APPROVATA LA TASSA DI SOGGIORNO AD APRILIA

256
ANTONIO GUIDO

Le due grandi strutture ricettive apriliane, il Simon e l’Hotel Enea, neanche sentite. Non ascoltata neppure la Federalberghi

Si pagherà fino a due euro e 50 a notte per dormire ad Aprilia. Gli albergatori: “Una follia”

 

di Riccardo Toffoli

C’era Italo Calvino che scriveva “Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia”; Stendhal diceva di Napoli “senza nessun paragone, la città più bella dell’universo” ma basta il famoso detto attribuito a Goethe “Vedi Napoli e poi muori”. Per non parlare di Roma, la città “eterna” che voleva a tutti i costi Garibaldi per l’Italia, e che basta il “quanto sei bella” di Venditti per aprire il cuore al desiderio di vederla. Ora, tra le “belle” c’è anche Aprilia che, con la sua tassa di soggiorno fresca di approvazione, punta evidentemente a scalare tradizioni turistiche dei viaggi in Italia, lanciate dalla moda settecentesca. Per carità, anche Aprilia ha avuto i suoi fans illustri. Stanislao Nievo l’amava, Giacomo Manzù la scelse come residenza e studio, Menotti Garibaldi voleva addirittura portarci la salma del padre Giuseppe e poi grandi famiglie ancora la amano come la Calissoni-Bulgari e i Ravizza-Garibaldi. Ma basta per essere competitiva nel grande mercato globale del turismo? Fatto è che, a dispetto di chi in questo territorio ci investe ogni giorno e che non è stato neanche consultato per un parere, la tassa di soggiorno ad Aprilia è diventata una realtà. Le commissarie hanno approvato il regolamento istitutivo con delibera 2 del 26 febbraio scorso. Chi pernotta nelle strutture recettive di Aprilia pagherà fino a 2,5 euro a notte, in base alla tipologia (alberghi, campeggi, affittacamere ecc.) e alla qualità dei servizi offerti (da uno a cinque stelle). Ora il regolamento passa al Ministero delle Finanze che dovrà pubblicarlo sul proprio portale. Passati 30 giorni dalla pubblicazione sul portale del Ministero, il regolamento sarà operativo.

LE PIU’ GRANDI STRUTTURE RECETTIVE APRILIANE NON SONO STATE SENTITE

La legge istitutiva della tassa di soggiorno, il D. Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 all’art.4 comma 3, parla chiaro. Prima di applicare il regolamento sulla tassa di soggiorno i Comuni devono sentire le associazioni maggiormente rappresentative dei titolari delle strutture ricettive. Questo richiamo è presente sia nella delibera di giunta 32 del 27 novembre scorso, con la quale le commissarie Filippi, Caporale e Guida hanno avviato l’iter per l’applicazione ad Aprilia dell’imposta di soggiorno, sia nella delibera finale, la 2 del 26 febbraio scorso, in cui si fa accenno ad un incontro del 29 gennaio scorso. Si legge nel testo della delibera: “in data 29 gennaio 2026 alle ore 10:30 si è tenuto presso la Sala Consiliare del Comune di Aprilia un confronto con le Associazioni maggiormente rappresentative dei titolari delle strutture ricettive presenti sul territorio con lo scopo di avviare il percorso finalizzato all’istituzione dell’imposta di soggiorno, di cui al sommario verbale conservato agli atti dell’Ente”. Ma a quest’incontro non sono stati invitate le due più importanti strutture alberghiere di Aprilia: l’Enea Hotel e il Simon Hotel. E neanche una delle associazioni di categoria più rappresentative come la Federalberghi di cui Antonio Guido, direttore storico dell’Enea Hotel, è capodelegazione locale. Una dimenticanza? Considerando che questi sono gli unici due hotel a 4 stelle di Aprilia e che esistono sul territorio altri più piccoli alberghi centrali, (poi ci sono diverse tipologie ricettive per carità), sembrava scontato che in quest’incontro partecipassero almeno loro, i più interessati e le categorie direttamente interessate e, possiamo ipotizzare, forse le più esposte ai meccanismi del mercato turistico. “Ci rammarica molto non essere stati invitati all’incontro –ci dice Antonio Guido- neanche la Federalberghi, a che mi risulta, è stata invitata a partecipare”. Le stesse parole ci vengono dette dal Simon Hotel. “Non sapevamo nulla – ci dice il direttore Mario Sante Belli- sicuramente avremmo espresso le nostre motivazioni in quella sede”. Le commissarie avrebbero incassato da loro sicuramente due no categorici. Ma, per carità, la legge non impone che l’ascolto vincoli poi la scelta politica. Potevano essere tutti no sul tavolo e le commissarie comunque avrebbero potuto approvare l’istituzione della tassa di soggiorno. Per cui sarà stata una dimenticanza. Ma è stata persa l’occasione per rendere utile l’incontro. Utile a capire se veramente questo territorio può permettersi un’imposta del genere.

APRILIA E’ UNA CITTA’ A VOCAZIONE TURISTICA?

