Per far quadrare i conti di bilancio si è pensato di aumentare i costi dei servizi, avviare vendite dei beni comunali e risparmiare sui costi. E recuperare invece i 128 milioni di euro di mancati incassi certificati dalla Corte dei Conti?
La Corte dei Conti era stata chiara. Sul mancato avvio di attività dirette al recupero coattivo di crediti dell’Ente ci sarebbero profili di responsabilità erariale. Aspettiamo gli esiti delle indagini della Procura contabile

di Riccardo Toffoli
Non volevamo essere Cassandra. Nel numero di maggio scorso abbiamo infatti scritto che la deliberazione della Corte dei Conti, la 45 del 2026, sui bilanci del Comune di Aprilia, avrebbe imposto subito una manovra finanziaria per reperire un milione e mezzo di euro. Lo dicevamo nel silenzio assordante generale, tra coloro che dicevano e scrivevano: “Però la Multiservizi viene salvata” e chi, nelle 33 pagine scritte dai magistrati contabili, non ci ravvisava che “le soliti cose: nulla di che”. Noi scrivemmo, invece, in prima pagina che la situazione delle finanze focalizzata dalla Corte dei Conti era molto grave e che, soprattutto, serviva racimolare al più presto un milione e mezzo di euro per correggere le contestazioni mosse dai magistrati contabili sul bilancio comunale a fronte di 128 milioni di “crediti”, per la maggior parte incassi mancati di Imu e Tari, non solo non entrati nelle casse comunali ma inseriti puntualmente in bilancio come da “incassare”. E quel milione e mezzo era dovuto, secondo l’occhio vigile dei magistrati contabili, proprio al fondo milionario crediti di dubbia esigibilità. È un fondo di soldi accantonati dal Comune che dovrebbe offrire il paracadute nel caso in cui questi “crediti” non dovessero essere più riscossi. Quindi più ci sono soldi “da incassare” e più si devono accantonare soldi nel “fondo” paracadute. Ma ora la situazione è al limite. Gli accantonamenti sono così consistenti che di fatto manca la liquidità. Faceva notare la Corte, nonostante l’entità enorme del fondo, ben 75 milioni di euro, tra un contenzioso importante e alcune situazioni non inserite, ci sarebbero ancora da accantonare un altro milione e mezzo circa di euro.
LE NUOVE “TASSE” MA NIENTE AZIONI SULLA CAPACITA’ DI RISCUOTERE
E così, ci chiedevamo a maggio, dove prenderanno i soldi le commissarie? La Corte dei Conti era stata molto chiara. La priorità è la lotta all’evasione e all’elusione fiscale che oggi di fatto blocca il bilancio. Anzi i magistrati contabili avevano avvertito, scritto nero su bianco, che la mancata capacità di recuperare soldi era ipotesi di danno erariale. “Le gravi criticità registrate dall’Ente nella capacità di riscossione delle entrate proprie –tuonava la corte- hanno avuto evidenti ripercussioni sulla mole dei residui attivi conservati a rendiconto, in particolare per quelli afferenti alle entrate tributarie, che nel quadriennio sono passati da euro 48.278.185,00 (2021) ad euro 71.940.276,78 (2024), con i conseguenti, già evidenziati, effetti espansivi sulla consistenza del FCDE”. E infine: “Sul punto, per completezza, si evidenzia che il mancato avvio di attività dirette al recupero coattivo di crediti dell’Ente potrebbe integrare profili di responsabilità erariale”. Era da immaginarsi, quindi, che il lavoro della commissione straordinaria e della macchina amministrativa comunale fosse diretto proprio a migliorare le attività di recupero. E che, da questo miglioramento, sarebbero usciti fuori dal cilindro questo milione e mezzo da accantonare. Invece da maggio a giugno abbiamo assistito ad un aumento dei costi dei servizi, preceduto e seguito da un taglio dei costi e da vendite di beni comunali. E sulla capacità di riscossione? Sarebbe utile informare l’opinione pubblica se ci sono state iniziative. Anche perché la Procura contabile è giusto che dia conto sulla responsabilità erariale del mancato recupero coattivo. Non è, infatti, assolutamente corretto che a pagare siano sempre gli stessi cittadini, costretti ora a pagare di più per servizi, tra l’altro per nulla migliorati, ma solo per garantire i mancati incassi di chi non paga.
GLI AUMENTI
E iniziamo così la lista degli aumenti sui servizi varati da maggio a giugno senza che nulla sia migliorato:
-Mensa scolastica. Si continua a pagare in base all’Isee. Il tasso di copertura del servizio a carico delle famiglie aumenta dei 3,3%. Aumento medio di circa 5 euro al mese per circa 50 euro l’anno.
-Affitto delle sale della biblioteca comunale. La sala Fiorentini passa da 25 a 30 euro al giorno e la Sala Nardinocchi, ex sala Manzù, da 25 a 35 euro al giorno.
-Parcheggi a pagamento. Aumento delle tariffe orarie e degli abbonamenti fino al 700%. Raddoppio delle aree di sosta. Incasso stimato medio annuo in 570 mila euro.
-Diritti d’istruttoria del Suap e del settore ambiente. Aumenti fino al 300%. Colpite in particolare le periferie. Le autorizzazioni agli scarichi passano dai 50 ai 200 euro. La sola autorizzazione per abbattere un albero di casa costa 50 euro.
LE VENDITE
E poi ci sono le vendite dei beni comunali:
-Capanna Murata per 973 mila e 80 euro
-Porzione del capannone di viale Europa (dove c’erano i carristi) 790 mila 800
-Rudere ex Onc Casalazzara 19 mila 663 euro e 56 centesimi
Il 9 luglio scorso è scaduto il termine per la presentazione delle offerte. Vedremo nei prossimi giorni chi ha presentato offerta e per cosa.
TAGLIO DEI COSTI
Il più significativo è il taglio dell’affitto della scuola Gramsci per circa 250 mila euro l’anno. Un taglio ipotetico, perché il contratto per la struttura storica di via Marco Aurelio scadrebbe naturalmente nel 2027. Ma dal prossimo anno scolastico, quindi da settembre 2026, la scuola andrà al Palazzo di Vetro, insieme agli uffici del Comune di Aprilia, in piazza Bersaglieri.







