Ad Aprilia un letto al caldo per i senzatetto Inizia la ricerca delle immagini di Fabio, un clochard della stazione Termini che fu ospite alla Corrida di Corrado.


I suoi auguri per un Buon 2019 e un po’ della sua storia in un video.

 

di Rita Chessa

Stazione Termini di Roma. Mi avvicino ad un clochard: ha gli occhi vivi, i capelli argentati dal tempo, ma conserva bei lineamenti; avrà circa 50 anni. Gli porgo un panino. Inizia spontaneamente a raccontarmi la sua storia: “Sono Fabio e giorni fa mi hanno rubato la chitarra. Io sono bravo con la chitarra, pensa che una volta sono stato anche in Tv, alla Corrida di Corrado, avevo 12 anni, suonavo il flamenco e vinsi una targa d’argento. Questa non è la mia vita, signora: la mia famiglia era ricca, mio padre era proprietario di una discoteca di Firenze, mio nonno viveva vicino il Lago di Como, la mattina gli lavavo la macchina e mi dava sempre 100.000 lire, poi abbiamo perso tutto, i miei sono morti.” I suoi occhi si fanno assenti, commossi.

Intorno a me è tutto un brulicare di gente, negozi griffati, luci per attirare i passanti al consumo, è nauseante. “Puoi finire male da un momento all’altro”, questo è quello che più mi colpisce delle loro storie. Lo sguardo di Amir, amico di Fabio, mi spezza il cuore. Mi chiede timidamente uno dei panini che avevo portato agli altri, è giovanissimo e parla italiano perfetto. Qualcosa mi si lacera dentro. Da Termini prendo il treno direzione Aprilia. Dalla stazione di Aprilia a viale Europa 7 sono 20 minuti. Fa un freddo cane. Penso a quanto sia terribile per loro. Non sono infrequenti ogni anno, gli eventi di persone morte a causa dalle temperature gelide durante l’inverno, per rifiuto o per insufficiente disponibilità di posti-letto nei centri di accoglienza, e per la mancanza di beni primari poco costosi e facilmente reperibili, come un kit di sopravvivenza ed una coperta termica. Accelero il passo: per una donna da sola in tarda serata non è molto sicuro. Arrivo finalmente a destinazione: il dormitorio per i senzatetto.

Inaugurato il 17 dicembre in vista dell’emergenza freddo, con la presenza del sindaco Antonio Terra, dell’assessore alle Politiche Sociali Francesca Barbaliscia, l’assessore con delega alla Protezione Civile Gianfranco Caracciolo, il consigliere Federico Cola.

Vi possono essere accolti, dalle 19 alle 21 di ogni sera, una ventina di ospiti che possono usufruire oltre che delle docce, anche di un pasto caldo grazie ai volontari delle tre associazioni di Protezione Civile di Aprilia: Alfa, C.B. Rondine e Associazione Nazionale Carabinieri; la Croce Rossa Italiana Comitato di Aprilia, la Caritas, il Centro Solidarietà San Benedetto, l’associazione AGPHA e l’associazione Principe Eventi N.P.M.

Mi accoglie Antonio di Ruocco, un addetto alla sicurezza diventato, negli anni, punto di riferimento per questi uomini: è volontario da circa 4 anni della Principe Eventi N.P.M. che si alternano per mandare avanti quel luogo. Ci tiene a sottolineare che non vuole avere maggiore visibilità rispetto alle altre persone delle Associazioni, coinvolte perché quello che si sta facendo all’interno della struttura è un lavoro di gruppo, un merito condiviso. Mi racconta che in questo posto arrivano persone di ogni nazionalità, ma si tratta soprattutto di italiani, indiani, rumeni, tunisini. Gente che durante il giorno magari lavora la terra di qualche campo vicino, anziani abbandonati dai figli, padri che con la crisi sono rimasti senza lavoro e con il divorzio hanno perduto anche la casa. “Le persone che vengono qui non hanno scelto di vivere per strada come alcuni clochard che per convincimenti personali antimaterialistici rifiutano la società dei consumi. Chi viene qui non sa dove andare e sa che deve rispettare regole, orari. Se non bastano i posti letto a volte ci appoggiamo alle Chiese locali. Durante la sera di Capodanno ci sono delicati equilibri da gestire: si tratta di persone che vivono lontano dalle loro famiglie, spesso non hanno molta voglia di festeggiare.”

Si tratta di una iniziativa per contrastare la povertà possibile grazie all’impegno del Comune, della rete di Associazioni e della Polizia locale che ha la sede proprio davanti il dormitorio.

Dentro la testa, durante il viaggio di ritorno mi ritorna in mente questo pezzo della canzone “Uomini Persi” di Claudio Baglioni:

“Anche chi dorme in un angolo pulcioso, coperto dai giornali, le mani a cuscino, ha avuto un letto bianco da scalare, le luci accese dalla stanza accanto.”

Arrivo a casa, nella mia tiepida casa. Ho un letto, un tetto, una vita privilegiata. Non riesco a dormire: “Poi abbiamo perso tutto…” e gli occhi di Fabio e quelli di Amir mi parlano ancora.

Cercherò le registrazioni della Corrida con Fabio che, a 12 anni, ritira la targa d’argento per il suo talento. E proverò ad addormentarmi immaginando per lui un’altra vita, dove è riuscito a fare della sua arte un mestiere.

Intanto Augura a tutti noi un Buon Anno Nuovo.