Almeno a sentire le carte sì. A sentire gli operatori un po’ meno. È vero che ha alcuni siti archeologici, naturalistici e storici ma, come tutte le realtà limitrofe, è fagocitata dal turismo di Roma. Partiamo dalle carte. La vocazione turistica di Aprilia venne “scoperta” nel 2002. Con delibera della giunta regionale, all’epoca la guidava Storace, del 8 marzo 2002 Aprilia insieme ad altri comuni della provincia di Latina (tra questi veramente turistici quali Sabaudia, Formia, San Felice ecc.) veniva dichiarata città turistica. Il motivo era più banale: permettere alle attività commerciali di aprire 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Infatti da allora, Aprilia avviò la sua grande espansione nel settore dei grandi centri commerciali. La giunta comunale guidata da Luigi Meddi con delibera n.347 del 25 giugno 2003 ne recepiva il senso e dichiarava Aprilia città turistica per le sue manifestazioni (Aprilia Estate, Carnevale, festa dell’Uva e del Vino ecc.) e per la sua storia (gli insediamenti preromani e romani, le oasi naturalistiche e Carano-Garibaldi con la tomba e il casale di Menotti, primogenito dell’eroe dei due mondi). Sono passati 23 anni e basta dare un’occhiata alle manifestazioni storiche per le quali si giustificava il carattere turistico della città: oggi non ci sono più o sono ridotte a poca cosa. l’Aprilia Estate si limita alla proiezione di qualche film nei parchi cittadini, sul Carnevale credo non serva scrivere ancora, la festa dell’Uva e del Vino che fece arrivare in città il fior fiore degli chef come Vissani, si è ridotta a un pomeriggio tra ciambelle e vino dietro la piazzetta delle Erbe. Perché, sempre parlando di scelte politiche e non tecniche, se si vuole puntare sulla tassa di soggiorno, bisognerebbe investire un pochino di più sul turismo. È vero che ci sono siti archeologici com’è anche vero che, nonostante i grandi progetti di riqualificazione che ogni tanto qualche solerte amministrazione precedente faceva uscire dal cilindro, non si è fatto praticamente nulla. Neanche si è tentato di copiare la vicina Ardea che negli ultimi anni, ha veramente investito sulla sua storia e sulla sua cultura, creando percorsi, valorizzando al meglio che poteva i luoghi della sua memoria.

“UNA FOLLIA ISTITUIRE LA TASSA DI SOGGIORNO AD APRILIA. MI RAMMARICO PERCHE’ NON E’ LA POLITICA”

“Attualmente –ci dice Mario Sante Belli del Simon Hotel- facciamo fatica a riempire le stanze della struttura apriliana. Un giorno sì e l’altro no, mi chiamano anche i direttori di altri alberghi del territorio per chiedermi se posso prenderli in gestione. Lei capisce che ad Aprilia non c’è spazio per sostenere la tassa di soggiorno. La maggior parte della clientela ci viene tramite le agenzie che preferiscono andare e tornare ogni giorno per e da Roma, piuttosto che rimanere a pernottare lì. E questo vuole sapere perché? Perché ad Aprilia non c’era la tassa di soggiorno e a Roma si arriva a pagare anche 7 euro a notte. In queste condizioni è una vera e propria follia istituire una tassa di soggiorno ad Aprilia. E lei sa perché mi rammarico? Vede a Pomezia c’è la tassa di soggiorno e nessuno ha mai investito nulla sul turismo, o anche solo per rendere più efficiente la segnaletica stradale. Ma a Pomezia l’ha fatta la politica e sappiamo bene, la politica può anche sbagliare. Ad Aprilia, però, c’è lo Stato”.

“CI HANNO CHIAMATO DIVERSE AGENZIE PER DISDIRE. LA PAGHERO’ IO”

Sulla stessa posizione è anche Antonio Guido, direttore dell’Enea Hotel. Albergo a 4 stelle ormai storico che per primo ha investito su Aprilia a livelli qualitativi. Erano proprio gli anni 2000, quando la famiglia Mengozzi rigenerò un rudere nell’area Caffarelli, una delle zone industriali della città, e lo trasformò in un elegante hotel a quattro stelle. La scommessa, che seguiva quella di Pomezia, riuscì. “E’ proprio necessario istituire questa ulteriore tassa che allontanerebbe sempre di più anche quei potenziali tour operator, che già con gran fatica riusciamo a portare nei nostri alberghi? – ci dice Antonio Guido- Parliamo di numeri consistenti che non avrebbero motivo alcuno di arrivare fino ad Aprilia, se non con l’operoso lavoro che giorno dopo giorno ci impegniamo a svolgere noi albergatori per convincere centinaia di turisti a lasciare Roma (… e fare la Pontina) riservando loro tariffe più vantaggiose per venire sul nostro territorio?”. “Guardi a me hanno già chiamato diverse agenzie –ci continua Mario Sante Belli- per chiedere notizie e qualcuna anche per disdire. Le confesso che sto valutando l’ipotesi di pagarla io direttamente piuttosto che gravare sulla clientela”.

GLI INDUSTRIALI? “DAL COVID LAVORANO TUTTI DA CASA”

Nella conferenza di fine anno, le commissarie avevano giustificato l’intervento non per la vocazione turistica del territorio ma per la grande realtà industriale presente, specie quella farmaceutica. Imprenditori, agenti, consulenti insomma che lavorano presso le aziende e che hanno bisogno di strutture ricettive per appoggiarsi. Ma pare che non sia più così, o almeno non lo sia dai tempi del Covid. “Il covid –ci continua Belli- ha cambiato il modo di lavorare anche nelle grandi realtà industriali. Noi lo vediamo bene qui a Pomezia. Ormai è venuta meno la presenza di uomini legati alle industrie del territorio nelle strutture ricettive perché le grandi aziende li fanno lavorare da casa. C’è anche un risparmio da parte dell’azienda. Quindi anche ad Aprilia è la stessa cosa. Non c’è una presenza di industriali che affollano le strutture ricettive come avveniva prima”.