ALEA IACTA EST” E L’ ITALIA ESULTA PER LA LIBERAZIONE DI DEBORAH

 

Il Procuratore Capo, Francesco Menditto, è convinto si sia trattato di legittima difesa. Probabilmente l’archiviazione . Deborah, una ragazza triste, una ragazza di soli diciannove anni, bella, intelligente, profondamente studiosa, una ragazza a cui la vita ha però sottratto il sorriso. Studia al liceo artistico Deborah, vince persino le selezioni per le olimpiadi di filosofia. Si avvicina al mondo dell’arte Deborah, probabilmente alla ricerca di quella bellezza che nella sua vita da sempre non riesce a vedere, si accosta ai testi filosofici, per cercare forse il senso di quella sua dolorosa condizione. Sogna questa ragazza, sogna un giorno di poter finalmente vedere la sua vita cambiare, di poter voltar pagina, di poter fuggire via. Poi c’è Lorenzo, il papà, un ex pugile. Da quando suo padre è venuto a mancare, Lorenzo sembra aver perduto il senno. Beve, si droga, picchia la moglie ogni giorno, obbligandola ad avere rapporti sessuali con lui. La donna accetta, per paura che un suo rifiuto possa pregiudicare la figlia. Ha la schiena piena di lividi Antonia, prende botte da quando Deborah era neonata. Lorenzo ha precedenti penali, è stato in carcere ed una volta fuori, qualcosa in lui sembrava esser cambiato. Ma la pace dura poco. I vicini le botte le sentono, sentono le urla di paura, sia della madre che della figlia ma quelli a cui silenziosamente assistono sono “affari di famiglia” perché l’omertà non è, come spesso si vocifera, figlia esclusiva del Sud ma è figlia legittima di ogni forma di ignoranza mentale, l’omertà disconosce luogo, razza persino religione. Nessuno avvisa mai i carabinieri, nessuno ha mai il coraggio di prendere quell’uomo, che troppo spesso non si regge neanche in piedi, gonfio di birra dalla sera al mattino e di metterlo con le spalle al muro. Lorenzo è un ex pugile e saprebbe senz’altro come difendersi. Lorenzo ha fatto molti errori nella sua vita ma uno, gli si è purtroppo rivoltato contro, segnando la sua fine. Lorenzo ha insegnato alla figlia la boxe, gli ha insegnato cosa significa avere coraggio. Quel giorno, lui rientra a casa ubriaco. I suoi occhi sono rossi e Deborah capisce che ha assunto cocaina. Picchia subito la moglie, poi una zia che si trovava in casa per assistere l’anziana nonna. Le donne trovano il modo di lasciare la casa ma Deborah prima di farlo, prende uno dei cinque coltelli che appartenevano al nonno e lo infila in una tasca. Le donne sono fuori ma lui si affaccia al balcone, chiede alla moglie di rientrare, poi non contento, scende nell’androne, la strattona per i capelli, mette le sue mani addosso persino alla sua stessa madre, un’anziana non vedente. A questo punto la moglie interviene, tenta di dargli uno schiaffo ma è un attimo. Lorenzo lo schiva e la stringe per il collo immobilizzandola. Deborah gli assesta dei pugni nel vano tentativo di liberare la madre ma lui non molla la presa, ha gli occhi infuocati dalla rabbia. La ragazza, in quel momento realizza che se non sarà lei a fermarlo, sarà sua madre a morire. E’ un attimo, un solo attimo. Deborah punta il coltello che aveva in tasca dritto sotto il mento del padre, lo scopo era quello di mettergli paura e fargli abbandonare la presa, racconterà, ma lui si muove ed il coltello si infila proprio sotto l’orecchio. Il padre cade a terra in una pozza di sangue. La ragazza gli chiede disperatamente di non morire, è la figlia a chiedergli paradossalmente scusa, urlandogli che gli vuole bene, che il suo non è stato assolutamente un gesto voluto. Ed il suo urlo di dolore, deve aver toccato il cuore del Procuratore Capo di Tivoli, Francesco Menditto, che propende subito per la legittima difesa. Debora ha ucciso il padre per difendere la sua stessa madre, affermerà infatti, riconoscendole quelle attenuanti che molto probabilmente porteranno il caso all’archiviazione. E noi da ieri, giorno in cui Deborah è stata finalmente liberata, siamo tutti più contenti, contenti di poter credere ancora che nel nostro paese qualcosa possa davvero cambiare, che la giustizia nelle aule dei tribunali, possa finalmente regnare. La legittima difesa, qualcosa su cui si discuterà probabilmente ancora a lungo nel nostro travagliato paese ma che oggi, rende una ragazza finalmente libera. Libera di poter cominciare a sognare.