Il Primavera ha rinunciato all’iscrizione al campionato di promozione.
Uno dei maggiori investitori, Massimo Treiani: “Se ne parlerà dopo le elezioni”


di Riccardo Toffoli
Per Aprilia è sicuramente un periodo buio. Ne risentono tutti i settori, i servizi, la cultura e di conseguenza lo sport. Prima dell’estate, avevamo trattato già la situazione delle concessioni per le associazioni sportive, alcune costrette a fermare le attività. Il buio ora cala sul calcio apriliano, quello che fino a un decennio fa era uno dei fiori all’occhiello della città di Aprilia. Dopo la questione dello stadio Quinto Ricci, gli ultimi giorni di luglio cade un altro pilatro: il Centro Sportivo Primavera ha rinunciato all’iscrizione al campionato di Promozione. Il grande problema, lamentato anche nell’intervista che abbiamo fatto a Massimo Treiani uno dei più importanti investitori nel calcio apriliano, è l’assenza di spazi.
IL CENTRO SPORTIVO PRIMAVERA: SORSE SU UN TERRENO DESTINATO A DISCARICA
Lo sport fu sempre uno dei tesori degli ex sacerdoti di Vittorio Veneto che hanno guidato la chiesa madre di San Michele Arcangelo negli anni del dopoguerra e fino ai primi del 2000. L’oratorio, il campetto dei preti come lo chiamavano, a lato della chiesa di San Michele, è stato per i giovani apriliani una vera e propria scuola. Complice anche Don Antonio Muraro che sull’educazione sportiva dei giovani ne faceva missione pastorale. Era un’altra realtà, altri tempi, un modo per togliere i ragazzi dalla strada in una città che non dava niente. Così come faceva Don Angelo Zanardo con il centro di addestramento professionale. Il “campetto dei preti” divenne ben presto molto stretto per una comunità in continua espansione demografica. L’allora parroco Don Fernando Dalla Libera negli anni ’60, grazie all’intermediazione di Mario Cavicchioli, comprò per due soldi una fetta di terreno, circa un ettaro e mezzo, in via delle Valli. Il terreno venne fu sottratto all’ipotesi di una discarica. Rimase lì così per molti anni. Quando il “campetto dei preti” non riuscì più a sopperire la sempre maggiore richiesta dei giovani, Don Antonio Muraro pensò proprio a questo terreno per realizzare nel 1977, il Campo Sportivo Primavera, dotato di piscina, due campi di calcio e un campo di calcetto. “Nell’estate del 77 –diceva all’epoca il gruppo giovanile liturgico- con un gruppo di ragazzi di Aprilia ci recammo in gita-premio a visitare la Germania. In ogni città, in ogni centro popoloso vedevamo gente festosa e serena ai bordi e all’interno della piscina cittadina. La cosa ci ha molto colpiti. Tutti ci siamo detti: perché non potrebbe essere altrettanto anche nella nostra Aprilia?”. La piscina ha aperto il 3 marzo del 1980 e in quell’anno anche la prima partita ufficiale nel campo sportivo. Per realizzare questo sogno, non c’erano soldi. Si cercò appoggio tra i commercianti, vennero organizzati eventi di sponsorizzazione, venne promossa una sottoscrizione mensile tra i genitori dei ragazzi che frequentavano l’orario. Erano circa 120. Vennero raccolti oltre 150 milioni di lire e per risparmiare sul costo dei lavori, molte famiglie andarono a lavorare volontarie. Nacque così il Centro Sportivo Primavera. L’allora parroco Don Luigi Fossati inserì il Centro Sportivo Primavera nel suo libro “Il Quadrifoglio”, uscito postumo, dopo la sua prematura scomparsa. Lo considerò un “petalo” di quel quadrifoglio, che rappresentava l’impegno della parrocchia sul sociale apriliano, in una città che non aveva nulla da offrire ai giovani.
I PROBLEMI DI OGGI
I tempi sono cambiati, le leggi sono cambiate. Per mettere a norma oggi quel campo sportivo servono 600 mila euro. La società sportiva poteva allenarsi, ma già due anni fa le partite venivano disputate a porte chiuse nel Quinto Ricci. E anche a via delle Valli non si poteva giocare che a porte chiuse. Soldi importanti che una parrocchia come San Michele, ormai non più parrocchia pressoché unica della città, riesce a stanziare. Ma viene meno anche la funzione pastorale di una simile attività. L’anno scorso alcuni sponsor storici hanno lasciato, non vendendo futuro. La squadra ha continuato l’attività l’anno scorso ma quest’anno è arrivato il capolinea. La società ha continuato a gestire il campo, a titolo gratuito, ma con l’impegno a rilevarlo dalla parrocchia. Quando ci si è messi a tavolino, però, per concretizzare il tutto, non si è raggiunto un accordo. 600 mila euro di investimenti sono tanti, più il costo del campo che viene quantificato in circa 100 mila euro. Sono varie le ipotesi ora, la più realistica è che tutto il centro sportivo venga rilevato dalla società che attualmente gestisce anche la piscina.
