INTERVENTO DEL CANDIDATO SINDACO PORCELLI SULL’INSEDIAMENTO DI UN MEGASTORE DELL’EDILIZIA

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Ho sempre messo in evidenza come questioni importanti che riguardano la crescita di Aprilia, vengono affrontati in maniera superficiale, così è accaduto per l’individuazione dei criteri di riconoscimento del pubblico interesse. Temi che avrebbero meritato maggiori approfondimenti, liquidati come atti dovuti che la legge impone in virtù di decreti che “sbloccano” lo sviluppo, oppure «E’ la Regione che ce lo chiede» (ma la Regione non chiede nulla, la Regione semmai articola, mentre al consiglio comunale è stato chiesto di approvare una delibera che ha stabilito in maniera poco chiara quali sono i criteri di pubblica utilità).                                                                                                      Oggi siamo al paradosso che un centro commerciale è un luogo di interesse pubblico perché crea opportunità di lavoro, aggiungerei per pochi eletti e con prospettive a medio termine, non rosee vista la sofferenza in cui versano altre attività similari sul territorio. Tutto questo mentre le attività commerciali del centro storico rischiano di chiudere perché il cuore della città non pulsa più, occasioni di lavoro perdute per piccoli commercianti e imprenditori di Aprilia che in questa città hanno creduto ed investito. L’interesse di pochi, invece, prevale sempre sull’interesse dei tanti e non si ha il coraggio di osare e cambiare pagina, se non attraverso scontati slogan.                                                                                              I vecchi spazi comuni, concepiti trenta o quaranta anni fa nello spirito delle case operaie, si sono trasformati – nella interpretazione che l’ex assessore all’Urbanistica Gabriele e il sindaco Terra hanno dato al concetto di interesse pubblico – in centri commerciali. La mentalità di chi ci ha amministrato, non è poi molto diversa da chi è venuto prima, e oggi c’è chi vorrebbe disegnare il futuro, ma con una matita spuntata.                                      La notizia della liberatoria definitiva all’insediamento di un megastore dell’edilizia – attività che metterà in ginocchio le tante piccole e medie realtà che operano nel settore – è stata servita come un permesso convenzionato, corsia veloce per coloro che volevano investire e che volevano evitare lunghi gli iter urbanistici, ma dietro si nascondevano progetti che miravano a sacrificare altre aree pubbliche destinate a servizi. Quello che vorrei fosse chiaro è che oggi il territorio è saturo di traffico, inquinamento e disaffezione per non parlare dei troppi cadaveri edilizi. Siamo sempre stati dell’idea che una variazione di destinazione uso costituiva una variante al piano regolatore e che come tale necessitava di ciò che prevede il testo unico dell’ambiente (decreto legislativo 152, 03.04.06) cioè l’assoggettabilità alla Vas.                                                                                              Le delibere per il riordino approvate negli ultimi otto anni (che nel solo centro prevedono interventi nel quartier Montarelli e Area industriale Caffarelli, edifici produttivi dismessi stazione, l’ambito cimitero, l’ambito isolante fatiscente via Mascagni, via Tiberio, Campoleone, Campoverde e Campo di Carne) hanno riguardato anche il cambio di destinazione d’uso dei cinque comparti sulla Pontina, che sorgono intorno alla ex Ghira, la cui destinazione è mutata da artigianale a commerciale – residenziale. Parliamo di riqualificazione di aree ex industriali, pensiamo agli interventi ipotizzati alla Caffarelli ad esempio, ma non sappiamo se in quelle aree c’è inquinamento. E’ stata mai fatta una indagine sul livello di contaminazione ed alterazione di luoghi dove hanno operato industrie?  No e ciò che più è grave è che stabiliamo in assenza di verifiche specifiche, di andarci a realizzare case, centri commerciali, spazi ricreativi. Parliamo di insediamenti per la grande distribuzione in assenza di business plan, di piani di sviluppo che analizzano attraverso indagini di mercato serie le prospettive di lavoro per queste attività. Perché non andiamo ad arricchire il territorio ma lo andiamo probabilmente ad impoverire.  Chi lo ha detto che facendo un centro commerciale nella ex Ghira arricchiremo di più il territorio che non facendo altro? Non ci vuole tanto per capire che delocalizzando il traffico, aumentando gli spazi per la grande distribuzione sulle grandi arterie, uccidiamo le piccole attività del centro.