APRILIA – 4 GIORNI DI SPARI NEL CENTRO URBANO: PAURA E SENSO DI ABBANDONO TRA I CITTADINI

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Mentre andiamo in stampa, le forze dell’ordine sono le uniche a rassicurare: “Indagini a buon punto”

“È tempo dello Stato” avevamo scritto ad aprile quando il Comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose

di Riccardo Toffoli

Quattro episodi, tutti ravvicinati, in una settimana. Quattro giorni consecutivi di spari in centro urbano. Almeno fino ad oggi, domenica 8 febbraio, quando andiamo in stampa. Quattro episodi, allarmanti, a cui le forze dell’ordine stanno cercando di dare un motivo e soprattutto un volto con indagini a tappeto. Spari ad altezza d’uomo che colpiscono vetture parcheggiate, dentro le quali potrebbero esserci persone, bambini. Colpito da un bossolo persino un passeggino. Siamo nelle vie centralissime di via dei Garofani, via degli Aranci, via Rossetti. La zona residenziale dove ci sono bar, studi medici, attività commerciali, aree verdi dietro piazza Roma, a ridosso di piazzetta delle Erbe dove c’è il mercato coperto. Mentre stiamo andando in stampa, domenica 8 febbraio, le forze dell’ordine, uniche a scendere in campo contro questa escalation di violenza, tengono a rassicurare: “Le indagini, sono già a buon punto, finalizzate a ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e a individuare i responsabili”. Sono le uniche. Nessun messaggio dalla commissione straordinaria né dalla politica. Per ora. Tutto inizia verso la mezzanotte del 4 febbraio: i primi colpi di pistola a via dei Garofani. Spari coperti dai fuochi d’artificio che in piazza Roma festeggiano, come ormai da qualche anno a questa parte, i giovani diciottenni della città. Mentre in piazza i giovani festeggiano, dietro le case si spara. Il 5 febbraio alle 17, sempre in via dei Garofani, altri spari. Forse cinque in tutto. In piena attività: è giovedì. Dietro la centralissima via degli aranci con i suoi negozi aperti, il passaggio dello shopping, le passeggiate con i bambini. Si spara così, in questo contesto, ad altezza d’uomo con il rischio concreto che un bossolo possa sfuggire di mano e decretare la tragedia. Non vogliamo né pensarlo né immaginarlo. Il 6 febbraio si ricomincia. Si cambia via. Nella notte, sempre verso l’ora dei fuochi d’artificio, un colpo d’arma da fuoco ha infranto la finestra di una palazzina di tre piani in via degli Aranci. Sabato notte, 7 febbraio, sempre verso la mezzanotte, altri quattro proiettili sventrano una Panda parcheggiata in via dei Garofani. Questa volta pare ci siano i testimoni. La via è deserta. Sembra una scena da far west. In una zona dove i lavori di piazza delle Erbe hanno eliminato il parcheggio del mercato centrale, non si trova più posto neanche a pagarlo, domenica 8 febbraio non c’era nessuno. È il centro urbano di una cittadina di 70 mila abitanti, quinta città del Lazio per numero di abitanti che vive nel terrore da una settimana e a cui nessuno dà risposte se non i Carabinieri che stanno facendo il possibile per dare un volto agli artefici di tutto questo. Per ritrovare un clima del genere nel centro città, si deve risalire al 1976 quando la violenza nel centro era contro le attività commerciali. L’11 ottobre di quell’anno tutti i commercianti fecero una serrata contro l’aumento della criminalità e il 29 ottobre sul tema si tenne un consiglio comunale straordinario. Furono raccolte 3 mila 350 firme che vennero presentate all’allora sottosegretario del Ministro dell’Interno Giuseppe Zamberletti. Si risolse poco. Nel 1992 la scena venne ripetuta. Il 24 giugno i commercianti, di nuovo esasperati da continui atti intimidatori e soprattutto incendiari, decidono di promuovere una seconda serrata. Scriveva l’on. Guido Calvi: “sono atti che vanno dal semplice teppismo ad azioni di criminalità organizzata”. Negli anni la situazione si andò a normalizzare. Almeno fino a luglio 2024 quando emersero i dettagli dell’operazione “Assedio” che parlò per la prima volta di “mafia” ad Aprilia. Il governo Meloni ad aprile dell’anno scorso decise di sciogliere il Comune di Aprilia per infiltrazioni mafiose. A luglio venne inaugurato il nuovo commissariato di Polizia, è intervenuto il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “È il tempo dello Stato”, avevamo scritto ad aprile dell’anno scorso al momento dello scioglimento del Comune per mafia, commentando la grave assenza in tanti anni di sviluppo indiscriminato, di crescita demografica incontrollata. È tempo dello Stato, lo scriviamo ancora oggi che assistiamo passivamente al dilagare della violenza, della paura, dell’assenza persino di una parola di conforto.