“SERVONO SPAZI. IL CALCIO APRILIANO? NE RIPARLEREMO DOPO LE ELEZIONI”
Abbiamo rivolto qualche domanda a Massimo Treiani, fino a due anni fa, insieme a Davide Ceccaroni, tra gli investitori del Primavera e da anni impegnato nel sostenere il calcio apriliano.
Come si potrà risollevare il calcio apriliano?
“Servono urgentemente gli spazi. Nessuno è disposto ad investire senza un minimo di ritorno. Lei può pensare che un imprenditore che si suda i soldi, non li trova mica per strada, può investire in qualcosa che non ha neppure un pubblico. In questi ultimi anni, il calcio apriliano ha disputato le sue partite a porte chiuse. Nessuno può vederle. Senza pubblico. Chi può investire in questa situazione?”
Quale spazio è prioritario?
“Senza dubbio è il Quinto Ricci. Lo stadio è prioritario. Qui ci sono strutture anche complementari necessarie, c’è il parcheggio per le macchine. Bisogna mettere a norma lo stadio e fare gli interventi necessari se si vuole rilanciare il calcio apriliano”.
Perché si è ritirato?
“Ho capito che non c’erano più le condizioni. Le ripeto investire è un conto, buttare soldi non ha senso. I soldi non si trovano per strada, si sudano. Con la precedente amministrazione Principi avevamo proposto un piano. Noi ci facevamo carico di investire 300 mila euro per mettere a norma lo stadio Quinto Ricci, in cambio di una concessione dello stadio per almeno cinque anni. L’amministrazione non ne ha voluto sapere per tanti motivi che ora non è il caso di ripetere. Abbiamo capito che non si poteva fare altro e ci siamo ritirati”.
Secondo lei ci sono speranze per una ripresa del calcio apriliano? E quando?
“Ripeto: la condizione principale sono gli spazi. Oggi i ragazzi si allenano un po’ qua e un po’ là. Ci si arrangia. Serve lo stadio. Detto questo, per me, se ne potrà riparlare dopo le elezioni. Al momento non ci sono le condizioni per farlo. La politica riprenderà ad interessarsi quando dovrà confrontarsi con le realtà cittadine, farà delle promesse in campagna elettorale e dovrà mantenerle quando e chi sarà eletto. Allora si potrà riaprire un discorso, speriamo proficuo e che porti di nuovo ad una nuova consapevolezza”.
CENTRO SPORTIVO PRIMAVERA DI APRILIA, I CHIARIMENTI DELLA DIOCESI DI ALBANO
In merito alla notizia pubblicata su alcune testate giornalistiche, riguardanti le accuse rivolte dalla società sportiva Centro Sportivo Primavera di Aprilia nei confronti della Curia vescovile di Albano, riguardo al mancato rinnovo della concessione per il centro sportivo utilizzato dalla stessa società, si precisa quanto segue.
Il centro non è di proprietà della diocesi di Albano, bensì della parrocchia San Michele Arcangelo, in Aprilia, che aveva sottoscritto con la società sportiva un contratto di locazione, giunto alla sua scadenza naturale nell’anno 2024. La società sportiva ha quindi utilizzato il campo nella perfetta consapevolezza che con la chiusura della stagione calcistica 2023-2024 il contratto sarebbe giunto al termine.
Successivamente, nonostante la stessa società si sia dimostrata interessata all’acquisto del campo, la compravendita non si è perfezionata per il mancato raggiungimento di un accordo tra le parti. La parrocchia, per venire incontro alle esigenze della società sportiva, e con mero spirito di solidarietà, ha concesso in uso gratuito il campo per un ulteriore anno con un contratto di comodato avente scadenza il 30/05/2025. A tale data la parrocchia, nel pieno rispetto degli accordi contrattuali, ha richiesto la restituzione del campo.
«Sorprende – spiega monsignor Franco Marando, parroco di San Michele Arcangelo – la reazione della società sportiva che lascia intendere di essere stata colta di sorpresa da tale richiesta. Il rilascio programmato contrattualmente era infatti previsto in prima battuta addirittura nella primavera del 2024. La società avrebbe quindi avuto tutto il tempo di organizzarsi senza far ricadere sulla parrocchia la responsabilità dell’attuale mancanza di strutture. Per ciò che attiene infine la dichiarata “donazione” del campo da parte della “proprietà del centro sportivo” in favore della parrocchia, la stessa non ci risulta documentata tant’è che, in base alle informazioni in nostro possesso, l’opera venne realizzata da don Antonio Muraro, allora parroco, con la collaborazione dei parrocchiani».
Spiace, inoltre, sottolineare come tali notizie siano apparse sui media senza aver ascoltato anche la versione della diocesi di Albano e della parrocchia interessata.






