MENOTTI GARIBALDI NEL 115° DELLA MORTE

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Nel suo nome fu sottoscritto il gemellaggio con la città di nascita e rinominato Carano in Carano – Garibaldi

La cronaca del decesso e del corteo funebre da Roma a Carano dai giornali dell’epoca

 

di Gianfranco Compagno

“Chiamiamolo Carano Garibaldi! Questo era il toponimo della località alla nascita di Aprilia. Menotti Garibaldi uno degli uomini più illustri artefici dell’Unità d’Italia, riposa da novantadue anni nel territorio della nostra città, nella tomba di famiglia sita nella tenuta di Carano. Personaggio illustre, a torto, più conosciuto per essere stato il figlio primogenito, del più famoso padre Giuseppe, eroe dei due mondi, che per le sue gesta patriottiche prima, uomo politico e bonificatore dopo. Unico riconoscimento che la città gli ha attribuito, è stata opera di Filiberto Cavallini, primo preside della scuola media unificata”. Questo l’incipit del mio primo articolo (dicembre 1995) dedicato alla figura di Menotti Garibaldi, personaggio praticamente ignorato, sino a quel momento, dall’Amministrazione comunale di Aprilia e dalla comunità apriliana. Precedentemente, nello stesso anno arrivò la proposta della scrittrice brasiliana Elma Sant’Ana, latrice di una lettera del prefeito (sindaco) di Mostardas Daltro Martins Saraiva al sindaco di Aprilia Gianni Cosmi per realizzare il gemellaggio tra la città del sud del Brasile, dove Menotti Garibaldi era nato nel 1840 e Aprilia dove è sepolto dal 1903 (33 anni prima che la città fosse fondata), fino ad allora Carano era comune di Roma. L’iniziativa di Elma Sant’Ana, anche grazie al supporto dei concittadini Calogero Rinaldi e Domenico Di Stefano, portò alla sottoscrizione il gemellaggio tra i rappresentanti delle due città in aula consiliare il 26 aprile 1996.

CARANO GARIBALDI

Grazie alla mia proposta, sostenuta dalla signora Maria Stefania Ravizza Garibaldi, pronipote di Menotti, che avevo conosciuto e incontrato nella sua casa romana solo il mese prima, di cui mi onoro di essere stato contraccambiato della sua stima e fiducia per 20 anni (deceduta il 5.11.1995), portò alla delibera di giunta numero 187 del 20 marzo 1997 avente per oggetto: “Ridenominazione della località Carano in Carano Garibaldi”. Nella narrativa della delibera si legge tra l’altro: “…Tenuto conto che la località Carano già era denominata “Carano Garibaldi” all’epoca della fondazione di Aprilia, così come risulta da pubblicazioni e notizie storiche…”. La cerimonia ufficiale si tenne domenica 8 giugno 1997, in quell’occasione si celebrò anche il primo anno di gemellaggio, per l’occasione era presente Teresita Garibaldi (su mio invito e pressante sollecitazione), nipote di Menotti e ovviamente la padrona di casa Maria Stefania Ravizza Garibaldi (pronipote). Il 1996, anno del gemellaggio, venne ripresa un’antica tradizione, il 22 agosto si celebrava l’anniversario della morte di Menotti Garibaldi, con una cerimonia con un taglio laico, con la presenza in forma ufficiale dell’amministrazione comunale di Aprilia. Per la morte di Menotti Garibaldi non ci fu nessuna cerimonia religiosa, fu scomunicato, per aver preso in enfiteusi la tenuta di Carano (9.12.1874 notaio Fratocchi), proprietà del capitolo di San Pietro, ma per un laico come lui quello non fu un grande problema, il problema vero era la persecuzione fiscale che dovette subire. Sempre in quell’articolo del 1995 raccontai la cronaca della morte e del funerale da Roma a Carano, tratto dai giornali dell’epoca, che ripropongo di seguito

LA MORTE DI MENOTTI GARIBALDI

L’ Avanti, quotidiano socialista, molto vicino alla famiglia Garibaldi, nell’ edizione di lunedì 24 agosto 1903 così scriveva: ” Egli morì alle 5,55 pomeridiane (di sabato 22 agosto n.d.r.) assistito dalla consorte, dai cognati Maruca e Bidischini, dal colonnello Coriolato e dai dottori Nazzari e Baliva. La morte avvenne dolcemente e quasi insensibilmente, Menotti ebbe uno sprazzo di percezione alle 5,50, poi si assopì e si spense. La morte sopraggiunse nella sua casa romana di piazza Vittorio Emanuele, civico 110, sabato 22 agosto 1903. La mattina del 14 agosto, a Carano si affaticò e sudò molto nell’ eseguire il lavoro su varie pompe per il prosciugamento di acque stagnanti, si sentì male, la febbre era alta ritornò a Roma e si mise a letto, non si alzò più. Aveva contratto la malaria.

I FUNERALI

I funerali furono di stato, la folla occupava tutta piazza Vittorio, innumerevoli le autorità, e i rappresentanti delle varie associazioni provenienti da tutta Italia. Alle diciassette precise, il colonnello Elia varca il portone al numero 110 di piazza Vittorio, portando con se il berretto, la sciabola e la camicia rossa di Menotti, seguito da otto garibaldini che trasportavano la bara, la quale fu collocata su un affusto di cannone trainato da sette cavalli, montati da soldati di artiglieria. Sulla bara furono sistemate le corone del re Vittorio Emanuele e della Repubblica Francese. Il corteo funebre fece un lungo percorso nel quartiere umbertino per arrivare a porta San Giovanni, dove si tenne l’ orazione funebre. A nome del governo parlò il ministro degli esteri ammiraglio Morin. La salma non fu portata in chiesa. Alle venti e trenta di mercoledì 25 agosto, il corteo funebre, in forma privata, mosse da porta San Giovanni dopo quattro ore arrivò ad Albano.

GABRIELE D’ ANNUNZIO

La mattina seguente, dopo che i sindaci e le popolazioni dei castelli romani resero omaggio al generale, il corteo mosse per Cecchina, ad attenderlo nei pressi della stazione, c’ era un uomo a cavallo con un ramo di quercia in mano, partito la sera precedenti da Anzio. Avvicinatosi depose il ramo sulla bara poi al galoppo si diresse verso Carano. Quell’ uomo era Gabriele D’ Annunzio.

LA TUMULAZIONE

Nella sua Carano , Menotti arrivò alle tredici precise, ad attenderlo c’era un gruppo di butteri in rappresentanza dei proprietari dei fondi limitrofi e le rappresentanze comunali dei dintorni. La bara, trasportata da otto persone tra cui Gabriele D’ Annunzio, percorse il viale e fu depositata nel mezzo del mausoleo, dove già riposava il figlio Beppino. Fu lo stesso Gabriele D’ Annunzio a pronunciare l’ orazione funebre con un bel discorso, il cui testo è affisso all’ interno della tomba. La tumulazione avvenne nel pomeriggio di mercoledì 26 agosto 1903, da allora riposa nella sua Carano, da lui bonificata, e per questo morì. È doveroso per l’ Amministrazione comunale di Aprilia, rendere il dovuto omaggio, al più illustre personaggio che riposa nel territorio di Aprilia, denominando quella località: “Carano-Garibaldi”. Cosa che avvenne, come, detto il 20 marzo 1997. (Foto archivio Gianfranco Compagno)