LA PROVINCIA DI LATINA DICE NO ALLA DISCARICA DI COLLI DEL SOLE

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Secondo l’ente di via Costa non sarebbe un deposito di rifiuti innocui e non rientra nella programmazione dei sindaco                                                                                        LA PROVINCIA DI LATINA DICE NO ALLA DISCARICA DI COLLI DEL SOLE

 

Approvati gli emendamenti al piano provinciale dei rifiuti: inserita la variante di recupero dei nuclei spontanei. De Maio: “dopo il no tecnico, manteniamo la mozione che sarà votata nel prossimo consiglio provinciale per un no anche politico”

di Riccardo Toffoli

“Non è una deposito di rifiuti innocui”. Il parere della provincia sulla proposta di discarica a Colli del Sole è negativa. Per l’ente di via Costa infatti, la proposta non solo non è un “deposito di rifiuti innocui” ma non è nemmeno frutto di una programmazione degli enti locali, così come prevede la legge. Doccia fredda, quindi per il progetto di discarica di Ecosicura. Inoltre la provincia di Latina bacchetta i sindaci: “se fosse stato già approvato il piano provinciale dei rifiuti, il territorio sarebbe maggiormente tutelato”. I sindaci si sono riuniti il 23 febbraio approvando un emendamento unico e liquidandolo in maniera definitiva. Nel documento la Provincia di Latina fa rilevare che “le definizioni “residui innocui” e “deposito residui” “non trovano alcun riscontro in quelle contenute nei DD. lgs. 152/2006 e 36/2003, pertanto non qualificano immediatamente l’oggetto dell’istanza. Dall’esame della documentazione si evince che trattasi di una discarica per rifiuti non pericolosi, ai sensi del D.lgs. 36/2003 art.2 lett. g), e per tale questa Provincia ha proceduto all’istruttoria.” E aggiunge: “risulta confusa l’impostazione del procedimento da parte di codesto Ente, che cita in oggetto l’avvio di una istanza VIA e nel testo della nota stessa, richiama l’art.27 bis del D.lgs. 152/2006, sebbene le tempistiche di trasmissione degli atti non rispondano a quelli stabiliti dallo stesso articolo. Comunque questa Provincia ha proceduto all’istruttoria secondo l’art. 27 bis, valutando che dalla lettura dello stesso emerge che non ci sia la facoltà di procedere a svolgere i due procedimenti VIA e AIA separatamente”. La Provincia di Latina ha dato, quindi, alla richiesta un responso negativo, in quanto carente di documentazione oltre a porsi dubbi sulla legittimità della domanda. L’Ente di Via Costa, non esclude poi che ci sia conflittualità con il Piano Provinciale per lo smaltimento dei Rifiuti e la stessa Disciplina della gestione dei rifiuti della Regione Lazio ai sensi della L.R. n. 27/98. ” La Provincia di Latina, – ribadisce, infatti, il documento del Settore Ecologia e Ambiente della Provincia di Latina- ai sensi della L.R.n.38/95, con deliberazione del Consiglio Provinciale n°71, assunta in data 30.09.1997, ha adottato il Piano Provinciale di smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili. Il suddetto piano, oltre a contenere l’analisi e studi del contesto ambientale e del bacino di utenza della Provincia, relaziona circa il fabbisogno dello smaltimento, nonché sulla realizzazione di un sistema integrato per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, al contempo, individuando le aree idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti. La Regione Lazio, con un successivo intervento normativo, L.R. n° 27 del 09.07.1998, recante la “Disciplina della gestione dei rifiuti”, ha provveduto alla riformulazione della normativa in materia . Il Consiglio Regionale con delibera 10.07.2002 n.112, approvava, in ossequio alla su richiamata L.R. n.27/98, il Piano per la gestione dei rifiuti a valenza regionale, con il quale individuava le unità territoriali omogenee, coincidenti con i confini provinciali, quale base per il dimensionamento dei sistemi di recupero e smaltimento dei rifiuti, in applicazione di quanto previsto dagli articoli 20 e 23 del D.Lgs.n.22/97. Il Piano, articolato in varie fasi ai fini dell’attuazione, assegnava validità alle proprie previsioni impiantistiche sino a tutto il 2015. Il Consiglio Regionale con la deliberazione del 18 gennaio 2012, n. 14 approvava il piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio ai sensi dell’articolo 7, comma 1 della legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 (Disciplina regionale della Gestione dei Rifiuti). Il suddetto piano individuava tra l’altro gli impianti che dovevano ricevere i flussi di rifiuti urbani indifferenziati, che come noto sono gestiti in privativa dai Comuni, mentre le frazioni raccolte in modo differenziato erano destinate al libero mercato. Pertanto costituivano, oggetto di specifica attività di pianificazione, le fasi della gestione dei rifiuti che riguardavano la produzione e la raccolta dei rifiuti urbani, il trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani indifferenziati nonché lo smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e per i quali vige un principio di autosufficienza di ambito territoriale ottimale. Con riferimento alle discariche ove vengono conferiti gli scarti da trattamento meccanico-biologico e da termovalorizzazione. Il Piano descriveva la situazione attuale della produzione di rifiuti e il relativo fabbisogno di impianti il tutto posto in relazione agli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere a livello regionale secondo quanto disposto dall’articolo 205 del D.lgs. 152/2006. Delle altre fasi di gestione, in quanto rientranti nel ciclo dei rifiuti urbani, ancorché sottratte alla privativa. Il Piano contiene una fotografia dello stato esistente, della domanda di impianti e della situazione auspicabile con riferimento al principio di prossimità e di autosufficienza regionale. Il piano suddivide il territorio regionale in cinque ATO a servizio dei quali sono stati individuati gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti indifferenziati ai quali i Comuni devono conferire gli stessi. I comuni della Provincia di Latina sono stati suddivisi tra l’ATO Latina e l’ATO Frosinone”. Non manca poi da Via Costa l’appello ai sindaci, primi responsabili dell’ambiente e del territorio. “Il Piano smaltimento rifiuti provinciale è stato solo adottato, -dice la provincia- se fosse approvato definitivamente dall’Assemblea dei Sindaci l’intero territorio provinciale sarebbe maggiormente tutelato e salvaguardato da qualsiasi aggressione umana. E se tutela del territorio e ambiente ci sono state fino adesso, lo si deve anche alla capacità professionale e al senso di responsabilità degli uffici della Provincia di Latina”. A conclusione, si legge sempre nelle “Osservazioni” inviate alla Regione dalla Provincia di Latina: “Il Piano approvato con DCP 12/2016 deve concludere il processo amministrativo di approvazione definitiva per poi avviare la fase di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Sebbene le suddette pianificazioni della Regione Lazio e della Provincia risultino al momento non formalmente perfezionate, si ritiene che non è normativamente sostenibile, ai sensi del D.lgs. 152/2006, la possibilità di ammettere una istanza per la realizzazione di una discarica al di fuori della programmazione degli Enti territoriali. Infatti la normativa non prevede la possibilità di sottrarre iniziative in materia di rifiuti urbani alla pianificazione regionale e provinciale, in quanto la gestione di questi, è un servizio pubblico, concepito nella sua complessità (raccolta, trasporto, smaltimento, recupero) soggetto a disciplina pubblica specifica, basata su un progetto di pianificazione che ha per oggetto la gestione dei rifiuti urbani nel suo complesso, che deve rispondere ai principi di cui agli articoli196, 197,198, 199, 200, 201, 202 e 203 del D.lgs.152/2006, dai quali discende, attraverso una lettura integrata dei vari disposti, una ben definita azione amministrativa degli Enti, ognuno per la parte di competenza, volta a raggiungere la gestione dei rifiuti in modo partecipato e con la massima ottimazione in modo da ridurre al minimo gli impatti ambientali, in un sistema economicamente sostenibile”. Quindi la motivazione finale: “La proposta progettuale avanzata da un soggetto privato, concernente la realizzazione di una discarica a servizio degli impianti di trattamento dei rifiuti di tutta la Regione, non trova nessuna collocazione all’interno della visione pianificatoria del Lazio nonché della Provincia di Latina.

