contenesse un respiro.A Parigi, le sue opere hanno ottenuto un successo straordinario: le tele sono andate a ruba, conquistando il pubblico internazionale con la loro forza emotiva e la loro autenticità. Nella pittura di Domenico Martini si avverte una vibrazione umana, pura, che parla direttamente ai sensi. È energia che prende forma, libertà che diventa colore, un viaggio dentro la vita stessa.

Domenico, lei si definisce “un pittore senza pennelli”. Cosa rappresenta per lei questa scelta di libertà creativa?

È una scelta sia voluta che naturale. Nella mia vita non ho mai accettato limiti, e il pennello per me è proprio questo: una limitazione. Tutto ciò che passa attraverso un attrezzo diventa filtrato, mediato. Io invece voglio che la materia sia libera, che il gesto non abbia vincoli. Per questo dico che non ho limiti nella mia pittura.

È come interrompere un po’ la spontaneità dell’arte, dunque?

Sì, esatto. Ho sempre vissuto così, anche nella vita quotidiana: posso iniziare la giornata con un’idea precisa, ma poi mi lascio trasportare e magari la sera ho fatto mille altre cose. Scherzi a parte, per me l’arte non è fatta di linee o di regole: è un’espansione, un’esplosione di colori vivi. Le mie opere nascono da questa libertà assoluta.

Quali sono i colori che usa di più?

Uso molto il verde e il giallo, sono i miei colori preferiti. Amo i colori forti, pieni di vita. Spesso li unisco al rosso, anche quando sembrerebbe “non si possa fare”. Ma è proprio in quei contrasti che trovo energia e movimento.

Ogni colore ha un significato per lei?

Sì, certamente. Il giallo e il verde hanno per me un valore particolare: il giallo rappresenta l’inizio, la luce del mattino, la gioia di partire. Poi, durante la giornata, subentra il verde, che per me è equilibrio, crescita, continuità… un po’ come un semaforo che ti dà il via.

E il rosso arriva la sera?

Sì, il rosso arriva al tramonto, quando tutto si calma. È il colore che chiude la giornata, quello che segna l’arrivo, il compimento.

Nelle sue opere domina l’istinto, il movimento, la spontaneità. Quanto è importante per lei che la pittura resti un atto emotivo e non tecnico?

Per me la pittura è prima di tutto emozione. È il modo più autentico per esprimere e far sapere agli altri cosa si prova dentro. Se attraverso i miei movimenti, le mie sinuosità di colore, riesco a far percepire agli altri quello che sentivo mentre dipingevo, allora ho raggiunto il mio obiettivo.

Oggi, dopo aver iniziato a esporre le mie opere, sento che questo messaggio arriva, e ne sono felice.

Lei immagina la vita come “un grande quadro astratto che esplode di colori”. È questa la visione che guida la sua arte?

Assolutamente sì. Ogni giorno per me è un quadro diverso, con colori e sfumature nuove. Anche il mio lavoro quotidiano, che è un altro rispetto alla pittura, è pieno di immagini e tonalità che poi finiscono sulle mie tele. Ci sono giorni luminosi, pieni di giallo e di verde, e altri in cui arriva anche un po’ di nero. Ma io dico sempre che bisogna saper coniugare tutto: anche dal nero, se guardi bene, può nascere la luce, può riemergere il bianco e poi tutti gli altri colori.

Le sue forme fluide e cangianti evocano la trasformazione continua dell’esistenza. È un modo per restituire il ritmo stesso della vita?

Sì, perché la vita è movimento, è cambiamento continuo. Ogni colore ha un suo ritmo, un suo modo di muoversi, ma quando si stratificano, uno sopra l’altro, raccontano perfettamente ciò che è la vita: un insieme di emozioni, esperienze e passaggi che si intrecciano.

Dopo il grande successo ottenuto a Parigi, dove le sue opere sono state accolte con entusiasmo, cosa sente di aver trasmesso al pubblico internazionale?

Parigi è stata un’esperienza meravigliosa, quasi magica. Eravamo in una galleria in una zona bellissima, a due passi dall’Eliseo, e l’emozione è stata enorme.

La mostra si è aperta il 4 ottobre e si è chiusa il 17: in quei giorni ho sentito davvero la connessione con il pubblico. Spero di aver trasmesso gioia, energia, e soprattutto l’idea che la vita è un quadro fatto di colori stratificati, che si mescolano e si rinnovano. Non avevo mai pensato di “quotare” le mie opere, ma il riscontro è stato talmente forte che ci sto riflettendo.

Quante opere ha portato a Parigi?

Ho portato tre quadri, di cui due trittici. Tutti e tre sono stati venduti, e altri mi sono stati richiesti. Ora quattro opere partiranno per Treviso, dove la stessa galleria organizzerà una nuova mostra.

Vuole dirci qualcosa di più su questi prossimi appuntamenti?

Sì, la galleria è la Platinum Collection, che dopo Parigi ci ha invitato a esporre in Italia. La mostra si terrà a Treviso dal 6 al 22 dicembre, e poi a febbraio saremo a Madrid. È un percorso che mi emoziona molto.

Se dovesse racchiudere la sua arte in una sola parola, quale sceglierebbe e perché?

“Respiro.”

Perché il respiro è vita. Se una persona respira bene, vive bene. Se respira male, non vive pienamente. Spero che chi guarda le mie opere senta proprio questo: un respiro, una sospensione, un attimo in cui tutto si ferma e si ritrova equilibrio. È quello che cerco di trasmettere, ed è ciò che mi fa sentire vivo.