 

LA CONFERENZA DEI SINDACI SUL PIANO PROVINCIALE DEI RIFIUTI: UN EMENDAMENTO UNICO PER TUTELARE DI PIU’ IL TERRITORIO

La conferenza dei sindaci ha approvato un emendamento unico al piano provinciale dei rifiuti, redatto dalla provincia nel 2016. Gli emendamenti sono stati presentati dai Comuni di Latina (otto), Aprilia (tre) e Cori (uno), emendamenti che poi sono confluiti in un unico emendamento approvato all’unanimità dall’Assemblea. Riguardano essenzialmente il numero e la tipologia degli impianti (saranno privilegiati nuovi impianti di proprietà pubblica), la determinazione di un ristoro per le comunità che li ospiteranno e l’esclusione dei siti non ancora bonificati, oltre alla salvaguardia dei territori interessati da eccellenze agricole, sorgenti e usi civici. Per Aprilia è stata inserita la variante di recupero dei nuclei spontanei. “Questo è importantissimo –ci ha riferito il consigliere provinciale, capogruppo di Forum Pasquale De Maio- perché non era pensabile che nel piano dei rifiuti non si tenesse conto della variante di recupero che ha portato nuovi nuclei spontanei ad essere riconosciuti. E’ una maggiore tutela per il territorio”. E’ stata decisa anche una tempistica molto stringente per completare il Piano stesso al fine di trasferirlo prima possibile alla Regione per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Una volta integrato con gli emendamenti il nuovo Piano dovrà essere approvato prima dal Consiglio Provinciale e poi definitivamente dall’Assemblea dei Sindaci. Il tutto dovrebbe concludersi entro la metà del prossimo mese di aprile. “Il Piano Provinciale dei Rifiuti della Provincia di Latina -dicono dal Pd Vincenzo Giovannini, Monica Tomassetti e Alessandro Mammucari- pone argini conto le ipotesi di sfruttamento del nostro territorio da parte di amministrazioni, in primis quella di Roma guidata dai Cinque Stelle, attraverso la realizzazione di discariche di servizio. Oggi, grazie a quell’atto adottato con coraggio anni fa si possono porre le basi per respingere anche la nuova richiesta di realizzazione della discarica in località Casalazzara che non rientra tra le aree idonee per la realizzazione di un impianto di smaltimento chiarendo ancor di più l’importanza della programmazione istituzionale ai fini della chiusura del ciclo dei rifiuti nella nostra regione. Sempre più evidente l’importanza per la nostra città della delibera provinciale che se da un lato è stata alla base dei pareri negativi che i vari enti hanno potuto esprimere in sede di conferenza dei servizi, dall’altro pone le basi per evitare che in futuro si possano verificare eventi come quelli che nel corso della scorsa settimana hanno visto l’intero territorio pontino essere sotto ricatto del privato che inspiegabilmente ha chiuso i suoi cancelli dando il là ad una vera e propria crisi ambientale. La delibera provinciale pone le basi per una gestione pubblica dell’intero ciclo dei rifiuti evitando le mega concessioni a soggetti privati e individua un specifico ruolo agli enti pubblici anche per quanto riguarda la fase finale del processo”. “In merito all’approvazione del piano provinciale dei rifiuti, -fanno sapere da Aprilia Civica per Terra sindaco- il Partito Democratico non dice la verità, arrogandosi la paternità di qualcosa fatto dall’amministrazione Civica. Il piano approvato anni fa, di cui tanto si vantano, non tutelava a sufficienza il territorio di Aprilia lasciando aperte tutte le problematiche che in questi mesi si sono palesate con ben due richieste di discariche sul nostro territorio. Nel dettaglio il piano dei rifiuti, non contemplava la variante dei nuclei abusivi deliberata dalla nostra amministrazione nel 2013 e che ora grazie all’emendamento presentato nell’ultimo incontro dei sindaci sarà recepito ed integrato nello stesso”. Rimane in piedi la mozione contro il progetto di discarica di Ecosicura che comunque, sarà discussa nel prossimo Consiglio provinciale. “E’ un modo –ci dice sempre De Maio- per avvalorare una contrarietà già espressa dai tecnici. E’ un no che ha valore politico”.